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Home Tecnica Componenti bici Movimento centrale

Il movimento centrale della bicicletta

Redazione di Redazione
24 Dicembre 2015
in Movimento centrale
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2
Il movimento centrale della bicicletta

Il ruolo del movimento centrale è di fare da perno alle pedivelle consentendone la rotazione, la trasmissione più efficace della forza con le minori dispersioni possibili di energia.

Il movimento centrale è un altro componente che ha subito un’evoluzione molto importante negli ultimi anni. Un’evoluzione tutt’ora in corso visto che nuove soluzioni continuano ad uscire e non si tratta solo di interpretazioni differenti di un concetto affermato, ma di vere e proprie piccole rivoluzioni che portano a standard differenti. Questo, in effetti, può creare qualche confusione in più poiché gli standard diversi, spesso, portano con sé anche necessità di telai appositamente realizzati.

Andiamo con ordine, vi spieghiamo tutto.

>>> Attenti alla filettatura del movimento centrale

Movimento centrale classico

Il sistema tradizionale (quello che è possibile trovare tutt’oggi sui telai in acciaio anche di recente produzione) prevedeva un asse in acciaio temperato tenuto in posizione da un sistema di calotte regolate con precisione assoluta da un sistema a controdado. I pallini, trattenuti in gabbiette, potevano essere sostituiti così come ogni singolo pezzo del sistema.

Per il montaggio di un sistema di questo tipo ci vogliono chiavi apposite, ma anche molta abilità per lasciare al movimento la giusta fluidità ma senza fargli acquistare giochi che ne rovinerebbero rapidamente le parti.

Le estremità dell’asse di questo tipo sono sfaccettate con quattro lati. Il sistema, infatti, è anche detto a “perno quadro”. Sia Campagnolo che Shimano avevano sistemi di questo tipo benché i due standard fossero comunque diversi e non perfettamente compatibili tra loro.

Movimenti a cartuccia

La prima evoluzione dei sistemi a perno quadro si è avuta con l’introduzione dei movimenti a cartuccia. Non più calotte da regolare ma un sistema sigillato da sostituire completamente in caso di rottura. All’inizio si storse un po’ la bocca di fronte ad una soluzione che non permettesse la regolazione perfetta e “a orecchio” come con i sistemi tradizionali, ma il tempo smentì presto queste preoccupazioni. La precisione tecnologica, i cuscinetti sigillati e la grande facilità di montaggio decretarono un successo assoluto di questa soluzione.

Per montare il movimento bastava montare la calotta destra, infilare la cartuccia, e serrare la calotta sinistra. Facile e alla portata anche dei meno esperti senza rischio di danni.

Un movimento centrale a cartuccia. In questo caso niente perno quadro è già un movimento evoluto

Addio al perno quadro

Parliamoci chiaro: il perno quadro non è scomparso, però nelle bici di alta gamma è stato praticamente abbandonato. Rimane infatti vivo e vegeto in tutte quelle biciclette che non fanno della performance il loro obiettivo primario.

La ricerca verso la rigidità ha avuto come primo approccio proprio l’interfaccia tra movimento centrale e pedivelle. La soluzione è stata trovata nell’aumentare la superficie di contatto tra le parti con sfaccettature più complesse rispetto alla classica forma quadra.

Sono comparse allora soluzioni come l’Octalink di Shimano e l’Isis che hanno rappresentato una vera svolta dopo che la storia del ciclismo aveva conosciuto solo il perno quadro.

Il perno quadro (questo è di Campagnolo). Lo schema interno è quello del movimento centrale classico.

Asse passante

Il concetto classico di movimento centrale prevede le pedivelle che si innestano sull’asse che appoggia su cuscinetti interni alla scatola.

Sempre con l’idea di aumentare la rigidità è stata elaborata una soluzione che aumentasse la base di appoggio dell’asse. Non volendo appensantire i materiali si è passati a una soluzione più drastica: allargare l’appoggio dell’asse.

Per questo motivo i cuscinetti sono stati portati all’esterno della scatola del movimento centrale del telaio racchiusi in calotte da avvitare, comunque, sul telaio di misura standard.

Cuscinetti e asse, a questo punto, sono stati separati lasciando i primi nelle calotte ma fissando l’asse alla guarnitura per ottimizzare gli spazi a disposizione (e non rischiare di allargare il fattore Q). Il perno, viene quindi fatto passare attraverso le calotte fino a bloccarsi sulla pedivella sinistra in un sistema completamente nuovo e che ha riscosso un grandissimo successo.

BB30

Aumentare la rigidità del movimento allargandone la base di appoggio è una soluzione efficace. Ma un’altra soluzione può essere pensare ad un maggioramento dell’asse stessa del movimento centrale. Il BB30 è una soluzione che prevede l’impiego di un asse da 30 millimetri di diametro al posto del modello classico da 24. L’aumento delle dimensioni si ripercuote anche sul telaio che deve prevedere una scatola movimento di misura adeguata. La diffusione di questo standard è stata notevole anche grazie alla scelta di lasciare il brevetto “aperto”. Qualunque costruttore di componentistica può adeguarsi a questo standard senza la necessità di pagare diritti a nessuno.

Molti telai ormai vengono proposti con questa soluzione anche perché è comunque possibile inserire un riduttore nel telaio per poter montare movimenti centrali di dimensioni standard.

Lo schema del sistema BB30, a sinistra, e del perno passante.

 

Ultra Torque

Questo è il nome che Campagnolo ha dato alla sua soluzione ad asse passante. I motivi di questa soluzione sono sia tecnici che… politici.

La ditta vicentina ha abbandonato per ultima il perno quadro ed ha cercato una soluzione che fosse in grado di dare un effettivo vantaggio tecnico ma anche di aggirare i brevetti con cui la concorrenza aveva blindato la soluzione ad asse passante.

La soluzione è stata realizzare un asse passante in due pezzi. Due semi assi, montati allo stesso modo sulla guarnitura e sulla pedivella sinistra, si uniscono al centro della scatola del movimento con una soluzione ben conosciuta in meccanica il giunto Hirth. Si tratta di un impronta dentellata che fa combaciare perfettamente le due parti in una soluzione di grande robustezza ed efficacia.

Tra i vantaggio di questa soluzione Campagnolo ha dichiarato anche una riduzione degli ingombri esterni delle pedivelle (perché l’asse è già inserito su entrambe le pedivelle, senza dover pensare a soluzioni tecniche – ed ingombranti – per l’ancoraggio) a tutto vantaggio dello spazio a disposizione del piede.

L’Ultra Torque di Campagnolo

Press Fit

Il Press Fit per certi versi è analogo al BB30, ma nel telaio si incastrano delle calotte che contengono i cuscinetti di funzionamento. L’asse maggiorato e le calotte più larghe aumentano la rigidità. Ogni telaista poi tende a personalizzare la soluzione visto anche che la scatola più larga permette il montaggio di tubazioni di diametro maggiorato rispetto alle altre soluzioni.

Lo schema del sistema Press Fit e, sotto, le calotte

BBRight

Il BBRight è una soluzione asimmetrica. Il diametro dell’asse è di 30 millimetri sufficienti a dare grande rigidità alla pedivella. Al fine di massimizzare la larghezza e la rigidità del telaio, il cuscinetto del lato sinistro è stato spostato dal piano centrale della bici di 11 millimetri: sostanzialmente è la stessa posizione della soluzione con cuscinetti esterni alla scatola del movimento centrale. Ciò offre il vantaggio di permettere lo sviluppo massimo del telaio sul lato opposto alla guarnitura migliorando in modo significativo la rigidità laterale del telaio senza compromettere lo spazio. La lunghezza dell’asse da 79 millimetri risultante è un compromesso tra lunghezze degli assi da 68 e 90 millimetri nei sistemi esistenti.

Il fine di questo sistema, insomma, è quello di ottenere un sistema integrato tra telaio, pedivelle e movimento centrale per massimizzare la rigidità della parte.

BB386Evo

Questa tipologia di movimento centrale prevede una scatola larga 86,5 millimetri con diametro da 46 millimetri con asse da 30 millimetri di diametro

Qui l’approfondimento tecnico su questa tipologia: BB386Evo

L’elaborazione grafica evidenzia le differenze.

BB86

Questo sistema prevede una scatola del movimento centrale da 86 millimetri e con cuscinetti infilati a pressione nel telaio. Si tratta di una soluzione che unisce i vantaggi del movimento di tipo tradizionale, con i moderni di ampio diametro.

 

Tag: componentidescrizionemovimento centrale

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Commenti 2

  1. giulia says:
    9 anni fa

    non sono riuscita a capire se posso montare una corona che ha Movimento centrale a 4 bracci, 24/34/42 denti, lunghezza manovella 170 mm,su una bicicletta che ha una vecchia corona a 5 bracci

    Rispondi
    • Redazione Cyclinside says:
      9 anni fa

      Giulia, in questo caso conta il tipo di innesto sul movimento centrale: se è lo stesso puoi montare la guarnitura. Attenzione, anche, che se si tratta di montare una guarnitura tripla dove prima c’era una doppia potrebbe essere necessario un asse del movimento più lungo.

      Rispondi

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Cyclinside® è una testata giornalistica registrata nel 2008 e poi presso il Tribunale di Varese con n° 1/2019 del 31/01/2019 - Editore Guido P. Rubino P.I. 10439071001
Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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