Il Giro delle Fiandre non ha bisogno di presentazioni, ma ogni anno riesce a riproporsi con un equilibrio diverso. È una corsa che vive di riferimenti fissi, i muri, il pavé, il pubblico, ma cambia continuamente nel modo in cui si sviluppa. Ed è proprio questo a renderla una delle prove più difficili da leggere prima del via.
È il riassunto di tutte le Classiche del Nord, in Belgio ci diventano matti e tiene banco tutto l’anno, nel resto del mondo è un riferimento.
Se ci fosse un’altra maglia di Campione del Mondo da assegnare probabilmente questa sarebbe la corsa su cui puntare. Anche più della Roubaix che pure è unica e inavvicinabile.
La Ronde non è una questione di percorso, ma di come viene interpretato. Il Fiandre comincia molto prima dei tratti decisivi: nel nervosismo del gruppo, nella lotta per il posizionamento, nella capacità di non sprecare energie quando la corsa sembra ancora lontana dall’accendersi. Perché quando arrivano i muri veri, spesso si paga quello che si è fatto, o non fatto, un’ora prima.
I punti chiave restano quelli classici. Il Koppenberg è sempre un giudice severo: non tanto per selezionare definitivamente, quanto per mettere fuori gioco chi arriva male posizionato o senza brillantezza. Ma è la sequenza finale tra Oude Kwaremont e Paterberg a dare forma alla corsa. Lì non si può più nascondersi. Se c’è differenza, viene fuori. Se non c’è, si entra in un gioco tattico dove ogni esitazione pesa.
Tra i favoriti, il nome di riferimento resta quello di Tadej Pogacar, dopo le prime gare di stagione non può essere altrimenti. I bookmaker lo danno (al momento in cui scriviamo questo articolo) a 1,38, contro i 4.00 di un altro favoritissimo: Mathieu van der Poel.
Wout van Aert è probabilmente il più completo nella lettura tattica. Conosce perfettamente il terreno e ha una squadra che può sostenerlo nei momenti chiave. La sua corsa ideale è quella che arriva selettiva ma non esplosa troppo presto, per giocarsi tutto nel finale. Lo stato di forma c’è e sembra tornato quello dei tempi migliori. Ha mancato d’un soffio la Attraverso le Fiandre soffiatagli sotto il naso da un Ganna in versione Parigi Roubaix nel mirino che lo ha impallinato come in un inseguimento su pista.

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Poi c’è la novità Remco Evenpoel che, a ben vedere è dato meglio di van Aert e c’è da credergli. Gli altri, gli scommettitori vanno a doppia cifra, oltre i 20 da Mads Pedersen in poi. Ma in una corsa come il Fiandre è importante esserci e già nulla è dato mai per scontato.
La chiave, come spesso accade, sarà nel tempismo. Anticipare può essere la scelta giusta, ma solo se supportata dalle gambe e da una situazione favorevole. Aspettare può sembrare più logico, ma rischia di diventare passivo. Il Fiandre premia chi riesce a muoversi nel momento esatto, senza margine di errore, che non c’è spazio per sprecare energie.
Una cosa è certa però: chi vincerà sarà il più forte e senza dubbi o recriminazioni. Qui non c’entra neanche la fortuna. Quella fa parte di altre corse. Nelle Fiandre è roba dura, da belgi.
Qui, intanto, il Giro delle Fiandre dell’anno scorso.







































