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Home e-Bike

La bici elettrica “low-cost”: alla scoperta dei kit di conversione

Ci sono diversi modi per "elettrificare" la bici muscolare. Ne abbiamo testato uno assieme ad un esperto che li monta e che ci illustra le varie tipologie

Maurizio Coccia di Maurizio Coccia
22 Luglio 2025
in e-Bike, TechNews, Video
A A
4

I kit di conversione e-bike? Sono quelli che permettono di trasformare una bici tradizionale, o se preferite “muscolare”, in bici a pedalata assistita.

Sono l’alternativa economica alla bici elettrica nativa, sono spesso la soluzione migliore per dotarsi di un mezzo facilmente e velocemente convertibile all’uso elettrico o “solo muscolare”; sono ancora valida opzione per chi vuole scegliere dove posizionare il motore e che tipo di batteria accoppiarci; sono infine la soluzione migliore per i tanti che hanno anche un legame affettivo con la propria bici e che storcono il naso all’idea di abbandonarla del tutto per passare a una bici elettrica che nasce tale.

In poche righe abbiamo sintetizzato i vantaggi legati a questo segmento del mondo pedelec; sì, perché tutti i kit in commercio omologati per questo utilizzo hanno caratteristiche tecniche che li fanno rientrare in questa categoria; ovvero “staccano” ai 25 km/h e attivano l’assistenza solo se c’è effettivamente spinta dai pedali.

Ma come vanno? E quale è il sistema più adatto rispetto alle varie biciclette? Quale rispetto alle diverse esigenze personali?

Buona parte delle risposte a queste domande le trovate nel video, realizzato dopo una mattinata di “short test” equipaggiati con una Specialized Stumpjumper di una decina di anni fa, elettrificata con motore integrato nel mozzo: nel contesto splendido dei percorsi della Rete Ciclabile dei Trabocchi ci siamo fatti equipaggiare e poi guidare in sella proprio da un tecnico, Andrea D’Addario di BikeXplora, che i kit di conversione li monta e li vende.

Quanto costano

I kit di conversione che monta BikeExplora vanno dai 700 ai 1000 euro chiavi in mano”, ovvero comprensivi di montaggio, ma chi è capace o ha particolare dimestichezza con la meccanica ciclistica può anche cavarsela con molto meno.

Sul mercato si trovano kit di conversione anche a meno di duecento euro. L’offerta che si può trovare sulle varie piattaforme di e-commerce è sconfinata e variegata, ma fondamentalmente classifica le tipologie di kit di conversione in tre famiglie: i kit di conversione con motore integrato nel mozzo anteriore, quelli con motore nel mozzo posteriore, e quelli con motorizzazione centrale, da applicare vicino la scatola movimento, esattamente come accade per le bici elettriche cosiddette “mid-drive”.

A loro volta i vari sistema possono avere caratteristiche tecniche e dimensionali compatibili con le varie tipologie di bici: da strada, fuoristrada, da trekking o da città, con o senza freni a disco, eccetera…

Kit con motore nel mozzo anteriore

Sono indubbiamente i più economici e facili da installare: il kit include la rota completa con il corpo mozzo con motore interno e generalmente batteria, che in realtà in molti casi si può anche comprare a parte. Esattamente come per i kit con motore nel mozzo posteriore, caratteristiche meccaniche del cerchio e tipologia della raggiata sono studiate per assecondare la coppia generata dal motore, per questo non è pensabile montare il mozzo allestendo una ruota con raggi e cerchi che non siano dimensionati rispetto al mozzo particolare che alloggiano.

Una bici “classica” convertita con motore nel mozzo anteriore: il design è praticamente immutato; la guidabilità un po’ meno

Integrato nell’asse del mozzo è anche il cavo che collega il motore alla batteria e al display a manubrio.

In questa fattispecie la coppia prodotta è relativamente limitata, mentre l’autonomia è chiaramente in funzione della batteria che si va a scegliere, ma che ogni caso ha dimensioni e ingombri che permettono di alloggiarla con degli strap e/o delle viti al tubo diagonale o spesso anche ad un portapacchi posteriore (incluso nel kit). E questo sia che si parli di kit con motore nel mozzo anteriore o posteriore.

La spinta del motore anteriore è quella che più di ogni altro trasmette a chi è alla guida la sensazione di “traino”, oltre a concentrare parecchio tutto il peso sull’avantreno della bici, avendo quindi incidenza anche sullo stile di guida e sulle caratteristiche di sterzata.

Kit con motore nel mozzo posteriore

La meccanica dei motori dei kit nel mozzo posteriore è identica a quella dei kit con motore anteriore, così come simile è il peso del mozzo, poco più di un chilo; cambia sostanzialmente la distribuzione del peso (e anche la lunghezza del cavo di collegamento alla batteria, in funzione di dove questa è collocata). In generale, però, i kit con motore posteriore hanno molta meno incidenza sullo stile di guida originario della bici.

La Specialzied Stumpjumper che abbiamo testato: motore nel mozzo posteriore e “+4” chili rispetto alla configurazione di serie

Kit con motore centrale

Esattamente come accade per le e-bike native, i kit di conversione mid-drive sono quelli che forniscono i maggiori livelli di forza. L’installazione è decisamente più complessa, se non altro perché richiede quasi sempre di smontare il movimento centrale originale, così come è più complesso pensare di riconvertire velocemente all’uso muscolare la bicicletta.

Inoltre, maggiori livelli di coppia fornita, significano anche maggiore stress meccanico per i componenti trasmissione (catena, pacco pignoni, mozzo) con conseguente maggiore usura e carico per componenti che non sono nati per l’uso elettrico.

Questo è un particolare da tenere sempre a mente nel momento in cui si opta per un kit di conversione: si va infatti a snaturare l’architettura originale dalla bici, con componenti non previsti nella configurazione di serie. Va da sé. Pertanto, che nel momento in cui si applica un kit di conversione, si può certamente far valere le garanzie legali sull’articolo appena montato, ma d’altro canto vengono immediatamente a decadere le eventuali garanzie sul telaio e sui componenti.

La batteria. E il peso in più

Nella maggioranza dei casi i kit di conversione consentono di scegliere che tipo di batteria accoppiare al motore, di definirne l’autonomia e ovviamente di scegliere dimensioni e forma più adeguate ai vari tipi di bici.

La batteria è in genere la componente che pesa di più dell’intero kit (soprattutto nel caso di motore nel mozzo): in ogni caso l’aggravio di peso che produce un kit di conversione va in genere da un minimo di tre a un massimo di sei chili (compresa l’unità di controllo, che nella maggior parte dei casi è legata al motore e comunica con quest’ultimo in modo wireless).

I nostri feedback

Noi un kit di conversione con motore nel mozzo lo abbiamo provato, e vi invitiamo a cliccare sul video per vedere la nostra prova e darvi conto dei nostri feedback: di sicuro quella che abbiamo testato noi è una delle opzioni più veloci, più leggere, più “soft” di elettrificare una bici; e alla bisogna anche di riconvertirla a muscolare.

Il nostro short test su uno splendido itinerario della Rete Ciclabile dei Trabocchi, in Abruzzo

Lo stile di guida, però, ne esce parecchio condizionato, nel senso che si percepisce subito di guidare un mezzo la cui architettura originaria è stata stravolta.

Questo evidentemente non capita con le bici elettriche native, che hanno telaio, architettura di funzionamento e geometria pensate specificamente per il motore (e la batteria) che alloggiano.

Tag: bici elettricabici elettrica economicakit di conversione elettrica

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Commenti 4

  1. Alessandro says:
    6 mesi fa

    Questi kit esistono da una vita. Spesso sono assurdi e, solitamente molto difettosi. In caso di guasti, anche soltanto ai contatti, fai prima a tirar via tutto. Sulla bici ti ritrovi fili in ogni dove, connettori e sensori, tutti esposti e soggetti a subire le condizioni atmosferiche, urti e strappi. I motori nel mozzo, se non di altissima qualità (non quelli dei kit), spessissimo non sono impermeabili, si allagano e si rompono. Il peso delle batterie spesso non può essere sostenuto da telai non progettati per farlo, che poi si rompono. Oltretutto non sono regalati. Vista la pessima qualità che uno si ritrova in una bici kittata, tanto vale acquistare una ebike di basso costo. Sicuramente avrete un mezzo più guardabile e con garanzia. Detto da chi ha ebike da 20 anni.

    Rispondi
    • tubcf says:
      6 mesi fa

      Sa dit?..io felice possessore di un bafang motore centrale da più di 6 anni :zero problemi! Per i cavi basta fare un lavoro decente di posizionamento,ho preso anche pioggia ma non si è scomposto i midrive bafang hanno certificazione per acqua,cavi ,spinotti,computer,e motore,e ho reciclato la mia amata biammortizzata spendendo solo 6-700€ compresa batteria,montaggio semplice davvero,praticamente solo il movimento da smontare di un po’ impegnativo..TOP

      Rispondi
  2. ANDREA says:
    6 mesi fa

    Non sono per niente d’accordo, tutto sta da cosa si pretende dalla bici. Un motore al mozzo va benissimo per una onestà bici da città in pianura o con lievi salite. Che i motori si allagano o altro è ovvio che non vanno lasciati sotto la pioggia continua. Inoltre sono esattamente gli stessi motori al mozzo che s trovano sulle bici economiche. Non esistono 2 line di prodotto. Oggi molti kit sono precablati con connettori impermeabili cosa che 10 anni fa non c’era ma neanche c’erano le bici commerciali. Quanti kit hai montato e quanti telai hai rotto?

    Rispondi
  3. alessandro borzi says:
    6 mesi fa

    ho una bici decathlon con kit thongsheng pagato 300 euri e do via a tutti quelli con inq-q-ebike da 4 5 o 6 k

    Rispondi

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Cyclinside® è una testata giornalistica registrata nel 2008 e poi presso il Tribunale di Varese con n° 1/2019 del 31/01/2019 - Editore Guido P. Rubino P.I. 10439071001
Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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