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Home Cicloturismo

Il Gottardo suona la settima, eccellente e imperfetta

Redazione di Redazione
26 Luglio 2017
in Cicloturismo, TechNews
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3
Il Gottardo suona la settima, eccellente e imperfetta

26 lug 2017 – Per Beethoven la sinfonia numero sette coincideva con l’inizio della sordità ma anche di una nuova era creativa che gli ha consentito di scrivere opere indimenticabili. Per Sergio Romaneschi, il creatore della meravigliosa Granfondo San Gottardo, la settima stagione rappresenta la conferma e la maturazione piena della sua creazione, specie l’anno dopo un maggiorato afflusso di concorrenti per via dell’inserimento nel “Prestigio”, addirittura come alternativa ai non presenti o non qualificati alla Maratona. Ma, forse, anche un’annata di svolta.

Un’edizione di verifica almeno, insomma, in parte ostacolata da previsioni meteo non brillanti specie per il dopo pranzo: ma alla fine, si è visto il sole per gran parte della giornata, un po’ di vento, ma niente di problematico. Non è mancato invece l’atteso canto delle marmotte mattutino, sentito chiaro e forte sulla Tremola, la prima importante salita prevista per tutti e tre i percorsi (si arriva a 2108 metri), che si svolge quasi completamente a debita distanza dalle strade trafficate. Una meraviglia d’ingegneria stradale in un contesto ambientale di pregio. Un collegamento monumentale (sostituito da una semi-autostrada che costituisce il passaggio “nord-sud” più veloce d’Europa e, in seguito, dal celebre tunnel), che consiste ancora in buona parte di sanpietrini molto ben tenuti, articolato fra tornanti e ruscelli che alla vista ripagano gli sforzi di un’ascesa impegnativa ma non proibitiva. Al culmine, come sempre, il primo gran premio della montagna cronometrato (questa gara è stata fra le prime a considerare valido solo il tempo nelle salite ai fini della classifica finale), il primo rifornimento e il primo “cancello” per chi avesse voluto proseguire sul lungo, che prevede di passare entro le 10.00 anziché le 10.30 valide per il corto e il medio.

Dopo una partenza puntuale alle 8.00 da Ambrì, nel vasto e accogliente ex aeroporto militare che ospita il villaggio, aperto anche ai partecipanti in camper-roulotte dal giorno prima, arrivare in cima al Gottardo in due ore era tutto sommato alla portata dei più, ma il corto (solo discesa) e il medio (con un’altra salita dopo il rientro ad Airolo con poco dislivello) era la scelta migliore per quelli non dotati di un allenamento specifico di un certo rilievo.

Arrivare a concludere il percorso completo che includeva il Furkapass (2436) e la Novena (2478) – i due più alti di tutta la Svizzera- per arrivare ad Ambrì dopo 110 km e 3.000 metri di dislivello positivo sulla carta sembra molto simile ai 106 del “medio” della Maratona dles Dolomites, ma all’atto pratico è tutta un’altra storia. Nei 55 km del tratto iniziale che costituisce tutto il “classico” della Badia, ovvero il giro dei quattro passi noto come “Sella Ronda”, le salite sono più corte e meno dure (il Sella presenta difficoltà simili al Gottardo, ma con tratti impegnativi meno lunghi), mentre la seconda parte ricomincia con il facile Campolongo e con il lungo ma non impossibile Falzarego, anche se dal lato più tosto rispetto al versante di Cortina, riservato a chi affronta invece il Giau. Il parallelismo è doveroso visto che l’anno scorso questo evento svizzero ha fatto record di partenti, superando di molti i mille, grazie appunto all’occasione di aver rappresentato l’alternativa offerta alla Maratona per lo scudetto del Prestigio. E considerato che quest’anno il numero è comunque superiore a quanto registrato sino al 2015 (830 gli iscritti), si può parlare di successo e allo stesso tempo di saturazione, di limite raggiunto nonostante possibili margini di crescita pressoché infiniti.

 

Ma la gara intitolata al San Gottardo è indubbiamente per tanti bella e sufficiente così: offre il privilegio di godere del grande piacere di affrontare la Tremola in compagnia, con eventuale assistenza e con il traffico chiuso sono già di per se motivo di gioia e partecipazione. Discorso diverso per gli avventori del “lungo”, visto che dall’Ospizio in poi nella discesa verso Oberalp e l’attacco della Furka (e così sino all’arrivo) non c’è più alcuna chiusura stradale. Una nota molto dolente, un difetto “strutturale” di questo evento che si radica nella differente competenza federale delle strade lungo il percorso completo, che attraversa tre Cantoni: Ticino, Uri e Vallese. Poiché si tratta di passi storici e altamente strategici in un week-end da “bollino rosso” con code perennemente chilometriche a nord e sud della galleria del Gottardo, la scusa per non bloccare la circolazione, operazione sempre e comunque difficile, è facilmente servita. Ma due passi su tre, volendo, avrebbero robuste alternative: in fondo la sovrapposizione del percorso di gara dalla sommità del Gottardo al bivio per il Furka è di solo pochi chilometri e basterebbe una chiusura davvero breve, mentre poco prima dell’inizio del secondo passo più alto della confederazione c’è la stazione ferroviaria che da decenni collega gli Uri al Vallese, dando la possibilità di trasportare a bordo qualunque mezzo leggero e pesante.

Anche la Furka, quindi, sarebbe facilmente chiudibile per qualche ora: ne risentirebbero solo l’accesso al Grimsel da Gletch e l’attività del Belvedere con la celebre grotta di ghiaccio alla base del ghiacciaio da cui ha origine il Rodano. Discorso diverso per la Novena: per raggiungere il Ticino in alternativa significa solo rivolgersi, come si fa d’inverno, al Sempione.

Ostacoli che sembrano insormontabili per le autorità rossocrociate, insomma, ma a un mese dalla rivoluzione altoatesina che ha visto chiudere per tre domeniche consecutive i passi intorno a Corvara in occasione di tre grandissimi eventi da migliaia di persone, e la sperimentazione di bloccare per luglio e agosto tutti i mercoledì il passo Sella al passaggio dei normali veicoli a motore, non si può tralasciare la necessità di invitare promotori e autorità a una riflessione approfondita. Perché gli organizzatori trentini e non solo lo sanno bene: il segreto per avere numeri importanti risiede principalmente nella chiusura del traffico, fatto salvo naturalmente l’interesse irrinunciabile per luoghi iconici, ambiti e piacevoli.

Ma il potenziale della Granfondo San Gottardo è tuttora immenso proprio nella sua natura qualitativa: la cura e la sicurezza delle strade rasenta la perfezione, mentre l’appagamento visivo ed emozionale dell’ambiente alpino e delle quote raggiunte è costantemente affascinante e ricco di personalità. A ben vedere, peculiarità inossidabili, che non si possono apprezzare altrettanto completamente proprio nella regina di questi eventi, la Maratona, che, a partire dalle strade molto migliorabili nei tratti veneti, perde anche un po’ del suo fascino al di fuori del periplo del gruppo del Sella, l’unica parte che offre uno scenario davvero mozzafiato, mentre il prosieguo consiste di ottime montagne ma con un’identità meno marcata e per questo, da sole, molto meno famose e ambite, paesaggisticamente e, in parte, anche ciclisticamente.

Visto il potenziale del Ticino e il grande richiamo che già dimostra verso le due ruote con gli oltre 30.000 partecipanti allo Slow-Up primaverile (un evento dedicato alle famiglie che collega Locarno a Bellinzona attraverso una invidiabile rete di piste ciclabili), resta quindi l’auspicio che con il tempo e tanto lavoro si possano coordinare e convincere le autorità a compiere il grande sforzo di chiudere per un certo numero di ore tutti i passi e poter far conoscere al mondo un evento ben più godibile, sicuro e rispettoso della natura.

Alex D’Agosta
Twitter: @alexdagosta

Tag: amatoricicloturismogranfondo san gottardosvizzeraturismo

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Commenti 3

  1. Marcello capucciati says:
    9 anni fa

    “La marstona perde anche un po’ del suo fascino al di fuori del periplo del gruppo del Sella, l’unica parte che offre uno scenario davvero mozzafiato, mentre il prosieguo consiste di ottime montagne ma con un’identità meno marcata e per questo, da sole, molto meno famose e ambite, paesaggisticamente e, in parte, anche ciclisticamente.”

    Ma cosa scrivi?!
    Ma Il giau, il falzarego e il valparola con la sua splendida discesa in alta badia li hai mai fatti?!?
    Bella anche questa gf, ma quello che hai scritto non ha senso.

    Rispondi
  2. Pietro says:
    9 anni fa

    Meno famose e meno ambite, in parte, anche ciclisticamente, Giau, Falzarego e Valparola? Strade molto migliorabili?

    Rispondi
  3. Alex D'Agosta says:
    9 anni fa

    Buongiorno Marcello e Pietro. Confermo a entrambi che conosco bene la Maratona, la adoro letteralmente tanto da aver deciso di farvi visita ogni anno con la famiglia al completo. Un perfetto inizio di stagione in uno dei posti più belli del mondo, sia per i passi sia per i numerosi percorsi Mtb.

    Vero, la discesa del Valparola è stupenda, e lo stesso scalarlo da La Villa anziché via Falzarego.

    Le differenze con il tracciato del Gottardo però restano: l’ambiente in Svizzera è decisamente più “alpino”, con quote più elevate, molto meno bosco (e purtroppo meno ombra) ma, per questo, molto più “panorama” e di qualità.

    Il Giau è molto bello, ma se parliamo anche di ascesa dal punto di vista tecnico, sia da Selva di Cadore sia da Pocol, anche il temutissimo Giau è decisamente più “tranquillo” rispetto alla Novena in salita dal Vallese.

    Confermo comunque quanto scrivo: il Sellaronda è una meraviglia unica e speciale, il simbolo probabilmente più bello delle Dolomiti. Uno scenario unico e bellissimo. Ma i paesaggi della GF San Gottardo, singolarmente, tutti e tre, hanno qualcosa che, ripeto, tolto il Sellaronda, è superiore agli altri scenari citati. Il “balcone” del Gottardo sul Ticino è “imprendibile”. Il ghiacciaio del Rodano e la sua grotta sono attrazioni internazionali, mentre il Giau è conosciuto sopratutto grazie al Giro d’Italia e alla Maratona, ma non è di per sé una destinazione essenziale fatta eccezione che per il pubblico “ciclistico”.

    Infine la Novena. Di recente costruzione, non vanta la stessa storia degli altri due ma dal lato ticinese passa vicino a numerosi alpeggi e da lì partono infiniti sentieri di grande rilevanza. Dalla cima il paesaggio su tante vette da oltre 3 e 4 mila metri è una delle migliori possibili sulle Alpi, e si raggiunge comodamente in auto oppure, appunto, in bici.

    Sono collegamenti importantissimi e con strade tenute benissimo, l’unico punto dolente della Maratona. Se l’Alto Adige è da 10 e lode e la tratta trentina si avvicina, purtroppo in diversi tratti del Veneto, in quanto ad asfaltatura e protezioni laterali no, non siamo a livelli di eccellenza.

    Rispondi

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