Siamo figli della cultura dell’automobile. Le nuove modifiche al Codice della Strada che stanno andando in approvazione in questi giorni ne sono la conseguenza e anche come vengono accolte dalla massa.
Qualche esempio? I limiti di velocità sono percepiti quasi sempre come troppo bassi (guardate il report Anas e cercate i commenti sui social), macchine moderne, freni migliori, dispositivi di sicurezza permettono di andare più veloci di quanto imposto dai segnali stradali. Quindi si possono superare perché ci si sente sicuri.
È lì che succedono gli incidenti. Quando ci si sente sicuri. E sì che lo avevamo imparato da bambini, iniziando a correre, iniziando ad andare in bicicletta.
Con le nuove regole aumenta la sicurezza, dice il Ministro dei Trasporti, Salvini. Come si fa a farla aumentare
- Inasprendo le pene e innalzando la potenza per le auto dei neopatentati (pure se ne allunga la durata del limite). Inasprire le pene è il modo perfetto per dare soddisfazione apparente, ma se la regola non si accompagna ad un aumento dei controlli, non serve a niente. Faranno notizia, i primi tempi, quelli che ci cadranno con multe da mandare in rovina senza considerare che non è la multa altissima a fare da deterrente, quanto la certezza di prenderla, anche molto più bassa come costo.
- Mettendo assicurazione, casco e targa ai monopattini elettrici: in pratica se ne sancisce il definitivo tramonto. Invece di educare a usarli bene. Meglio bocciare, e pazienza se non si sa di cosa si stia parlando.
- Imponendo limiti più stringenti a chi beve troppo e usa il cellulare, ma anche limitando l’uso degli autovelox. Invece che imporne controlli di efficienza è certamente più facile, ma non poter verificare velocità inferiori ai 50 chilometri orari significa togliere valore ai limiti di 30 chilometri orari. Chi potrà più contestarne il superamento?
A Bologna, intanto, hanno già dimostrato che sono state risparmiate vite umane, in bicicletta e non solo.
Le biciclette!
E le biciclette? Si farà pagare cara ai ciclisti la regola del metro e mezzo per superarli finalmente approvata (ma come si farà a controllare?): le ciclabili che avevano proliferato dal tempo del Covid in poi, rischiano di diventare tutte illegali, quindi da spazzare via, come d’altra parte molti tifosi del Ministro dei Trasporti non vedono l’ora.
Già, siamo figli di una cultura per cui l’automobile non si compra per spostarsi, ma per dimostrare qualcosa, da strumento per spostarsi e spostare oggetti, è diventata status symbol, raggiungendo l’obiettivo di qualsiasi pubblicitario che fa la gioia dell’azienda per cui lavora. Quando si ha a che fare con uno status symbol non si parla più di utilità, ma di apparenza. Così finisci col comprare l’auto che puoi ma sogni di avere quella più grande, più potente, pure se non ti serve, pure se la usi per fermarti per primo nel traffico. D’altra parte, la pubblicità lavora bene. Sei nel traffico e pensi a correre via con l’auto, mica a restare fermo come accade il più delle volte.
Ecco, bisognerebbe metterlo nelle pubblicità per legge; se nei pacchetti di sigarette è imposto scrivere che nuocciono alla salute, con le auto andrebbe comunicato che fanno rimanere imbottigliati nel traffico. Altro che libertà da svendere a caro prezzo.

Ciao ciao ciclabili
È inutile illudersi che non vedere più a terra i segni delle ciclabili significherà poter andare più veloci in automobile. Il limite già c’è ed è imposto dal numero di veicoli troppo grandi che invadono le nostre città. E quando finalmente ci potremo sfogare, senza più questi segnali tanto odiati a favore di ciclisti percepiti sempre più come abusivi, potremo finalmente dimostrare chi siamo, ricchi e forti e con l’ego al massimo. Sentendoci sicuri fino a scoprire, tragicamente, che ci eravamo sopravvalutati. Ma ormai sarà troppo tardi.
Altro che sicurezza.

































