di Guido P. Rubino
1 giu 2021 – I ciclisti hanno riti propiziatori, come i pescatori, come tutte quelle attività, all’apparenza semplici e alle quali si può attribuire un ruolo importante al caso.
Sembrano scaramanzie e alcuni le definiscono in questo modo, ma è solo una ricerca di sicurezza, di fermare l’imponderabile, domare il caso, se ce ne fosse bisogno e a volte più che mai.
Gesti, movimenti che ognuno fa per cercare un evento favorevole: li abbiamo tutti, forse, anche se in pochi li confessiamo. A volte manco a noi stessi, che non possiamo essere così ingenui. Ma certi riti sono anche una dichiarazione di guerra. Non era forse così la bandana di pantani? Quando il campione faceva il gesto di gettarla via, scoprendo la sua pelata, era una dichiarazione di guerra. Da lì in poi sarebbe successo qualcosa di sicuro.
Prima di una cronometro i riti sono ancora di più: è una gara che si corre da soli e fanno parte del ripassare il percorso mentalmente. Quello di cui si è fatta la ricognizione la mattina, provando le curve, cercando di mandare a mente i punti migliori dove passare.
I direttori sportivi oggi parlano attraverso un auricolare, una volta avevano il megafono, cambia poco oltre la tecnologia e, in effetti, il corridore non è più così solo. Ma i riti contano lo stesso. Con i freni tradizionali c’era chi aveva l’abitudine di controllare la chiusura dei bloccaggi rapidi, chi “sente” le gomme se sono alla giusta pressione prima di salire in sella. Chi mette sempre prima una scarpa e poi l’altra, lo stesso con i calzini. I riti hanno a che fare con i “marginal gain” che oggi piacciono molto alla tecnologia: hanno a che fare con le traiettorie e i percorsi mentali, la necessità di sapere tutto perfettamente in ordine per essere nel momento migliore nel posso giusto e non altrove.
Ogni corridore ha i suoi, il personale della squadra sa e lascia fare anche se non c’è logica. Un rito era quello di Contador di cambiare bicicletta in salita, per avere soprattutto ruote più leggere, c’era senso da un punto di vista scientifico, meno da quello fisiologico per il rischio di spezzare un ritmo. A lui andava bene e allora a tutti. Ganna si siede in silenzio e aspetta, altri si guardano intorno, c’è chi tocca le scarpe, c’è chi indossa un casco speciale. Pronti via.


































