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Home Preparazione

Il riscaldamento di Pogacar? Arrivano gli elastici

Con un tecnico approfondiamo la metodica pregara comparsa nel team del Campione del Mondo. Fa perno su uno strumento semplicissimo, estremamente funzionale, ma non facile da usare

Maurizio Coccia di Maurizio Coccia
25 Febbraio 2025
in Preparazione, TechNews
A A
1
Pogacar bande elastiche

Il termine corretto è “bande elastiche”: ci hanno incuriosito perché all’inizio di questa stagione 2025 sono entrate nel repertorio tecnico della “corazzata” UAE Team Emirates, lei e di Tadej Pogacar, che a ridosso delle tappe dell’UAE Tour è stato immortalato nel pregara a “stirare” con gambe e braccia queste fettucce estendibili.

Un brevetto già conosciuto

«Non è affatto nulla di nuovo, il primo brevetto delle bande elastiche risale, pensate un po’, al 1895 – ci scioglie i dubbi Massimiliano Sellini, preparatore atletico FCI e tecnico biomeccanico, che abbiamo interpellato proprio per approfondire questo argomento -. Le bande elastiche sono uno strumento che si conosce e si usa da tanto tempo nel fitness.

«Semmai, se di novità vogliamo proprio parlare, è che c’è qualche team che le rende pubbliche, che mostra le proprie metodiche di lavoro. Ma non credo proprio che sia la prima volta che vengono usate nel ciclismo. Comunque, se così fosse, non male: le fasce elastiche sono uno strumento di allenamento estremamente funzionale e utile, non solo per il riscaldamento per il ciclismo».

Di cosa si tratta specificamente?
«Di fasce realizzate in tessuto elastico o in lattice. In commercio se ne trovano di diversi colori, che corrispondono a diverse densità e di conseguenza diverse capacità di estensione. Gli esercizi con le bande elastiche permettono di generare una contrazione muscolare progressiva, o più precisamente una contrazione auxotonica, per cui all’aumentare della tensione che si produce nel muscolo, la resistenza opposta dalla fascia aumenta, richiedendo maggiore lavoro muscolare. È in pratica il contrario di quel che avviene quando si usano i manubri, dove il lavoro richiesto diminuisce progressivamente rispetto al movimento dell’arto, visto che l’articolazione produce leve via via più vantaggiose».


Insomma, si potrebbe ottenere lo stesso anche con i “pesetti”?
«No, proprio la tipologia di lavoro muscolare che serve per mettere in tensione le bande elastiche consente di replicare in modo estremamente preciso il movimento che l’atleta sarà chiamato a compiere in gara. È in pratica un modo estremamente mirato per preparare muscoli e articolazioni al movimento specifico che le attende a breve».

Quindi, non una metodica specifica solo per il ciclismo?
«Assolutamente no, le bande elastiche sono uno strumento che in genere può avere valenza in termini di riscaldamento, in termini di defaticamento e perché no anche di costruzione o mantenimento delle varie qualità atletiche di forza. Inoltre, c’è anche un’ulteriore valenza in termini riabilitativi».

Insomma, roba da consigliare a tutti gli sportivi, non solo ai professionisti?
«In un certo senso sì, le bande elastiche sono metodica estremamente utile e funzionale. Ma alla semplicità connaturata allo strumento non corrisponde altrettanta facilità esecutiva. Intendo dire che quella che si fa con le bande elastiche è metodica molto complessa, è necessario che sia un tecnico esperto ad indicare quale è il tipo di esercizio da fare, quale l’ampiezza articolare da replicare e quale il tipo di elastico in base al risultato che si vuole di volta in volta ottenere.
Nel caso di Pogacar, ma anche di Egan Bernal che ho visto usare questa metodica, sono sicuro che dietro quegli esercizi oggi diventati pubblici grazie a social, ci siano preparatori che hanno indicato precisamente modalità e tecnica dei movimenti da fare. E con quali specifici elastici. In assenza di queste condizioni un esercizio del genere può essere più dannoso che vantaggioso».

L’utilizzo è apparentemente semplice. Ma dovrebbe sempre essere un istruttore a indicare esecuzione e movimenti

Che tipo di movimenti fa Pogacar con gli elastici?
«Ripeto, a giudicare dalle clip che circolano sui social il corridore replica con gli elastici ampiezza e tipologia del gesto durante la gara. E lo fa sempre in modo estremamente modulabile, preciso. Aggiungo che ai risvolti strettamente muscolari si aggiunge anche tutta la sfera relativa alla propriocezione che un esercizio del genere implica. Intendo dire che gli elastici possono produrre vantaggi anche nella coordinazione e nell’equilibrio, perché quei movimenti lì che l’atleta compie con le gambe o con le braccia, in realtà vanno a coinvolgere più muscoli del corpo».

Che sia effettivamente una prima assoluta oppure no per il ciclismo ci interessa relativamente; sta di fatto che negli ultimi anni le metodiche di preparazione, di riscaldamento e defaticamento hanno fatto grandi passi avanti rispetto a qualche anno fa. Vero?
«Assolutamente sì. È vero che il ciclismo porta storicamente con sé una certa arretratezza nell’applicare e recepire le nuove tecniche di allenamento, nell’aprirsi ad altri mondi. Ma oggi la situazione è decisamente cambiata e in questo senso l’utilizzo delle fasce elastiche può essere solo uno dei tanti esempi».

Wout Van Aert: solo il più celebre dei pro rider odierni che considerano la corsa a piedi attività propedeutica per la stagione in sella

Qualche altro?
«Ad esempio il fatto che in maniera sempre più diffusa si stiano riconoscendo i vantaggi propedeutici di discipline fino a qualche anno fa assolutamente bandite, considerate “male assoluto”. Prima di tutto mi riferisco alla corsa a piedi. Il fatto che la corsa a livello muscolare implichi anche una fase eccentrica e non prevalentemene concentrica come è nel ciclismo, ha storicamente assegnato alla specialità una valenza del tutto negativa. Ora la situazione è decisamente cambiata, i casi di tanti corridori che si allenano correndo a piedi lo dimostrano, la valenza propedeutica della corsa è tutto meno che dannosa anche per il ciclismo di altissimo livello. E se il livello di questo sport, oggi, è cresciuto tantissimo, questo è anche il frutto di particolari importanti come questo».

immagini da https://x.com/lucasaganronald

Tag: bande elastichepreparazioneriscaldamentoTadej Pogacar

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Commenti 1

  1. Fulvio MASSINI says:
    2 anni fa

    molto interessante

    Rispondi

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Cyclinside® è una testata giornalistica registrata nel 2008 e poi presso il Tribunale di Varese con n° 1/2019 del 31/01/2019 - Editore Guido P. Rubino P.I. 10439071001
Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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