Gentile Direttore,
Commentando l’intervento del Sig. Da Re, penso che le risposte e le soluzioni non si trovino nei calcoli aritmetici ma nel buon senso. Due ciclisti affiancati occupano più o meno la larghezza di un’auto, pertanto basta attendere che dall’altra parte la corsia sia libera e si sorpassa con prudenza come si fa con tutti gli altri mezzi, carrozzine, ape-car ecc… Poi se si pensa che non sia possibile, basta andare a pedalare in Francia e si scopre che con un altro concetto di rispetto e prudenza da parte di automobilisti e un’altra idea di arredo urbano da parte delle amministrazioni tutto diventa possibile.
In aggiunta io mi sono stampato un bell’adesivo col cartello del metro e mezzo da rispettare e l’ho appiccicato sul retro della mia auto. Con quello e mettendo sempre la freccia nel sorpasso dei ciclisti, vedo nel retrovisore che qualche automobilista anche solo per riflesso mi emula. Meglio che niente…
Cordiali saluti.
Maurizio Quagliotti
Gentile Direttore, ben detto quanto lei ha spiegato in parole semplici e concise, lo stesso dicasi se con un mezzo così ingombrante si dovesse superare qualsiasi altro mezzo di trasporto magari agricolo o altra autovettura delle stesse dimensioni rispettando le distanze di sicurezza, sarebbe altrettanto arduo.
Pietro Garusi
L’idea dell’adesivo, come quella dei cartelli che spesso mettono i comuni, ricordando della presenza di biciclette e rimandando alla prudenza di chi guida un veicolo pesante sono piccoli passi verso una cultura che deve diventare abitudine verso un veicolo che non è più un’eccezione sulle strade. Non ci sono diritti maggiori o minori a seconda della categoria del veicolo, ma occorre essere responsabili e ben coscienti di ciò che si guida. Questo aspetto, spesso, è trattato con leggerezza, per abitudine.
La responsabilità deve essere da parte di tutti. Ciclisti compresi ovviamente.

































