A qualcuno potrebbe interessare arrivare a casa facendo il proprio allenamento con circa 14 metri in meno? E 200 metri in meno quanto possono cambiare la nostra personale storia ciclistica?
Mi venivano in mente questi pensieri mentre consideravo, ieri sera, la giornata a cronometro del nostro ciclismo. Perché se Joshua Tarling ha battuto per un secondo, sul filo dei 51 chilometri orari Primoz Roglic al Giro d’Italia, dall’altra parte del mondo, ai 1.800 metri di altezza di Aguascalientes, in Messico, Vittoria Bussi ha portato a 50,455 i chilometri percorsi in un’ora, nuovo record femminile. Circa 188 metri in più del record precedente stabilito dalla stessa ciclista italiana. Quella di Vittoria Bussi è una storia particolare e molto contro corrente rispetto al ciclismo che conosciamo normalmente. Contro corrente anche rispetto a una Federazione che l’ha sempre sfruttata poco giudicandola troppo avanti con gli anni per investirci qualcosa (tanto che nel comunicato stampa non riesce che a mandare una foto di scarsa qualità presa chissà dove), contro corrente anche nell’approccio al Record che prima o poi ci racconterà nei dettagli. Vale la pena sottolineare come la Bussi stia avvicinando sempre più quel Record di Francesco Moser stabilito nel 1984, sempre in Messico (la prima impresa di Moser firmò 50,808 chilometri in un’ora).
A noi restano quelle differenze di pochi metri che non ci dicono granché se le rapportiamo alla nostra vita quotidiana di ciclisti pure appassionati e praticanti come si può. Saranno i “marginal gains” cui le aziende corrono dietro a suon di migliaia di euro, ma ci rimane in tasca una bella sensazione di un giorno dedicato al tempo, ai decimi e ai secondi che nel ciclismo moderno possono far sognare quanto una fuga in salita.
Chissà, sarebbe una bella idea stabilire la “Giornata del Cronometro”, il ciclismo lo meriterebbe, facendo coincidere gare a cronometro e tentativi di record.



































