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Home Cicloturismo

Il binomio perfetto: come viaggiare in treno con la bici (senza impazzire)

Marco Fardelli di Marco Fardelli
21 Ottobre 2025
in Cicloturismo
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bici e treno

Molta della gente che viaggia in bicicletta, spesso parte da casa direttamente pedalando, altre volte in macchina ma altre volte ancora usa il treno per lo spostamento principale e per poi godersi la giornata sui pedali.
Parleremo di questa ultima modalità: il Treno+Bici, in modalità giornaliera.

Treno+Bici, come funziona, cosa offre

Non è una invenzione recente ma una pratica interessante che negli ultimi anni, con l’aumentare delle persone che usano la bicicletta anche per lavoro oltre che per lo svago, ha cominciato a riscuotere un considerevole successo anche sul suolo patrio, parzialmente agevolata da alcune amministrazioni regionali che hanno azzerato il costo del biglietto per la bicicletta, paragonandola giustamente ad un qualsiasi bagaglio, per quanto voluminoso. Per esempio, sui regionali lombardi dal primo aprile 2024 le biciclette viaggiano gratis. E non è un pesce d’aprile.

bici e trenoTreno+bici dedicato al turismo

Si tratta di una pratica che consente di raggiungere le destinazioni prescelte in tempi rapidi, magari un paio di ore di viaggio, girovagare in bicicletta per tutta la giornata dando fondo a tutte le energie disponibili, tornare in città per una birra, andare in stazione per il treno ed il viaggio di ritorno, senza l’assillo della coda in strada, della stanchezza e della patente ritirata per un controllo sul tasso alcolemico, troppo spesso sottovalutato. Ma soprattutto consente di non dover tornare per forza al punto di partenza non dovendo riprendere la macchina. Un bel vantaggio perché non obbliga a compiere giri ad anello.

bici e trenoChe si fa in treno?

Durante il viaggio in treno ci si gode il panorama, si fan chiacchiere, si legge un libro, si fa una telefonata. Sui treni lombardi è disponibile un biglietto giornaliero denominato IVOIL. Con un costo fisso che vale fino alla mezzanotte del giorno di emissione.

Per sfruttare le numerose possibilità offerte dalla combinata Treno+Bici, occorre una discreta programmazione, scegliendo le mete raggiungibili, specie quelle in giornata, che ad oggi a mio parere sono talmente tante che ci vuole molto tempo libero per “testarle” tutte in una sola vita. A meno di non fare il cicloturista per lavoro. Purtroppo, alcune tratte ferroviarie sono state declassate definendole come “poco redditizie” e quindi sostituite da corse con i bus. Questi non sempre caricano le biciclette nella stiva. Occorre informarsi prima.

Un ragionevole raggio di azione dei treni regionali (sui quali si caricano le bici senza prenotazione) arriva fino ad un paio di centinaia di chilometri. Con una media di tre ore di viaggio, in funzione del numero dei cambi e del tempo di attesa in stazione.

Meglio partire alla mattina presto, magari col buio, per avere tante ore di luce davanti e poter godere del treno quasi vuoto.

Qui si apre un capitolo: è evidente che salire con bici al seguito su un treno infrasettimanale colmo di pendolari alla mattina, per quanto lecito, richiede una certa cautela, perché la gente che sta andando a lavorare a mio parere deve avere maggiore tutela di chi “va a divertirsi” per non trasformare una occasione di divertimento in una “guerra fa poveri”…

Il posto bici

Gli spazi per le biciclette sui treni sono spesso risicati oppure ottimistici a seconda di come si osservi il problema e le biciclette ci stanno a fatica. Probabilmente chi ha progettato gli spazi per le biciclette le usa poco o non ne conosce le dimensioni. In diverse occasioni occorre prestare attenzione mentre si ripone la bicicletta perché si rischia di danneggiare i dischi dei freni, sempre più diffusi anche su biciclette non particolarmente costose.

Su alcuni treni (soprattutto quelli meno recenti) non è previsto il trasporto diffuso (3 o 6 posti bici per vagone) ed occorre cercare la carrozza dedicata, in genere posizionata in testa o in coda al convoglio. Inoltre i ripiani di ingresso non sono sempre ad altezza della banchina, costringendo chi sale o scende a fantasiose ed atletiche acrobazie. In alcune carrozze addirittura sono previsti ganci per appendere le biciclette. Sollevare una bicicletta carica oppure una bicicletta elettrica non è sempre così facile.


Treni veloci e velocissimi

Il viaggio sulle “Frecce” o sugli “Intercity” merita un capitolo a parte. Per entrambi occorre la prenotazione e sui primi le biciclette viaggiano solo se riposte in apposita sacca, con le ruote smontate. Non proprio una passeggiata. Giustificata solo se il viaggio è particolarmente lungo.

Quanti siamo? Siamo tanti?

Sempre parlando di treni regionali (gli altri sono esclusi perché occorre la prenotazione),  gruppi numerosi (sopra le 10 persone) devono essere segnalati. Il regolamento di RFI dice: “I gruppi di almeno 10 passeggeri che intendono trasportare altrettante biciclette devono fare esplicita richiesta alla Direzione Regionale di Trenitalia competente con un anticipo di almeno 7 giorni rispetto alla data di partenza. Senza l’autorizzazione della Direzione Regionale il trasporto delle biciclette per i gruppi non è ammesso.”

bici e trenoIl che fa il paio con l’altro articolo del Regolamento per cui “Il personale di bordo può non consentire il trasporto di biciclette a bordo treno nel caso in cui il trasporto sia ritenuto pregiudizievole del servizio ferroviario“. A scanso di equivoci, è bene ricordare che se il Capotreno ritiene opportuno che la bicicletta non salga per motivi di sicurezza (per esempio affollamento), non si sale.

Quest’ultima indicazione deve essere letta come “sul convoglio il Capotreno è il “dominus” e le sue indicazioni (volenti o nolenti) sono legge”. Ed a termini di legge, ogni inutile discussione con il Capotreno può sfociare in un intervento della Polizia Ferroviaria con conseguente possibile denuncia di “interruzione di pubblico servizio”, reato penale che può costare una pena detentiva ed una multa di diverse centinaia di euro. Ma giacché lo scopo è quello di divertirsi meglio recedere da propositi bellicosi. Per quanto apparentemente si possa avere ragione.

Limiti?

Ce ne sono evidentemente ma sono per lo più “mentali”. Per chi non è abituato, occorre una sorta di “reset” del panorama dei viaggi e di una ricalibrazione degli spostamenti, scegliendo fra quelli raggiungibili con questa modalità. Volendo fare una ipotesi di lungo raggio direi che 4 ore di viaggio sono il limite oltre al quale rimangono poche ore per pedalare e poter tornare a casa, prima che parta l’ultimo treno. Ma in 4 ore si percorrono centinaia di chilometri. Per capirci, in poco meno di 3 ore si arriva da Milano a Padova. In automobile occorrono circa 2 ore e mezza. Ma al ritorno chi guida non beve birra.

Per fare pratica meglio programmare tragitti ferroviari brevi, con pochi cambi (meglio se senza cambi) magari facendo attenzione a percorrere inizialmente tratte già conosciute perché come in ogni altra occasione occorre prendere dimestichezza con i nuovi strumenti.

bici e trenoAndare in gruppo è divertente

Ma anche molto complicato, per eterogeneità dei partecipanti e per difficoltà oggettiva di spostare diverse persone in contemporanea. Meglio fare pratica da soli o in coppia. Una volta acquisita la necessaria dimestichezza si fa il passo successivo.

Conclusioni

Fatta la somma dei pro e dei contro, i primi vincono a mani basse. Buon divertimento!

Tag: bici e trenobicicletta in trenocicloturismoevidenzaviaggiare

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