Immaginate una piccola città.
Si compone per inevitabilità e volontà. Si chiama Giro d’Italia e si sta popolando in questi giorni ed è già al via.
C’è l’ufficio anagrafe che è quello che ha il lavoro maggiore in questo momento. Arrivano i nuovi cittadini da ogni parte del mondo, altri se ne aggiungeranno nelle prossime settimane. Alcuni avventori occasionali, altri si fermeranno a stare lì, che il clima è buono e c’è tanto da fare.
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C’è il sindaco che controlla tutto. È il direttore del Giro e a volte ci sono partiti che provano a metterlo in difficoltà. Mica può piacere a tutti il sindaco e, pure se non ha partito e dice di essere dalla parte dei corridori, deve domare correnti e tensioni di chi ha interessi diversi.

È una città fatta di sconosciuti e gente nota, tutti in una direzione ma con compiti diversi. Nel giro di qualche giorno si scioglierà il ghiaccio dei primi imbarazzi per i nuovi. I più esperti daranno le dritte giuste e tutti troveranno il loro posto.
La città del Giro d’Italia la conosciamo già. Si chiama “carovana” ed ha una popolazione di circa 2.500 persone e si sposta di continuo. Una città nomade, senza case ma tanti mezzi per muoversi e tanto diversi tra loro. Di questi duemilacinquecento, un po’ meno di duecento si sposteranno in bicicletta, sono quelli che portano avanti tutto a dispetto della fragilità dei loro veicoli meccanici ma tecnologici e dell’esposizione fisica al mondo.
Anche loro, forse più di tutti gli altri, arrivano da ogni parte del mondo. In comune hanno i muscoli affilati e i fisici esili. I corridori di un Grande Giro, così si chiama quell’impresa ciclica che si apprestano a compiere, sono persone senza troppe pretese, almeno all’apparenza.
Basta dargli da mangiare, assisterli e massaggiarli. Andranno anche incoraggiati e consigliati. Per loro gira tutto il resto dell’organizzazione cittadina. In effetti, sono quelli che vanno accuditi di più. Su di loro vegliano e controllano anche vigili urbani e giudici e la giustizia è veloce. Chi fa il birbante viene punito in giornata stessa, altro che i nostri processi.
È giusto così, hanno quei fragili trabiccoli su cui si muovono esclusivamente con le loro forze, ma per il resto non dovranno preoccuparsi di altro. Più o meno. Devono pensare a stare bene e ad essere veloci. Se poi arrivano prima di tutti gli altri i loro condòmini, che poi sono le loro squadre, saranno più felici che mai per i soldi che si possono vincere.
Inizia il Giro d’Italia e si stabiliscono gerarchie ed equilibri, perché i cittadini più importanti hanno tutti un numero sulla schiena che vale uguale per tutti ma la meritocrazia dirà chi è primo e chi è ultimo. Però ci sono tanti premi da seguire.
A noi resta solo un compito. Scendere in strada e applaudire. Perché questa città che corre e scappa via, ci passa sotto i balconi o poco più in là.
Non perdiamocela!


































