Sull’incredibile vittoria di Powless alla Dwars door Vlaanderen si è detto tutto, e anche troppo.
Siamo passati dall’analisi tecnica a una sorta di tifo da stadio, con fazioni contrapposte tra colpevolisti e difensori di Van Aert. Il tutto alimentato da “grandi nomi” corsi in sua difesa, magari spinti dall’affetto o dal rispetto verso un corridore straordinario.
Il punto però è che questa non è solo una questione di cuore o di simpatia. È una questione tattica. Anche abbastanza evidente.
Purtroppo, molti di quelli che hanno preso posizione – sia personaggi autorevoli del ciclismo fino a persone che sono attualmente in gruppo – sembrano aver dimenticato dettagli fondamentali che rendono quella della Visma Lease a Bike una delle più grandi débâcle tattiche degli ultimi anni.
Primo errore: la volata
Mettiamo anche che Van Aert volesse giocarsela in volata: già qui c’è da discutere.
Un mio vecchio DS diceva sempre: “Se arrivi in volata, hai già perso.” Non perché io fossi estremamente lento in volata, ma perché in 15 secondi ti giochi tutto: una buca, un salto di catena, una spallata sbagliata. Se puoi vincere prima, devi vincere prima.
Secondo errore: il buco
Secondo errore: dove sta il buco? Avete mai sentito parlare del “buco”? È quella mossa semplice e geniale che fanno persino gli Allievi a 15 anni, forse anche prima: lasci un piccolo spazio tra te e il tuo capitano con furbizia, sfruttando una curva, una strettoia, o semplicemente rallentando il ritmo in modo impercettibile, costringendo l’avversario a colmare il distacco. Alla Dwars door Vlaanderen, nessuno dei tre Visma ha avuto il sangue freddo o l’intelligenza tattica per usarlo. Nemmeno all’ultima curva, niente.
(Immagini: Dwars door Vlaanderen)
Terzo errore: la fantasia
Terzo errore: assenza di fantasia tattica. Con un tre contro uno, puoi giocarti lo scatto e controscatto e mandare via chi vuoi tu. Se Van Aert fosse stato l’uomo designato, sarebbe bastata un po’ più di malizia. Bastava che uno tirasse, l’altro scattasse, un altro aspettasse, e il capitano partisse al momento giusto. Non serve un master, basta visione, esperienza, freddezza.
Tutte qualità che non si sono viste in corsa.
Il risultato? Non solo una sconfitta tecnica, ma un danno d’immagine per la squadra che io, al posto del DS, non mi sarei mai preso la briga di rischiare.
Quindi no, non capisco i colpevolisti, che puntano tutto su Van Aert: non ha perso da solo.
E non capisco nemmeno chi difende la squadra, in nome della “priorità del capitano”: priorità sì, ma non a discapito della logica e dell’efficacia.

































