C’è un fatto: Mathieu van der Poel ha perso troppo tempo dentro la foresta di Aremberg a seguito di una foratura alla ruota anteriore. Poco prima di uscire dal tratto di pavé ha forato anche la ruota posteriore, ma il danno, cioè la perdita di tempo, era già compiuto prima, con l’anteriore.
Il problema principale? L’ansia di risolvere tutto velocemente e secondo schemi stra-collaudati e abitudinari non ha fatto ragionare i corridori della Alpecin per una soluzione diversa. Non è una colpa, è un dato di fatto e in quel momento concitato (c’era da mettere sotto pressione Pogacar appena rientrato, anche lui, da una foratura rocambolesca) sono stati fatti una serie di errori, comprensibili sul momento, disastrosi col senno di poi e forse prevedibili.
A quanto pare, ma qui siamo nel campo dei “rumors” van der Poel ha utilizzato alla Roubaix dei pedali di Shimano diversi da quelli di Philipsen. Anzi, in realtà era la bicicletta di Philipsen a usare pedali “Prototipo” secondo quanto segnalato da CyclingNews, assieme ad altri componenti che sembrano preludere a un nuovo gruppo Dura Ace (di cui si vocifera da un po’).
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Primo errore: pedali unici
Non tenerne conto della differenza dei pedali. In una gara impegnativa e particolare (dove può capitare facilmente di avere le ammiraglie lontane) come la Parigi Roubaix non avere tutte le biciclette compatibili tra compagni di squadra è un rischio molto elevato. Poi la sfortuna ci ha messo lo zampino perché ha portato a una foratura in un momento chiave, Aremberg, e in una situazione complicata: l’ammiraglia della squadra, con la bicicletta di scorta, era rimasta intruppata nel traffico di un altro incidente nelle retrovie. Quindi i corridori si sono trovati da soli (probabilmente anche distanti dalla copertura radio) a gestire la situazione e hanno fatto una serie di errori.

Secondo errore: un compagno con la stessa bici (e stesse misure)
Van der Poel non aveva vicino un compagno con la bicicletta compatibile. La regola del ciclismo dice di tenere vicino al capitano un corridore con la bicicletta simile, meglio se della stessa altezza. Van der Poel ha dichiarato, dopo la corsa, di aver voluto tentare di utilizzare comunque la bicicletta almeno per uscire dalla foresta. Ma con tacchette incompatibili, quindi l’aggancio impossibile dei pedali, non è riuscito nemmeno a spingere per una pedalata: troppe vibrazioni sul pavé da tenere il piede in posizione. Paradossalmente ci sarebbe riuscito meglio con delle scarpe da ginnastica (per dire), non certo con le suole rigide e scivolose degli scarpini moderni.

Terzo errore: avrebbe dovuto cambiare subito la ruota
Ci ha pensato, a minuti già passati, Tibor del Grosso. Canyon, la bicicletta di van der Poel, utilizzando freni a disco è dotata di perno passante, cosa che ha portato, nelle gare professionistiche, a prediligere sempre il cambio bici piuttosto che il semplice cambio ruota potenzialmente più laborioso. In quella situazione, senza bici di scorta e, tanto più, con quella del compagno non adatta, sarebbe stato molto più veloce scambiarsi le ruote, come si era soliti una volta.

Peraltro Canyon dota le sue biciclette di un perno passante dotato di una leva che ne facilita lo smontaggio: basta svitare per toglierlo e avere un’azione rapida quasi come il vecchio sgancio rapido a levetta. Ad averci pensato prima non si sarebbe perso tutto quel tempo che poi si è rivelato determinante per il mancato riaggancio del campione olandese con i primi. Ovviamente è solo un ragionamento a freddo e col senno di poi. Certamente è un dettaglio di cui in ammiraglia faranno bagaglio di esperienza, tanto più in una gara così particolare come la Roubaix che consiglia a non sperimentare troppo.






































