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Home Eventi e cultura

La crisi della bicicletta non nasce dal Covid. È una scelta di sistema

La bici non è in crisi per il Covid: ecco cosa stiamo fingendo di non vedere. E, invece, dovremmo tenerne conto: alcuni appunti

Stefano Boggia di Stefano Boggia
23 Febbraio 2026
in Eventi e cultura
A A
11
negozio biciclette

Da mesi, forse anni, sentiamo ripetere la stessa frase: “Il mercato della bici è in crisi perché durante il Covid si è venduto troppo.” È una spiegazione comoda, semplice, rassicurante. Troppo rassicurante. Perché se fosse davvero così, saremmo davanti a un normale assestamento post-boom. Invece quello che stiamo vivendo è qualcosa di più profondo, strutturale, culturale.

Durante il Covid la domanda è aumentata, è vero. Ma non è mai stata completamente soddisfatta: mancavano componenti, mancavano gruppi, mancavano consegne puntuali. Non c’è stato un eccesso di offerta tale da giustificare un crollo pluriennale. Ridurre tutto a “abbiamo venduto troppo” significa non voler guardare il quadro completo.
La crisi della bici non nasce dal Covid. Nasce da un sistema che continua a scegliere altro.

L’automobile resta il centro del mondo

Il primo nodo è politico ed economico. L’automobile è il settore realmente in difficoltà strutturale, e proprio per questo viene protetto, sostenuto, incentivato. Si spinge sull’elettrico come soluzione ecologica definitiva, ma l’impatto complessivo – produzione delle batterie, materie prime, ciclo di vita – è tutt’altro che semplice da definire neutro. Eppure la narrazione è potente: l’auto va salvata.

La bici, che è oggettivamente il mezzo più efficiente e sostenibile che esista, non riceve la stessa attenzione sistemica. Non ha la stessa forza industriale, non ha lo stesso peso politico, non muove gli stessi interessi. E quando un settore non è centrale nelle politiche pubbliche, prima o poi ne paga il prezzo.
Non è il mercato che ha abbandonato la bici. È il sistema che non l’ha mai davvero messa al centro.

Infrastrutture assenti, paura crescente

Si parla continuamente di mobilità sostenibile, ma le piste ciclabili sono poche, spesso scollegate, a volte pericolose. Non esiste una rete organica, esistono segmenti. E un segmento non crea fiducia.

Nel frattempo aumentano gli incidenti, cresce la percezione di pericolo, e la paura diventa il vero freno invisibile del mercato. Quando una famiglia ha timore di mandare il figlio in strada, non stiamo parlando di vendite in calo: stiamo parlando di una frattura culturale.
Se una generazione impara ad andare in bici a otto anni invece che a quattro, non è un dettaglio statistico, è un segnale. Significa che la bici non è più libertà spontanea, ma attività controllata, confinata, sorvegliata.
E quando la bici perde lo spazio pubblico, perde anche il suo futuro commerciale.

Il movimento gravel nasce anche da qui: dal bisogno di allontanarsi dal traffico, di cercare strade bianche, sentieri, percorsi secondari. Non è solo una moda tecnica, diventa una fuga. Ma un settore che si rifugia non sta crescendo: sta adattandosi a una sconfitta silenziosa.

L’effetto e-bike: boom iniziale, contraccolpo strutturale

Le bici “elettriche” dovevano rappresentare la grande espansione del mercato. In parte lo sono state: hanno portato nuovi utenti, hanno aperto un segmento, hanno generato fatturato. Ma il medio periodo sta raccontando un’altra storia.

L’utente e-bike è diverso dal ciclista sportivo tradizionale: cambia meno mezzo, consuma meno componenti, tiene la bici per molti anni. Non vive la sostituzione come evoluzione continua. Inoltre, molti ciclisti muscolari sono passati all’elettrico, non il contrario. Il risultato è stato un indebolimento soprattutto nel fuoristrada tradizionale: cross country ed enduro hanno visto riduzioni significative nei numeri.

Quando la performance è demandata al motore, la ricerca tecnica del mezzo diventa meno centrale. E dopo il boom iniziale, il mercato ha subito un rimbalzo inverso. Non perché l’e-bike sia “sbagliata”, ma perché non ha generato una cultura ciclistica più ampia: ha creato un segmento parallelo.

Quanti hanno fatto il percorso tanto decantato nel momento di boom della e-bike, ovvero persone che si sarebbero avvicinate alla bici muscolare grazie alla facilitazione del motore? Nessuno. Chi parte da una e-bike non diventa poi un ciclista sportivo. Sono due settori differenti. In compenso, molti ciclisti sportivi sono passati alla bici elettrica, per svariati motivi, ma comunque indebolendo il settore di mercato, soprattutto quello delle mtb.

In più, a differenza dell’auto elettrica, la bici – elettrica o muscolare – non ha avuto un sostegno fiscale strutturale e continuo. Ancora una volta: il sistema sceglie dove concentrare le proprie energie. Si preferisce dare le agevolazioni per cambiare il televisore, anziché migliorare la vita di tutti con una mobilità più naturale e sana.

Il falso problema dei prezzi

C’è poi un’altra spiegazione che ritorna spesso: le bici non si vendono perché costano troppo. Ma anche questa, a ben vedere, è una narrazione fragile. I modelli che più facilmente arrivano al sold-out, quando accade, sono proprio quelli di fascia altissima, i più costosi. Segno evidente che, per chi è realmente dentro la pratica ciclistica, la disponibilità alla spesa non è scomparsa.

È vero che negli ultimi anni l’industria ha spinto soluzioni tecniche sempre più complesse e questo ha fatto crescere i listini. Ma da qui a dire che la bici sia diventata inaccessibile ce ne passa. Il mercato oggi offre una stratificazione amplissima: se una top di gamma da 15-18 mila euro è fuori portata, esistono biciclette di qualità, prestazione e durata a una frazione di quel prezzo. È sempre stato così, e lo è ancora.

Il grande rimosso: i furti

C’è poi un tema quasi mai affrontato seriamente: il furto delle biciclette. C’è addirittura chi sostiene che più bici vengono rubate, più se ne vendono. È una visione ovviamente superficiale, anche perché la realtà ci dice altro.

Quando una persona subisce un furto:

  • spesso non ricompra subito,
  • se ricompra, sceglie un modello di valore inferiore,
  • evita di usare la bici come mezzo quotidiano,
  • limita l’esposizione, riduce la frequenza d’uso.

Il danno non è solo economico, è emotivo. È un’esperienza negativa che modifica il comportamento. Se lasciare una bici fuori da scuola o dal lavoro significa rischiare di perderla, la scelta più semplice diventa l’automobile.

Il furto è un potente disincentivo all’acquisto di qualità. Eppure raramente viene trattato come emergenza strutturale. Anche qui manca una visione: proteggere la bici significa renderla davvero utilizzabile.

Non è una crisi di prodotto. È una crisi di spazio e di visione

La bicicletta non è diventata improvvisamente meno valida. Non è meno tecnologica, non è meno affascinante, non è meno sostenibile. È stata progressivamente marginalizzata: dalle politiche, dalle infrastrutture, dalla sicurezza, dalla cultura urbana.

Dire che “abbiamo venduto troppo durante il Covid” è comodo. Ma non spiega perché i bambini non vadano più in strada. Non spiega perché le famiglie abbiano paura. Non spiega perché chi subisce un furto smetta di investire. Non spiega perché l’automobile continui a essere l’unica vera priorità industriale.

La vera domanda non è quante bici abbiamo venduto tre anni fa. La vera domanda è: che posto vogliamo dare alla bicicletta nel futuro delle nostre città? Perché la bici non è in crisi per eccesso di vendite. È in crisi perché non le stiamo lasciando spazio. E senza spazio, nessun mercato può respirare.

Tag: crisicrisi economicaevidenzamercatovendita biciclette

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Commenti 11

  1. Paolo Destro says:
    3 settimane fa

    C’è stato un momento durato circa un anno su per giù appena dopo il lock down che trovavo gente in mtb a orari e su posti mai vista prima con biciclette anche costose e ripeto ma vista prima nei percorsi cui faccio regolarmente tanto che avevo cambiato pure orario e qualche volta anche itinerario xké alcuni momenti della giornata erano diventati pure trafficati io preferisco pedalare da solo e immerso nella natura mi sembrava strano tutta quella gente in bici x là…. dopodiché…..spariti tutti siamo sempre i soliti a girare e adesso c’è il vuoto come prima del covid

    Rispondi
  2. Ulrecht says:
    3 settimane fa

    Adesso dare come soluzione che bisogna insegnare ai bambini ad andare in bicicletta mi sembra assurdo, dopo che avete fatto un discorso così articolato, io ho fatto il ciclista sportivo per alcuni anni e vi assicuro non è dipeso da me, si sono presentati a scuola per cercare vittime, ho trovato incompetenti in ambito mà soprattutto persone che continuavano a dire che per 4 gatti non si mettono a fare cose, quindi io, asino di mezza vigona o asino con la sella d’oro, che rimane sempre un asino ho vissuto anni atroci per colpa della volontà altrui.
    Poi voi le sapete le regole sui minori?
    Sono passati 30 anni da quando io come bambino di 10 anni andavo da solo, a piedi a scuola, finché non si compiono 14 anni non si può uscire liberamente da soli o non accompagnati, capisco la vostra voglia di dare cultura in ambito ma per me dovreste fare un articolo a parte

    Rispondi
  3. Colombo Dario says:
    3 settimane fa

    Buonasera

    Volevo dire un mio punto di vista circa la crisi della bicicletta.Premesso che da giovane ho praticato questo sport che amo alla follia.
    Purtroppo secondo me, la crisi nasce dal fatto che un giovane adesso rischia ogni volta che esce ad allenarsi la vita. Il traffico è pazzesco.
    Abito in Brianza sino a una ventina di anni fa ogni domenica c erano tantissime gare partendo dagli esordienti sino ai dilettanti.
    Ora non c’è quasi più niente x non dire niente.
    L ultima gara che ho visto era x allievi si disputava a Cesano Maderno ad ottobre bellissima gara con tutti i migliori italiani della categoria. E’ sparito tutto.

    Rispondi
  4. Piergiorgio says:
    3 settimane fa

    Poco da fare:
    Le bici costano troppo care.
    Quando i salari non crescono, le pensioni idem e il lavoro è sempre più precario si tagliano le spese superflue. E la bici è un bene superfluo, non si può paragonare alle spese per far studiare i figli, per curarsi o per pagare la manutenzione dell’auto o l’affitto di casa. Ma a prescindere da queste considerazioni che riguardano solo una parte, per quanto consistente, della popolazione, non si può far pagare un mezzo a pedali 15 o 18000 euro. Il resto è aria fritta. La “cultura ciclistica” si fa coi giusti prezzi.
    La legge della domanda e dell’offerta, se i prezzi salgono la domanda diminuisce. Sono 170 anni che è stata enunciato questo principio dell’economia.

    Rispondi
  5. Sig. Nessuno says:
    3 settimane fa

    Ed eccoci qui un altro settore che sforna biciclette come pagnotte e e pretende che le sostituiamo al pane. Questo circuito non so se vi rendete conto ma non ha futuro. Se mi compro una bici che sia da 50€ o da 1500€ la tengo a meno che non sia come un lobotomizzato Apple per anni e nel caso della bici fino a che la ruggine lo consente. Se le persone disponibile a prendere una bici sono 100 e si sfornano 10000 bici, c’è crisi o c’è qualcosa in queste ditte che non funziona? Stessa cosa le macchine non è il settore in crisi e che la gente non ha soldi e la macchina la tiene., la crisi probabilmente c’è l’hanno nella testa i dirigenti che pretendono che uno con lo stipendio da 1200€ cambi una macchina ogni 3 anni.

    Rispondi
  6. Vitturi Claudio says:
    3 settimane fa

    Se per bici che non si vendono,si intende🚴 MTB,il COVID in qualche modo c’entra…..sono si o no sparite tutte quelle “piccole gare” che venivano chiamate pedalate ecologiche???!!! Tali manifestazioni si potevano definire “l’entry level”di un movimento più ampio che appassionava e diventava ogni anno piu grande.si cominciava con pochi soldi e gia qualche settimana piu tardi si pensava a un mezzo piu performante,a una bici piu leggera, si voleva cominciare a misurarsi nelle Granfondo,si creavano nuovi ” campioni della domenica” che non vedevano l’ora di sfidarsi sulla prima salita, di mettere in mostra l’ultimo acquisto,di sedersi a un tavolo per un piatto di pasta e un bicchiere di birra 🍻. Magari si saliva anche sul palco per ricevere il proprio piccolo momento di Gloria. Tutto questo creava un’ economia che ora non c’è più.

    Rispondi
  7. Enrico says:
    3 settimane fa

    È inutile che si cerchi di di smentirlo con voli pindarici: le bici costano troppo!

    Rispondi
  8. Riccardo Nicolò Favarin says:
    3 settimane fa

    TUTTO BELLISSIMO! TUTTO.CORRETTO! Ma non convengo su una cosa. Secondo me Costano troppo.PUNTO! Le bici che dici SOLD OUT sono di gamma ALTA. E chi se le puó permettere? Pochi eletti appassionati per poche bici!
    Se fosse per me nel mio “parco bici” ci metterei bici per ogni esigenza.
    Faccio un esempio :
    avevo una. TERN GSD per trasporto bimbi
    Praticità MASSIMA
    Rivenduta allo stesso prezzo.
    Aggiunto 1000€ per uma Riese & Muller + follow mw tamdem per mia moglie. Praticamente nuova provo a ridarla dentro e mi offrono la meno della METÀ. 3300€ ne offrono 1300. Una bici che dovrebbe avere una GARANZIA ASSOLUTA di RIVENDIBILITÀ! E invece NIENTE! E prima ancora avevo avuto una LOAD 60 sempre della R&M… gran bici ma prega Dio di non doverle mai vendere… e se vai a fare. leasing o altro…. conviene prendersi una moto…

    Rispondi
  9. Paolo says:
    3 settimane fa

    Io mi permetto di dire che c’è un fondo di verità in ogni argomento espresso:
    sono oltre 45 anni che corro in bici, ma non avrei mai voluto che i miei figli diventassero ciclisti agonisti nè li spingo a girare qui in paese con la bici nonostante gliel’abbia sempre acquistata con l’andare degli anni, mentre crescevano… se ci hanno fatto 100 km nei 2-3 anni in cui era della loro misura, sono già tanti! le poche ciclabili ci sono dove già le carreggiate sono larghe, dove invece ce ne sarebbe bisogno è già tanto se chi arriva in macchina ha la decenza di rallentare quando ti trova anzichè fare il solito sorpasso pelagomiti a velocità sostenuta!
    Ogni volta che rientro da un giro in bici (12-13.000 km l’anno) dico a mia moglie che per stavolta, per mia fortuna, non è ancora vedova… nelle strade regna il caos, ed io esco in solitaria e rispetto la segnaletica
    Ho cambiato l’ultima bici dopo 10 anni, per me era ancora performante ma ho voluto prendere qualcosa di più nuovo… e anche questa durerà almeno altri 7-8 anni, alla fine resto dell’idea che sono le gambe a fare la differenza VERA, il mezzo può far qualcosa ma fino a un certo punto
    Chi abbia detto che dalle bici elettriche il grosso della massa sarebbe passato alle muscolari… mi chiedo con che logica abbia potuto elaborare questo pensiero, anzi, dalle mie parti piuttosto vedo signore non più giovanissime che si spostano con le elettriche ma soprattutto giovani che usano E-mtb… alla fine chi te lo fa fare di faticare se puoi farti gli stessi giri negli stessi posti ma godendoti veramente quello che ti circonda, anzichè dover trovare il modo di tirare il fiato su una salita al 10-15-20% solo con le tue gambe?
    Auto altro tasto dolente: serve ma con la confusione creata con il pseudo passaggio all’ecologico e il relativo incremento dei costi, rimane una spina nel fianco dei governanti perchè l’indotto è ben più pesante rispetto a quello della bicicletta, che poi, diciamo per inciso, è anche meno coeso della filiera automobilistica
    Se il problema fosse uno solo, sarebbe facile risolverlo, la realtà è che in effetti è un mix ben più grande

    Rispondi
  10. Sebastiano says:
    3 settimane fa

    Sono un ultra 70 enne, se ci penso credo di essere nato con la bici a rotelle laterali. Sono passato, dopo una vita in auto alla e.bike. il vero limite, per me è IL FURTO. Non solo per il valore del mezzo, ma soprattutto per il fastidio di dover fare 4-5 km. a piedi dopo un bagno in spiaggia od una visita al mercato del paese vicino. E, vi assicuro che in zona non sono il solo. L’ unico lusso per chi ha una bici di qualunque tipo è avere un posto dove porla al sicuro una volta arrivati. Grazie, saluti.

    Rispondi
  11. Alessandro says:
    2 settimane fa

    Ma quale colpa dei governanti, degli incentivi, delle ciclabili ed altre mille scuse. L’unica colpa dei governanti è il non far niente per far si che le forze dell’ordine comincino finalmente a lavorare per rimettere ordine alla circolazione sulle strade; la circolazione di tutti i mezzi. Le biciclette costano almeno il triplo del loro effettivo valore di mercato. La tecnologia applicata, anche alla più evoluta delle ebike, confrontata al livello tecnologico attuale, è medioevale. Il livello qualitativo delle biciclette attuali, anche delle top di gamma, se confrontato a quello delle stesse top di 35 anni fa è ridicolo. Le ebike poi sono ancora peggiori, e parlo a ragion veduta, avendonone possedute una decina negli ultimi 18 anni. È inutile che vi arrampichiate sugli specchi tentando di inventare mille altre cause per giustificare questa crisi. In questo caso la causa è palese, trattasi di speculazione esagerata, generata in concomitanza di un picco di richiesta. Il problema è il fare retromarcia. Ma tanto cosa gliene frega agli speculators, il gruzzolo Nel paradiso fiscale ce l’hanno, gli operai si mettono a carico del welfare, le fabbriche si chiudono e festa finita.

    Rispondi

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Cyclinside® è una testata giornalistica registrata nel 2008 e poi presso il Tribunale di Varese con n° 1/2019 del 31/01/2019 - Editore Guido P. Rubino P.I. 10439071001
Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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