Il mondo che ruota intorno al gravel è in continua evoluzione, con una platea di praticanti sempre più ampia. L’Italian Bike Festival 2024 a Misano ha offerto una panoramica interessante delle ultime tendenze e innovazioni. Dai telai ai componenti, i produttori stanno spingendo sempre più verso soluzioni che migliorano prestazioni, comfort e versatilità, rispondendo alle esigenze di un’utenza sempre più eterogenea.
Telai: materiali e design
Uno degli elementi chiave che si è distinto all’Italian Bike Festival è la ampia scelta dei materiali per i telai. Il carbonio continua a essere il materiale preferito per chi cerca la massima performance, grazie al suo rapporto prestazione/peso eccezionale, come ad esempio abbiamo potuto osservare da Wilier Triestina e da Guerciotti tra gli altri.
Ma anche da Cinelli, ad esempio, dove oltre ai modelli più classici era presente anche una gravel race con cockpit integrato, tendenza questa che il gravel sta mutuando dal mondo road.
Tuttavia, si è osservato una buona presenza dei metalli con prevalenza di acciaio ed alluminio con qualche apparizione del titanio. Pensiamo, ad esempio a quanto visto presso lo stand Parkpre, con modelli gravel dal carbonio al titanio, passando per acciaio ed alluminio. Un’offerta per tutte le esigenze e disponibilità economiche.
C’è da dire che l’acciaio, pur essendo più pesante, continua a essere una scelta popolare per i puristi del gravel grazie alla sua elasticità e alla sensazione “viva” che offre in pedalata. E le nuove leghe di acciaio permettono comunque di ottenere dei pesi di tutto rispetto.
Da segnalare poi la presenza di Ornus, azienda italiana che ha scommesso sul legno, il frassino per la precisione, in virtù delle caratteristiche meccaniche eccezionali di questo materiale. Ne abbiamo parlato qui.
Così come da segnalare è la presenza di produttori interamente Made in Italy quali Officine Mattio, la produzione dei telai avviene nello stabilimento di Genova, che ha partecipato a IBF con delle collaborazioni con Deda Elementi per la strada e Ciclo Promo Components con una bella gravel.
Quest’ultima, la Santiago Carbon, disponibile anche in alluminio e acciaio, era equipaggiata con forcella ammortizzata GTC Gravel di KS, marchio distribuito da Ciclo Promo Components.
E la molteplicità dei materiali impiegati è un elemento differenziante rispetto al mondo corsa nel quale il ricorso ai materiali alternativi al carbonio è circoscritto a serie speciali, volumi di produzione marginali, e prezzi posizionati verso il basso di gamma o l’alto di gamma senza vie di mezzo.
Versalità: il punto d’incontro tra strada e fuoristrada
I detrattori di questa nuova disciplina sostengono a gran voce che la bici gravel non sia né carne né pesce. Noi pensiamo, invece, che si tratti di una tipologia di biciclette con una impostazione ben definita. Non lasciamoci ingannare dalla versatilità che una bici gravel può offrire. E questa è la strada scelta da Gusoline, marchio emergente che ha presentato la nuova Dream in acciaio con tubazioni Columbus.
Il cuore pulsante di Gusoline è Augusto Baldoni, per gli amici “GUS”, amico di viaggi in bici, e meccanico di fiducia, di Lorenzo Jovanotti. Lo avrete sicuramente visto sulla Rai in una delle loro innumerevoli avventure in Sudamerica. È proprio qui che Baldoni ha avuto l’ispirazione per il nome delle sue bici grazie alle insegne delle tante stazioni di benzina incontrate lungo la strada contrassegnate dalle insegne con su scritto “gasoline”.
I forcellini posteriori della nuova Dream sono stati appositamente progettati per ospitare delle speciali boccole che consentono di allungare il carro posteriore di ben 10 millimetri, passando quindi da 415 a 425 millimetri con una posizione intermedia a 420 millimetri. La Dream monta la forcella Futura Cross di Columbus, che è dotata del sistema Multi-Rake che consente di variare l’avancorsa di 5 millimetri in più o in meno.
Combinando quindi l’effetto di forcella e carro posteriore si può quindi configurare l’assetto della bici a piacimento. Passare da una configurazione più compatta e reattiva tipicamente “road” con passo più corto ad una più lunga e comoda per aumentare il comfort in fuoristrada.
Sezione gomme: sempre più larghe
Le gomme larghe dominano la scena gravel, con la tendenza a optare per pneumatici di almeno 38 mm, arrivando fino a 50 mm o oltre. E a seconda del tipo di terreno c’è anche chi propone combinazioni cerchio-pneumatico tipiche del mondo MTB. La maggiore sezione consente di affrontare meglio superfici sconnesse, garantendo più trazione e comfort. Questo grazie anche a pressioni di gonfiaggio più basse – in alcuni casi le pressioni consigliate sono inferiori ai 2 bar – che contribuiscono ad aumentare il comfort sui fondi sconnessi. Ovviamente, in configurazione tubeless, opzione che sta diventando lo standard per il gravel.
Come noto, gomme più larghe necessitano di spazi più ampi. Abbiamo infatti notato una tendenza verso telai con passaggi ruota più generosi per ospitare gomme larghe, mantenendo comunque un design compatto per non sacrificare la reattività.
Cerchi: hooked o hookless?
Il dibattito tra cerchi hooked e hookless continua ad animare il settore. I cerchi hooked, con il classico gancio interno che trattiene meglio il tallone del copertone, offrono maggiore sicurezza in caso di utilizzo di pressioni più alte e di utilizzo con camera d’aria. Questa, ad esempio, è la posizione di aziende quali Fulcrum e DT Swiss, che per strada e gravel preferiscono l’hooked anche per ridurre eventuali problematiche legate all’errore umano. Infatti, le indicazioni dei produttori relativamente ad accoppiamento cerchio/pneumatico e pressioni di gonfiaggio non vengono sempre rispettate dagli utenti.
Tuttavia, all’Italian Bike Festival si è vista una crescente adozione dei cerchi hookless, con Zipp a tirare il gruppo, soprattutto per chi predilige pressioni più basse e l’uso di pneumatici larghi. I cerchi hookless, essendo privi di ganci, permettono una migliore transizione tra cerchio e pneumatico, con vantaggi in termini di resistenza al rotolamento e minor peso, anche per via di una costruzione del cerchio meno laboriosa.
Monocorona o doppia corona? Scelta di stile e funzionalità
Uno dei dibattiti più accesi riguarda anche la scelta tra guarnitura monocorona e la più tradizionale doppia corona. La tendenza dominante nell’universo gravel è quella verso la monocorona, grazie alla sua semplicità e leggerezza. I sistemi a 1x sono perfetti per percorsi tecnici e gravel racing, dove è più importante mantenere una linea pulita e non doversi preoccupare del deragliatore anteriore. Questa ad esempio è la scelta di Campagnolo e Sram che con i gruppi gravel offrono soltanto l’opzione monocorona.
Tuttavia, per chi affronta lunghi viaggi o percorsi con grandi dislivelli, la doppia corona continua a essere una soluzione preferita. Offre un range di rapporti più ampio, permettendo di affrontare al meglio sia salite ripide sia tratti veloci in pianura. All’Italian Bike Festival abbiamo visto tante bici gravel montate con la doppia corona, opzione offerta da Shimano con il gruppo GRX.
Cosa aspettarsi dal gravel?
Le innovazioni viste all’Italian Bike Festival confermano come il gravel sia un segmento in grande fermento, in cui la tecnologia continua a evolversi per offrire biciclette sempre più performanti e versatili. Uno dei vantaggi del gravel è che può mutuare agevolmente le soluzioni sviluppate per la strada e per la MTB e farle proprie.
Un esempio? Una sempre più diffusa adozione dell’UDH (Universal Derailleur Hanger), il sistema sviluppato da Sram per offrire uno standard universale per il fissaggio del deragliatore posteriore al telaio. Ne abbiamo parlato qui.
Dai materiali ai cerchi hookless, dalla monocorona alle gomme sempre più larghe, il panorama gravel offre oggi soluzioni per ogni tipo di ciclista, che si tratti di un avventuriero in cerca di libertà su sterrati infiniti o di un racer alla ricerca della massima efficienza. Ad esempio l’adozione dei reggisella telescopici come quelli prodotti da KS che abbiamo potuto vedere presso lo stand di Ciclo Promo Components.
Quindi occhi aperti sul gravel. Il meglio, ne siamo certi, deve ancora venire.


















































































