A La Francescana, tappa del Giro d’Italia d’Epoca che si tiene a Foligno a settembre, bisogna arrivare preparati.
Ci vuole allenamento ciclistico, certo, ma non basta.
Bisogna aver gambe birichine per ballare tutta la sera, e muscoli facciali tosti per sorridere e cantare a squarciagola. Un palato pronto a lasciarsi sorprendere dalle delizie locali e occhi che non abbiano paura di spalancarsi davanti a spettacoli dalla bellezza costante e mutevole. Ci vogliono orecchie capaci di contenere tutta la musica e tutte le chiacchiere del mondo, a volte anche in lingue o dialetti sconosciuti. E braccia grandi per abbracci totali. Ma soprattutto, bisogna avere cuore. Perché questo posto e questa gente in questa manifestazione, il cuore ce lo mettono tutto.
La definizione “ciclostorica” è riduttiva
C’è la bicicletta, certo, ma sono tre giorni di festa totale, da cui farsi travolgere e lasciarsi andare. È l’abbraccio di una terra morbida e ruvida insieme, dove la storia sembra aver lasciato qualche traccia in più che in ogni altrove. Costruzioni antiche in pietra chiara, in città, e sparpagliate nelle campagne, ovunque chiesette o casali, palazzi nobiliari e abbazie, fontanili e stalle. E tradizioni medievali che resistono, come il Gioco della Quintana che due volte all’anno trasforma questa deliziosa cittadina in un villaggio di donzelle e cavalieri impegnati in singolar tenzone.
Una tre giorni in cui questa terra verde circondata dai monti dà il meglio di sé, avvolgendoti nei suoi aromi intensi di norcineria, nei suoi colori vividi, nei suoi paesaggi che a perdita d’occhio sembrano dipinti. Terra di olio e di vino, di campagne bucoliche e di arte, di carne e spirito. Ma soprattutto di Francesco, il Santo attorno al quale tutto ruota in questa zona che l’ha visto nascere, poi “spogliarsi” e rinascere.
La festa comincia piano già nella giornata di venerdì.
E alla sera si scaldano le gambe, ballando in Piazza della Repubblica, nel cuore di Foligno. Nella giornata di sabato si rischia un attacco di FOMO (Fear Of Missing Out – la paura di essere disconnessi, ndr), tante sono le cose da fare, da visitare e degustare.
Io, resto fedele alla sella, e scelgo di andare in bicicletta da Foligno ad Assisi, con una guida d’eccezione: Marco Pastonesi che pedalando ci racconta aneddoti del ciclismo storico riuscendo con il suo eloquio a distrarre le gambe dalla fatica di questa passeggiata che tanto passeggiata non è: circa 40 chilometri con più di 500 metri di dislivello che fatti su bici d’epoca non sono così pochi per “il giorno prima”.
Arrivare ad Assisi con quei rapporti duri ribalta il punto di vista su quanto sono belli e ricchi di charme i paesi arroccati sulle alture, ma ne valeva la pena. Al Museo della Memoria ci aspetta Gioia, che di cognome fa Bartali, per portarci attraverso un lato poco noto della vita del nonno: una fede fortissima e così devota da farsi la sua personale cappelletta in casa, con il benestare del vescovo, e con tanti cimeli a testimoniare le attività clandestine alla fine della guerra che lo hanno portato a essere un “Giusto tra le Nazioni”.
La cena francescana
La giornata è caldissima, il tramonto dolce ed è subito “cena francescana”, un’impeccabile connubio di sapori locali e inaspettata creatività, con piatti tipici e al contempo raffinati che ci raccontano i sapori del territorio ma in modo sorprendente e inusuale.
E poi di nuovo balli scatenati per smaltire le calorie, al ritmo di musica retrò. I folignati si mischiano agli iscritti creando un melting pot perfetto. Qua e là mise vintage colorano la folla di piume e pois, papillon e cilindri.
Più di mille, tutti insieme alla partenza
La mattina della manifestazione la piazza si riempie in fretta: gli iscritti sono tanti, tantissimi. Outfit incredibili punteggiano di colori e allegria, mentre i bicicli ci guardano dall’alto del loro precario equilibrio che a noi sembra quasi magico.
E basta un’occhiata a rendersi conto di una piacevole anomalia: ovunque si guardi, ci sono donne. Siamo tantissime, giovani e diversamente giovani, tutte ugualmente belle, eleganti e colorate, tutte sorridenti. La maggior parte indossa mise retrò, improbabili per pedalare e certo si uniranno ai velocipedi nel percorso corto.
I più di mille partenti divisi su tre percorsi da 27, 50 e 80 chilometri partono tutti insieme, in un allegro frastuono di cigolii e chiacchiere.
Io scelgo il percorso lungo, perché voglio vedere tutto, godermi tutto e soprattutto non perdermi nemmeno un ristoro.
La giornata è calda ma piacevole, il percorso bellissimo e organizzato con una cura e un’attenzione impeccabili, che nemmeno io, nemmeno fossi sola, riuscirei a perdermi. Il primo ristoro è a Montefalco, nella sua piazza spettacolare, in cima alla via principale del borgo, una salita lunga e ripidissima (bisogna farci pace con sta cosa che i posti belli son tutti in cima). Offre dolci di tutti i tipi, torte caserecce, cornetti, pain au chocolat.
È come una prima colazione, solo, al posto del caffè, c’è il vino.
Di ristoro in ristoro, in ristoro.
Al secondo ristoro alla Cantina Caprai ci aspettano due zuppe, oltre a vari salumi e formaggi, e naturalmente vino. E tu, vuoi non fare onore?
La strada, molto spesso bianca e praticamente senza traffico si snoda gentile in un saliscendi dolce regalandoci una visione incantevole della Valle Umbra, mossa, ricca di boschi, vigne, colli e uliveti, con i colori di un’estate restia a mollare. Il fiume Topino ci affianca, si discosta, e poi riappare. Ovunque risuonano le chiacchiere, nei punti più ripidi sostituiti dall’ansimare. I fruscii cigolanti di cambi antichi e riluttanti, sembrano cicale.
Al terzo ristoro si arriva a piedi, ma questa volta non io, tutti. La salita che porta alla Tenuta Lunelli, con l’avveniristica costruzione a forma di carapace disegnata da Arnaldo Pomodoro infatti è proibitiva, ma prelude a una grande ricompensa. Il ristoro è stellare, porchetta e prosciutto umbro al coltello tagliato al momento, pane casereccio e vini pregiati.

Il percorso, fatto senza Garmin diventa un viaggio.
Si perde la cognizione del tempo e quella dei chilometri percorsi te lo danno solo i piccoli dolori che senti comparire, ma non c’è certezza. Ci sono solo i sensi, il vento in faccia, i profumi e il sole che viaggia con noi.
Paesi e borghi dalla bellezza eterna e dai nomi strani si snodano uno dopo l’altro: Casco dell’Acqua, Montefalco, la spettacolare Bevagna. E poi Torre del Colle, Piandarca, dove San Francesco predicava agli uccelli, e dopo un passaggio al Lago Aiso si va al traguardo, sempre nella piazza principale. E la festa continua, tutti a ritrovarsi in piazza, più stanchi di quando si è partiti, ma ancora più felici. Le endorfine che quasi si posso toccare, e si vedono nei sorrisi e negli abbracci che condiscono un Pasta Party di tutto rispetto.
Ed è già ora di salutarci, di salutare questo posto bellissimo e magico, generoso e accogliente. Il weekend è passato in un attimo e contemporaneamente sembra di esser qui da una vita. Ci si sente a casa. E si sa che si tornerà.
La Francescana è così: fatta una volta, francescani per sempre.
Gallerie fotografiche
Le pedalate






































































