Quasi la metà degli italiani riconosce un miglioramento delle infrastrutture ciclabili nell’ultimo anno, ma questo passo avanti non si traduce in una maggiore percezione di sicurezza, soprattutto quando si parla di bambini. È uno dei messaggi centrali che emerge dal rapporto Stato della nazione di Shimano, basato su una ricerca condotta su 25.000 persone in oltre 25 Paesi europei.
Lo studio sull’Italia
Il dato italiano fotografa una situazione ambivalente. Il 47 per cento degli intervistati afferma che nella propria zona le infrastrutture ciclabili sono migliorate negli ultimi dodici mesi, segno che gli investimenti e i cantieri sono visibili. Tuttavia, il 41 per cento non è d’accordo con l’affermazione secondo cui andare in bicicletta sia diventato più sicuro per i bambini. Una distanza che evidenzia come la realizzazione di nuove opere non basti, da sola, a generare fiducia diffusa.
L’Italia resta comunque un Paese con una forte tradizione ciclistica: il 95,7 per cento della popolazione ha posseduto una bicicletta almeno una volta nella vita, un dato che colloca il Paese al decimo posto in Europa. Questo patrimonio, però, rischia di non consolidarsi se le condizioni quotidiane non favoriscono un utilizzo continuativo e percepito come sicuro, soprattutto per le famiglie.
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Riparazioni difficili per le biciclette
Uno dei principali fattori di freno è rappresentato dalla manutenzione. A livello europeo, il rapporto stima che 212 milioni di persone incontrino ostacoli nell’accesso ai servizi di riparazione, e che 121 milioni utilizzino meno la bicicletta proprio per queste difficoltà. Si tratta di un numero rilevante, che restituisce l’immagine di una mobilità fragile, legata non solo alle infrastrutture ma anche alla possibilità concreta di mantenere il mezzo in efficienza.
Di questi 121 milioni, 65 milioni dichiarano di pedalare molto meno rispetto al passato, con riduzioni che vanno da un quarto dell’uso abituale fino all’abbandono completo. Un segnale chiaro di come problemi apparentemente pratici possano trasformarsi in scelte strutturali di rinuncia.

In Italia, il 46,9 per cento di chi ha posseduto una bicicletta afferma di aver incontrato difficoltà legate alla manutenzione. Il dato è leggermente inferiore alla media europea in termini di impatto sulla frequenza di utilizzo, ma la natura dell’ostacolo è significativa: il 28 per cento indica nei lunghi tempi di attesa presso i negozi di biciclette il problema principale. Questo elemento suggerisce una carenza di capacità nella rete di assistenza, dove la domanda di meccanici qualificati supera l’offerta disponibile.
Nel resto d’Europa, le difficoltà sono distribuite tra costi elevati, carenza di negozi locali o orari poco compatibili con le esigenze quotidiane. In molti casi, queste barriere portano a soluzioni alternative: il 26,9 per cento prova a riparare la bicicletta in autonomia, il 21,8 per cento si affida ad altri mezzi di trasporto e il 20,7 per cento riduce la frequenza delle uscite. Il dato più critico riguarda il 16,4 per cento che dichiara di aver smesso del tutto di andare in bicicletta.
La sicurezza dei bambini
Accanto alla manutenzione, la sicurezza dei bambini rappresenta l’altro grande tema emerso dal rapporto. Nonostante i miglioramenti infrastrutturali, meno di due quinti degli europei ritengono che nell’ultimo anno andare in bicicletta sia diventato più sicuro per i più giovani. In molti Paesi, la percezione è di una situazione ferma o addirittura in peggioramento.
Il confronto tra Stati mostra differenze marcate. La Polonia registra il saldo più positivo tra chi percepisce un miglioramento, mentre la Grecia chiude la classifica con il dato più negativo. Sorprende la posizione dei Paesi Bassi, tradizionalmente considerati un modello per la mobilità ciclistica, che presentano un saldo negativo, forse legato a nuove criticità come l’aumento di mezzi ingombranti sulle piste ciclabili.
L’Italia si colloca in una posizione intermedia, con una differenza netta negativa che la pone dietro a Paesi come Spagna e Francia, dove l’ottimismo sulla sicurezza dei bambini è più elevato. Il rapporto evidenzia anche un divario generazionale: i giovani adulti italiani, tra i 18 e i 24 anni, indicano più spesso i programmi di sensibilizzazione nelle scuole come strumento prioritario per migliorare la sicurezza, mentre le fasce più anziane mostrano un approccio diverso.
Infrastrutture
Quando si chiede quali interventi dovrebbero essere prioritari per rendere più sicuro l’uso della bicicletta da parte dei bambini, la risposta è trasversale in tutta Europa: infrastrutture realmente a misura di bambino. Un’esigenza condivisa sia da chi percepisce miglioramenti sia da chi non li vede, a conferma del ruolo centrale della progettazione urbana.
Sul piano infrastrutturale, il rapporto evidenzia forti disparità tra i Paesi. Polonia, Francia e Finlandia guidano la classifica per percezione positiva dei miglioramenti, mentre Grecia, Repubblica Ceca e Bulgaria occupano le ultime posizioni. Paesi come Paesi Bassi, Belgio e Danimarca, pur essendo considerati pionieri, si collocano nella parte bassa della graduatoria. Non per un arretramento reale, ma per aspettative più alte in contesti ormai maturi.

Per l’Italia, il miglioramento netto del più 9,80 per cento indica un progresso reale ma contenuto. I cambiamenti sono visibili, ma percepiti come lenti o frammentari, insufficienti a modificare in modo deciso l’opinione pubblica e a rafforzare la fiducia nella bicicletta come mezzo quotidiano, soprattutto per i più giovani.
Il ciclismo parte da qui
Secondo Ties van Dijk, responsabile advocacy di Shimano Europe, il rapporto è un segnale di allarme per il futuro del ciclismo. Milioni di persone vorrebbero pedalare di più, ma vengono scoraggiate da ostacoli che non dovrebbero esistere, dalla complessità della manutenzione alle preoccupazioni sulla sicurezza dei bambini. Le infrastrutture fisiche migliorano, ma senza servizi accessibili e senza un ambiente percepito come sicuro per la prossima generazione, il rischio è quello di ridurre la partecipazione proprio nel momento in cui la mobilità attiva e sostenibile sarebbe più necessaria.


































