Il gravel ha ormai superato da tempo l’idea di essere semplicemente una bicicletta da utilizzare sulle strade bianche. La categoria si è evoluta rapidamente e oggi comprende interpretazioni molto diverse tra loro.
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Lo abbiamo sempre considerato come attività “lenta”, cicloturistica, ma nel tempo è diventato anche qualcosa di più che è andato oltre, pur non rinnegando lo spirito iniziale.
Ora, quindi, abbiamo da una parte il bike packing, che utilizza la stessa filosofia di bicicletta per viaggiare, esplorare e affrontare percorsi anche molto lunghi. Dall’altra c’è il Gravel Race, sempre più orientato alla prestazione e alla competizione.
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Sono due mondi che convivono e che, in qualche modo, spiegano anche il successo che il gravel sta ottenendo tra chi pedala, sia tra chi inizia che per tra chi proviene da altre interpretazioni della bicicletta.

Abbiamo osservato da dentro il gravel race
Il nostro Maurizio Coccia è andato addirittura in Belgio a esplorare l’aspetto Race in occasione del Campionato europeo gravel. Un’esperienza significativa per chi, dopo una carriera nelle categorie agonistiche su strada, è tornato a confrontarsi con una competizione ad alto livello.
Il gravel agonistico ha infatti raggiunto standard importanti. I percorsi possono superare abbondantemente i 100 chilometri, il dislivello è significativo e le velocità rimangono elevate per buona parte della gara. Anche la guida assume un ruolo importante, perché oltre alla preparazione atletica bisogna saper gestire la bicicletta su fondi e situazioni differenti.
Ed è proprio questo uno degli aspetti interessanti del gravel: la possibilità di mettere insieme caratteristiche che fino a qualche anno fa appartenevano a categorie di biciclette ben distinte.

Modelli “da gara”
Una gravel equipaggiata per la gara, con ruote leggere e pneumatici adatti a scorrere velocemente, può avvicinarsi molto al comportamento di una bici da corsa. Allo stesso tempo, grazie a un passaggio ruota generoso e alla possibilità di utilizzare borse e allestimenti differenti, può diventare una bici adatta al viaggio e all’esplorazione.
Il mondo del bike packing rappresenta infatti l’altra faccia della disciplina. Qui non conta necessariamente arrivare primi, ma la possibilità di costruire un percorso, affrontarlo in autonomia e vivere la bicicletta come strumento per scoprire nuovi territori. Un approccio che porta a una partecipazione molto più eterogenea, con biciclette e livelli di preparazione anche molto differenti.

Il pensiero di Greg Van Avermaet
Nel video interviene anche Greg Van Avermaet, che racconta il suo rapporto con il gravel dopo la carriera professionistica su strada. Lo abbiamo trovato allo stand di Basso, che gli fornisce le biciclette, mentre armeggiava cercando di aggiustare una macchina del caffè.
Anche dal suo punto di vista emerge una caratteristica importante di questa disciplina: la possibilità di pedalare in contesti diversi, spesso lontano dal traffico, con un approccio che può essere competitivo ma anche semplicemente ricreativo.
È forse proprio questa capacità di adattarsi a esigenze differenti uno dei motivi della crescita del gravel. Una sola categoria riesce a mettere insieme agonismo, esplorazione, turismo e divertimento, lasciando al ciclista la possibilità di scegliere ogni volta quale interpretazione preferire.
Nel video approfondiamo queste due anime del gravel con Maurizio Coccia e Greg Van Avermaet, parlando di gare, sicurezza, tecnica, biciclette e del possibile rapporto tra la crescita del gravel e il futuro delle tradizionali gran fondo su strada.




























