Erano anni che non vedevo una fuga interpretata con un’intelligenza tattica del genere. Tarozzi, Villa e Tonelli sembravano tre corridori spacciati e invece sono riusciti ad avvicinarsi in maniera incredibile al traguardo grazie alla loro furbizia e a un sangue freddo davvero raro da vedere in corsa. Sono stati glaciali nel momento decisivo: hanno recitato, lasciando volutamente trasparire l’immagine di tre corridori ormai senza gambe. Il gruppo si avvicinava e loro non reagivano, non rilanciavano l’andatura, quasi accettando l’idea di essere ripresi. A un certo punto il plotone, accorgendosi di star rientrando troppo presto, ha rallentato per non annullare la fuga con troppo anticipo.
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Un capolavoro tattico
Ed è stato proprio lì che si è consumato il loro capolavoro tattico. Il gruppo ormai era convinto di avere davanti tre uomini stanchissimi, appesi a un filo, con un passo sempre più magro e lento. In realtà Tarozzi, Villa e Tonelli stavano semplicemente bluffando. Lo hanno dimostrato nel finale, quando hanno ricominciato a spingere davvero, riuscendo quasi a tenere il passo delle squadre dei velocisti lanciate verso la volata. È stato bellissimo vedere una gestione così lucida della corsa, così come è stato affascinante osservare il sangue freddo con cui si sono lasciati riavvicinare dal gruppo senza mai andare nel panico, trasmettendo volutamente la sensazione di essere ormai finiti.
Sembrava una partita a poker giocata alla perfezione, un bluff portato avanti fino all’ultimo metro. Per questo è stato un peccato vederli ripresi a seicento metri dall’arrivo, perché quei tre ragazzi avevano costruito qualcosa di davvero fuori dal comune e se la meritavano.

Milan e la volata, la potenza che si disperde
Per quello che riguarda invece la volata, sono giorni che continuo a leggere delle potenze clamorose sviluppate da Jonathan Milan, numeri definiti addirittura eccezionali, ma poi guardo il risultato finale e la vittoria non arriva. È evidentemente c’è qualche problema di fondo. La volata non è fatta soltanto di watt: dentro ci sono tattica, tecnica, posizione, aerodinamica, tempi di lancio, lettura delle situazioni, e le cose che possono andare storte sono infinite.
Nella terza tappa penso abbia fatto anche bene a partire lungo, perché quella semicurva nel finale poteva creare problemi seri e abbiamo già visto nei giorni precedenti che, se Milan non riesce a impostare una volata di pura testa e pura potenza, finisce per essere leggermente inferiore ad altri velocisti più rapidi e più puliti nell’esecuzione.
Il vero problema è che proprio in quella semicurva è finito molto largo, lasciando uno spazio enorme agli avversari. Dopodiché faccio fatica a pensare che un campione del mondo dell’inseguimento non abbia una pedalata estremamente redditizia ed efficace, eppure il risultato continua a non arrivare nonostante i valori impressionanti di cui tutti parlano. Forse, pur restando davanti a un campione assoluto, ci sarebbe da fare un piccolo passo indietro e rivedere con attenzione alcuni aspetti della tecnica e dell’aerodinamica in volata.

Aspettative deluse?
In conclusione, queste tre tappe in Bulgaria mi hanno lasciato una sensazione un po’ al di sotto delle aspettative. Paradossalmente, il movimento più grande in corsa lo hanno creato le cadute, ed è un aspetto piuttosto deprimente perché ci riporta ancora una volta davanti a un problema serio: continuiamo a parlare continuamente di evoluzione tecnologica, di materiali, di prestazioni, di aerodinamica estrema, ma troppo spesso questa tecnologia non sembra andare davvero nella direzione della salvaguardia dei corridori.
Mi sarei aspettato tappe più nervose, più imprevedibili, più favorevoli alle fughe e alla fantasia tattica. Sinceramente penso che, nel 2026, passare quattro ore sapendo che si arrivererà ad uno sprint generale, non sia in linea con i tempi.



































