Due riflessioni ci sono arrivate in redazione in questi giorni, partono da prospettive diverse ma arrivano a conclusioni inevitabilmente simili visto che si parla di traffico.
L’attenzione è sul tempo perso in auto, soprattutto nelle aree urbane, dove il mezzo privato è sempre più una componente strutturale della mobilità quotidiana. Non si tratta solo di traffico o congestione, ma di una somma di micro-tempi che si accumulano fino a incidere sull’intera giornata. Siamo abituato, su Cyclinside, a sommare i tempi guadagnati da soluzioni tecnologiche estreme ma qui i cosiddetti marginal gain, i guadagni marginali sono al contrario. Restando nell’ambito degli inglesismi li possiamo definire dei marginal loss, perdite di tempo marginali che sommate fanno un totale di ore perse in automobile anche solo a cercare parcheggio.
Questa è la fotografia che riporta Parclick.it parlando di appuntamenti perduti (9 conducenti su 10 dichiarano di sperimentare questo problema spesso), ma anche di vero e proprio stress da parcheggio rilevato nel 62 per cento degli automobilisti. Conseguenza anche di un’alta percentuale di soggetti che hanno rimediato almeno una multa per sosta irregolare.
Il punto, però, va oltre il singolo episodio. Il tempo perso in auto non è più solo una questione individuale, ma un indicatore di inefficienza del sistema. Giri a vuoto, rallentamenti, soste improvvisate e deviazioni incidono sulla qualità della mobilità e si traducono in maggiore consumo di carburante, emissioni e occupazione dello spazio pubblico.
È su questo piano che si inserisce la riflessione di FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta), che in occasione dell’Earth Day richiama l’attenzione su un modello di spostamento ancora fortemente centrato sull’auto. In Italia, i trasporti rappresentano un’eccezione nel quadro delle emissioni: sono infatti in aumento rispetto ai livelli del 1990, con una crescita superiore al 7 per cento. Il trasporto su strada pesa per oltre il 90 per cento di queste emissioni.
In città, un disastro
Nei centri urbani, la pressione è ancora più evidente. Secondo le stime riportate da FIAB, circolano fino a 2,5 – 4 volte più auto rispetto a un livello compatibile con una mobilità sostenibile. Anche l’aumento delle automobili negli ultimi dieci anni, nei centri urbani, è stato significativo per numeri e per ingombro, le automobili sono mediamente più grandi di una volta.
Un eccesso che si traduce in congestione cronica, tempi dilatati e difficoltà crescenti anche nelle operazioni più semplici, come trovare parcheggio.

Il risultato è un sistema in cui ogni spostamento richiede più tempo del necessario. Non solo per la distanza o il traffico, ma per l’insieme delle criticità che accompagnano l’uso dell’auto: accessi limitati, aree regolamentate, scarsità di spazi disponibili. In questo contesto, la ricerca del parcheggio diventa una sorta di estensione del traffico stesso.
Prospettiva culturale
La soluzione? Un cambio di prospettiva che parte dalle abitudini quotidiane che fa riferimento a una questione culturale che più volte abbiamo evocato nelle nostre pagine.
Anche interventi minimi, come inserire 15 minuti di cammino negli spostamenti giornalieri, possono ridurre le emissioni fino a 0,7 kg di CO2 al giorno per persona. L’obiettivo è agire sulla domanda di mobilità, non solo sull’offerta, riducendo il numero complessivo di veicoli in circolazione.
Per questo è stata creata l’iniziativa #muoviamociperlaterra va in questa direzione, coinvolgendo cittadini, aziende e istituzioni in una sperimentazione diffusa di modalità alternative: mobilità attiva, trasporto pubblico, intermodalità. Un approccio che punta a ridurre il carico sulle città e, di conseguenza, anche il tempo perso in auto.
In questo scenario, strumenti come la prenotazione del parcheggio rappresentano una risposta pur parziale ma concreta. Parclick.it ci parla di risultati significativi. Siamo abituati a prenotare un posto auto per lunga sosta in aeroporto e molti utenti sarebbero pronti anche in città e, chi può, sfrutta l’occasione.
La questione, infatti, resta sistemica. Finché l’auto privata continuerà a essere il mezzo prevalente per la maggior parte degli spostamenti quotidiani, il tempo perso tra traffico e parcheggio rimarrà una costante. Ridurlo significa ripensare l’intero modello di mobilità, intervenendo sia sulle infrastrutture sia sulle scelte individuali.






































Riflessione interessante sulla mobilità urbana specie nelle grandi città, che risulta essere particolarmente lenta, a causa di tutti gli ostacoli che si incontrano sul percorso, a cominciare dai semafori passando per le strisce pedonali e agli altri utenti della strada che si incontrano… anche se le pubblicità delle aziende automobilistiche raccontano di strade sempre sgombere sulle quali si possono raggiungere velocità in immaginabili.