Certe tappe vanno pedalate mettendo un pedale davanti all’altro e guai ad alzare lo sguardo, potresti vedere il mostro ed esplodere, schiacciato dalla paura prima ancora che dalla fatica. Diceva qualcosa del genere anche Bartali che in salita non era certo una schiappa, figuratevi cosa è stato per velocisti e gente rimasta senza gambe scalare due volte il Mont Ventoux. Tappa emblematica, quindi storica.
A trasformarla in un’opera d’arte ci ha pensato Wout van Aert. Partito quasi alla chetichella in una fuga in cui Alaphilippe sfiammava subito energie sulla strada già calda. E quando l’iridato ha iniziato ad affievolirsi è stato proprio il belga a pennellare il suo capolavoro in salita e poi a controllare in discesa. Fino all’arrivo, più che meritato.
L’alba della tappa del doppio Ventoux era un frinire di cicale. Contesto estivo che prometteva battaglia e, sicuramente, sofferenza.
Alaphilippe al via si è presentato sudato, già caldo nell’afa francese per spararsi subito in fuga. Con lui anche Nairo Quintana, che sembrava pure una bella coppia, ancorché solitaria, finché il francese non ha staccato di violenza il colombiano per involarsi da solo verso il primo traguardo a punti di giornata. Poi si è rialzato ad aspettare altri controattaccanti nella fuga che si andava definendo. E questo è solo il pronti-via di una tappa che prevedeva due volte il Mont Ventoux, manco fosse un trasferimento.
Alaphilippe e gli altri fuggitivi (tra cui Van Aert, Rolland, Daniel Martin, Mollema, Elissonde, Pacher, Meurisse e Bernard) si sono presentati con oltre cinque minuti di vantaggio all’attacco della prima scalata al Mont Ventoux.
Il caldo è stato l’avversario i più. Quello che i corridori temevano dopo i giorni precedenti pedalati in temperature tutt’altro che estive. Sconquassi per qualcuno, disastri fisici, c’era chi sanginuava dal naso (Hirschi), chi preso in una crisi di vomito (Gaudu), chi saltava letteralmente per aria (Quintana ha mollato subito: lo si è visto pedalare tra i velocisti nella sua giornata più dura). Sparito anche Nibali a dispetto di qualche dichiarazione in più per questa tappa. L’età ha la sua tassa da pagare evidentemente.
È stato Alaphilippe, manco a dirlo, a passare per primo sul Ventoux al primo passaggio. Ma è stato l’attacco al secondo passaggio dove dal gruppetto davanti si è cercato di fare la differenza. Il primo a partire è stato Elissonde, poi seguito da Van Aert, sornione fino a quel momento.
E le gambe ha dimostrato di averle quando, in uno dei tornanti più duri, ha lasciato sui pedali anche lo scalatore Elissonde mentre dietro aveva iniziato a dissolversi Alaphilippe che pagava la prima parte di gara da leone.
Nel gruppo dietro a metà salita ha perso contatto anche O’Connor che è riuscito però a contenere il distacco dai primi salendo del suo passo. Nel forcing finale, con Vingegaard che è partito a tutta, ha tradito un po’ di fatica anche Pogacar che si è limitato a controllare lasciandolo andare via. La notizia di oggi, se vogliamo, è questa. Tattica? Fatica? Di certo non è stato dilagante come in altre tappe e la differenza, oltre ai chilometri che si accumulano, è la temperatura. La discesa ha rispianato un po’ le differenze. Anche Vingegaard è stato ripreso nel lungo planare verso Malaucene.
Ci potevamo aspettare l’uccisione definitiva del Tour de France, oggi, invece ci sono ancora spiragli e forse qualcosa di più per i prossimi giorni. Lo spettacolo, silenziosamente, ringrazia.
7 lug 2021 – Riproduzione riservata – Cyclinside


































