Ci sono un vigile, un impiegato, un cuoco, un magazziniere e un carabiniere, almeno quelli che ho visto io, poi altri ancora. Molti sono in pensione ma devono dirtelo per rendertene conto. Sarà la bicicletta, ma daresti a tutti almeno 10 anni di meno di quelli che non ho chiesto.
E in Italia non si va più in pensione presto. Non ho contato l’età ma ho iniziato a contare le maglie appena entrato nel museo di La Spezia, intitolato ad Adriano Cuffini, un dirigente storico delle due ruote, appassionato al punto da mettere da parte una quantità infinita di cimeli.
A raccogliere un lascito così importante e, anzi, ad alimentarlo, ci ha pensato l’Associazione Sportiva Lorelì, alla guida di capitan Gian Carlo Zoppi, l’ex vigile, che ha messo in ordine e dato armonia a una quantità di materiali che entra a fatica nei locali concessi dal comune.
Un’infinità di maglie, campioni locali e internazionali, maglie iridate da campione del mondo, quella del 1982 di Saronni, firmata Castelli (che dall’anno dopo avrebbe avuto Parentini), quella di Freire, Bugno. C’è da perdersi e guardare con calma, che a ogni occhiata c’è una scoperta in più, una curiosità.
Poi le biciclette, dalla Bianchi dei Bersaglieri di inizio secolo ai primi telai in fibra di carbonio correndo dietro a tutta la storia della bicicletta che si può raccontare passo passo.
L’archivio delle riviste è un magazzino lussuoso di ciclismo pedalato e di storie, se mai aveste fatto una corsa in bici da queste parti, potete scommetterci, la memoria è qui. Archiviati in bella calligrafia ed elegante rilegatura, ci sono gli annali del ciclismo locale, un registro preciso fino all’ultima corsa di risultati e cronache.
Il Museo diventa un punto di incontro, stimola i ricordi per averlo pedalato o solo visto. Il campione locale che prometteva bene, la vecchia ammiraglia tenuta come un orologio con le classiche ancora da raggiungere. Che quando si vive il ciclismo si finisce inevitabilmente nelle sue storie.
Basta una passeggiata a La Spezia, che quando ci sono passato io aveva l’odore dell’estate, a due passio dallo stadio di calcio, giusto lì dietro.
C’è anche da rifocillarsi e raccontare altre storie, con un progetto in testa.
Perché chi si innamora di un museo, trova così tante storie da immaginare il futuro.
Scommettiamo?
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