Chi temeva di annoiarsi non ne ha avuto tempo, eppure c’erano a disposizione 273 chilometri. Dopo le scaramucce iniziali sembrava di dover aspettare un po’ per vedere la corsa vera. E invece Pogacar ha fatto qualcosa di unico, roba d’altri tempi, tocca andare a cercare Vittorio Adorni, in bianco e nero, al Mondiale di Imola nel 1968.
E in realtà in bianco e nero si è partiti stamattina con un cielo grigio in tono con l’animo dei corridori nel minuto di silenzio. Un buio irreale in un giorno che sarebbe di festa. Quattro minuti in più dal previsto il via con la nazionale elvetica davanti a tutti e con il lutto al braccio per ricordare Muriel Furrer, la ragazza appena diciottenne scomparsa durante la prova delle Junior.
Un attimo e poi il fischio di inizio tornando a sorridere come è stato voluto, prima di tutti, dai genitori di Muriel.
Mai noia sui 273 chilometri. Neanche in quegli ultimi 100, neanche in quegli ultimi 50 quando è rimasto da solo.
La corsa è partita forsennata prima di sganciare la fuga, una fuga di quelle di cui non si tiene conto, più che l’inseguimento potrà la stanchezza. Lo scatto buono e a quattro giri dall’arrivo e dentro tutte le nazioni buone, o quasi. Un belga e uno sloveno che non tirano fanno parte del gioco. Si vede pure una maglia azzurra. Bravo però Cattaneo a mettercisi dentro.
Ma la tattica è altra e nessuno osava pensarla perché Tadej, e chi se non Pogacar, è partito a 100 chilometri tondi dall’arrivo. Roba che quando vedi il cartello ti si piegano le gambe. Ai più ma non a lui. Ci entusiasma Bagioli a tenere botta dietro allo sloveno, ma è solo una fiammata.

Una follia… prevedibile
È una follia una tattica del genere, ma tutto sommato prevedibile visto che tutta la Slovenia si era messa a tirare già nella prima parte della corsa. Era logico che non avrebbero tenuto tutta la corsa e non aveva neanche senso.
Il senso gliel’ha dato Pogacar con quello scatto in cui ha guadagnato tanti secondi subito su un gruppo preoccupato.
Pogacar si è trovato Tratnik a disposizione fermato dal gruppo partito in precedenza e opportunamente a ruota pronto a riportarlo sui primi. A conti fatti l’inseguimento di Pogacar non è stato nemmeno a troppo dispendio di energie.
Quando è rimasto da solo con Sivakov Pogacar non ha fatto una piega: il suo passo è insostenibile per tutti e dietro, a tutta, non si riusciva a guadagnare nonostante anche qualche colpo sparato da Evenpoel e van der Poel dopo aver esaurito i compagni.
100 chilometri e non sentirli
Chilometri che scorrevano senza sentirli, per Pogacar. Non per tutti gli altri. E appena ha staccato anche Sivakov, compagno di team ma non di nazionale (è naturalizzato francese), il suo vantaggio è tornato a salire con lo sloveno che lo ha gestito a modo suo: concedendo qualcosa in pianura e poi di suo passo, devastante, sulle salite, un po’ folle in discesa. Reazioni anche violente di Skujns e Healy, pure van der Poel ha cercato di dire la sua, ma già a due giri dall’arrivo sembrava chiaro a tutti che si lottava solo per il secondo posto.
Un brivido
Dopo 85 chilometri di attacco Pogacar è calato un po’. Venti secondi sono pochi, ma perderli così, da parte dello sloveno, è qualcosa di più che controllare la corsa. La fatica si sente eccome per uno fatto di carne e ossa pure lui. La corsa sembra quasi riaprirsi, Pogacar parlotta con l’ammiraglia, i secondi calano e la giuria fa passare l’ammiraglia del team e anche quella neutra. Dura qualche chilometro la crisi, poi passa. I secondi ricominciano a scorrere
Quella bicicletta… è già vecchia
La V4Rs di Tadej Pogacar è la bicicletta Colnago con cui lo sloveno ha vinto Giro e Tour de France, più maglie da scalatore, Tirreno Adriatico e Liegi, Strade Bianche così via. È stata preparata e presentata per lui in conferenza stampa pre Mondiale in versione speciale (dopo quelle celebrative di Giro e Tour) con tutte le vittorie più importanti. Da oggi pomeriggio anche quel telaio è già vecchio, occorrerà aggiungere l’iride.

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