Alla ripartenza dall’ultimo giorno di riposo il Giro d’Italia riparte con un esame di maturità per Del Toro. Lui, giovanissimo, è chiamato a fare i conti con la terza settimana di una corsa che, fin qui, ha dato l’impressione di dominar pur senza acuti clamorosi. Per lucidità mentale nei momenti decisivi (emblematico come si sia tratto d’impaccio dalla caduta di Nova Gorica dove gli avversari hanno dovuto concedere altro spazio al messicano) e gestione della corsa si è comportato, fino a qui, come un corridore navigato. Prudenza naturale, la sua, visto che il capitano della squadra sarebbe, sulla carta, Ayuso.
Lo spagnolo, pur dimostrando di stare bene, manca della fortuna che assiste lo stato di grazia dei predestinati alla vittoria.
La palla, più che ai due corridori, ora sta ai direttori sportivi della UAE. Non verrà chiesto a nessuno dei due di sacrificarsi se l’altro dovesse essere in difficoltà ma difendere due capitani non è semplice, se dovesse essercene bisogno.

E gli altri? Il redivivo Simon Yates non sembra impensierire. Un numero potrebbero farlo corridori come Carapaz e Bernal, ma la classifica sembra sfuggirgli via fino ad ora. Vero che a Bernal ancora è mancato il suo terreno, con la somma di qualche sfortuna potrebbe, in fin dei conti, non è nemmeno così lontano e questa settimana potrebbe essere la sua.
Roglic, invece, è sembrato appassirsi col passare dei giorni. La caduta sulle strade bianche lo ha segnato e un recupero sembra più difficile.
L’ultimo nome, ma non in ordine di grandezza ma per sottolinearlo di più, è Tiberti. Il laziale si è ripreso bene dalla caduta che ha fatto abbandonare Ciccone o, almeno, sembra in buon recupero. Per lui il giorno di riposo potrebbe essere stato fondamentale. Sta maturando bene e ha una spalla come Damiano Caruso che potrebbe fargli togliere qualche soddisfazione.

































