Gentile Direttore,
ho letto la sua risposta giusta a un signore che vuole classificare tutti i ciclisti dei pirati. Sanzionare i ciclisti per comportamenti scorretti è d’obbligo, come pure la controparte dediti a chattare , incuranti del traffico e ancor più dei ciclisti. Una buona giornata
Roberto Diodoro
Gentile Direttore, Ho letto la sua risposta, però la devo contraddirla: tutti facciamo infrazione, inclusi i suoi protetti, pedoni, motociclisti. Insomma, tutti. Ciò non toglie che gli automobilisti sono i più sanzionati, giustamente, ma il giustamente vale per tutti compresi “i suoi ciclisti”, passano con il rosso, vanno contromano, sui marciapiedi. In Italia, chi va sulle due ruote si crede onnipotente. Dimenticavo i monopattini. Le regole sono per tutti e vanno rispettate. Senza se e senza ma. La ringrazio e porgo cordiali saluti.
Perrone Luigi
Gentile Direttore,
Sono stato ciclista fino a qualche anno fa. Il comportamento dei ciclisti al 75% è irrispettoso degli automobilisti e spesso violento. Tali comportamenti sono causa di incidenti che nel 90% dei casi è colpa dei ciclisti. Le forze dell’ordine non intervengono mai e fanno finta di non vedere soprattutto se sono in gruppo perché hanno paura delle reazioni mafiose dei ciclisti. Ignorano piste ciclabili, semafori, stop, viaggiano affiancati per chilometri etc. Spero che vengano varate norme molto più severe e provvedimenti economici pesanti a carico di chi usa la bicicletta. Sono diventati peggio delle gang di periferia.
Maurizio Lattanzi
Gentile Direttore, mi consenta di dissentire dalla sua ultima risposta, sempre con educazione, per me indispensabile, quando lei parla che i ciclisti si allenano e non gareggiano da una visione distorta da quello che è sotto gli occhi di tutti, provi ad immaginare, se piloti di F1 o di Rally si allenassero su strade pubbliche o aperte al pubblico passaggio, lo stesso vale anche x i motociclisti professionisti ed amatoriali, ribadisco che laddove le strade siano aperte a tutti gli sport che coinvolgano veicoli, devono avvenire in luoghi chiusi al passaggio pubblico, quindi velodromi, piste auto motoristiche, e persino ippodromi (anche cavallo e carretto è considerato veicolo per il CdS) Grazie
Andy Rau
Gentile Redazione… Da molti anni ho una bicicletta da corsa quasi 54 anni ne ho viste di tutti i colori con gli automobilisti quelli peggiori sono negli ultimi 10 anni con macchine che sembrano autobus da quanto larghe sono e le strade per forza necessitano di piste ciclabili ! Comunque sia vi assicuro le biciclette non investono i pedoni sulle strisce pedonali e nemmeno incidenti tra bicicletta accadono se non per il manto stradale disastrato o piene di buche , buche tra l’altro per scarsa manutenzione con la tassa sul bollo delle auto le strade dovrebbero essere lastricate di oro invece contano molto probabilmente proprio sulle suv per non ritenere in considerazione di asfaltare le strade in quanto molto prestanti per affrontare le strade dissestate così per poi risparmiare la spesa per rimetterle a nuovo e chissà i soldi recuperati in questo modo in che tasche finiranno ! Scusate della mia malafede ma molti comuni in Veneto sono gestiti veramente male proprio sul tema stradale. Ah, e aggiungo parlo da patentata di prima categoria e mai fatto incidente stradale dagli anni 1972 . Un cordiale saluto a tutti voi.
Caterina Bergamo
I “miei” ciclisti si comportano male troppo spesso, e lo sappiamo anche grazie alle lettere che arrivano dagli stessi ciclisti, che non raccontano una realtà edulcorata né indulgente. Su questo non c’è alcuna difesa d’ufficio da fare.
Che cosa vogliamo fare, allora? In realtà basterebbe poco: la bicicletta non ha meno diritti sulla strada, ma nemmeno di più. È però un utente debole e chi guida un mezzo potenzialmente più pericoloso deve averne piena coscienza, senza per questo sentirsi defraudato di nulla.
Allenarsi, come giustamente sottolinea uno dei lettori, non significa gareggiare. Chi confonde le due cose sbaglia, e mette in pericolo sé stesso e gli altri. Detto questo, attribuire ai ciclisti la responsabilità prevalente degli incidenti è una lettura scorretta: i numeri raccontano altro.
E raccontano anche di infrastrutture spesso inadeguate rispetto a un numero crescente di persone che vorrebbero pedalare rispettando le regole. Il problema è soprattutto qui, senza bisogno di cercare scuse o capri espiatori.

































