La Francescana si può prendere dalla parte dei numeri. Per chi ama le statistiche ce n’è da giocarci fino a fargli dire qualsiasi cosa. Possiamo partire dai 180 del percorso permanente, che è stato inaugurato quest’anno e in realtà sono 186 chilometri e circa 2.300 metri di dislivello da Foligno a Foligno con l’Umbria intorno.
Sono 12 i comuni messi d’accordo a correre tutti insieme, lasciando da parte correnti politiche per un percorso permanente che è stato immaginato dal 2021 e poi tessuto con cura da Luca Radi e Giada Bollati, capifila di un gruppo molto numeroso.
Cinque anni di lavoro per trovare convergenze e una rete comune che non lasciasse nessuno indietro.
La parola d’ordine, quest’anno, è stata “inclusività” ed è una bella stella polare da seguire per allargare gli orizzonti. Al punto che se la chiamate solo “Ciclostorica dell’Umbria” quale ufficialmente è La Francescana, rischiate di farle torto, di lasciare indietro mille idee in una scia di polvere e belle macchine a pedali.
L’evento si allarga ogni anno, cresce e ha trovato una formula di nuove idee che non la fanno mai ripetitiva.
A cominciare dal percorso.

La maturità dei tracciati, ci sono il Lungo e il Brevetto
Il sabato si va sul lungo (finalmente). A una manifestazione che diventa un faro non si può negare un percorso lungo che sia veramente da gambe avventurose. Bastano 180 e più chilometri? È la pedalata che, ad andatura libera e a organizzazione personale, ha preso il via il giorno prima della ciclostorica. Niente di ufficiale, ma l’esempio di quel che si può fare, d’ora in poi, tutto l’anno. Si prende il quaderno di viaggio e si vanno a cercare i timbri nei punti convenzionati nei 12 comuni che si attraversano lungo il percorso. All’arrivo, non importa che ci mettiate una sola giornata o vi fermiate di più a godere di colline e sapori, l’ultimo timbro decreta l’assegnazione del brevetto ufficiale da cucire sulla maglia e conservare nel proprio bagaglio delle esperienze ciclistiche.
Roba da gambe d’acciaio e volontà mirata che racconta lo spirito del ciclismo eroico cui si rifà La Francescana. Povertà di mezzi, meccaniche semplici, fede totale nel traguardo che aspetta lì anche senza essere decretato da uno striscione.

Si rallenta per ripartire
La Francescana è terapeutica, è energetica, poetica, ironica, nostalgica, anche folklorica, un po’ scenografica, sicuramente meccanica, a volte stilografica perché viene voglia, continuamente, di prendere appunti. Certamente lirica nei pensieri col ritmo scandito dai pedali e dall’acciaio e poi dai tacchi delle belle signore che fanno di piazza Repubblica, a Foligno, il centro del mondo che fu.
È un simbolo e una catarsi quel posto. Più di 800 anni fa – a proposito di numeri – il poverello di Assisi qui abbandonò i suoi beni. Noi, molto più prosaicamente, almeno per un giorno, lasciamo complicazioni e velocità per accorgerci che il ritmo di una bici è universale e così umano.
Chiazze d’olio di un’auto antica e un vecchio gonfleur riportano al passo degli anni appesi ai ricordi. Un volto che riporta a qualcuno, l’odore di una vecchia bicicletta che allinea passato e presente. Tutto lì, in attesa di un ritorno e di una nuova scoperta.
Punti da unire, vecchi campioni in maglie infeltrite, giovani sorridenti e gonne a pois pronte a nuovo slancio. Generazione Francescana che cresce, tra un sorriso uno scherzo, foto in bianco e nero che prendono colore mentre il treno riaccelera, tornando verso casa.

La Francescana inclusiva e il senso del cicloturismo (e delle ciclostoriche)
L’evento di Foligno cresce, ormai si è stabilizzato sui mille e non più mille iscritti. Numero chiuso, almeno per ora, per non travolgere gli organizzatori che stanno già ragionando per guardare oltre. Se si è riusciti col percorso permanente si può fare anche altro, o no?
Intanto si allarga la base.
Il sabato, oltre al percorso permanente è nata un’altra idea nel nome dell’inclusività e del francescanesimo, aprendo le i battenti anche ai disabili e agli accompagnatori e mostrando come, in bicicletta e in qualsiasi mezzo che permetta di spostarsi, si possono esplorare strade dimenticate dalle automobili che qui sono tante e da scoprire.

La Francescana Sorprendente
È quella che non ti aspetti e appare, a cose fatte, addirittura ovvia. Che senso ha il ciclismo d’epoca se non insiste sul territorio e porta gente in bicicletta?
Dall’esempio alla pratica. Ieri si faceva così, oggi si può pedalare allo stesso ritmo facendo cicloturismo. Fermandosi e assaggiando e, soprattutto, deve valere per tutti.
È nata così la Francescana Sorprendente. Evento di un sabato ricco che, dopo aver visto partire quelli del “lungo”, si è aperto a tutti, ma proprio a tutti, compreso chi, nell’attesa della domenica, non vuole stare fermo. Evento pensato pure per i disabili e i loro accompagnatori che, per una volta, non sono solo accompagnatori, ma protagonisti anche loro. Mica facile mettere tutto insieme. Un contributo fondamentale è arrivato dal Ministero per le Disabilità, che ha finanziato il progetto, e dalla Regione Umbria, che hanno permesso di coprire il 70 per cento dei costi di noleggio delle e-bike, facilitando la partecipazione degli accompagnatori e dei cicloturisti.
A tirare le fila dell’iniziativa del sabato è stato Massimo Porzi, presidente di Felcos (associazione di enti territoriali per lo sviluppo sostenibile), che ha individuato il percorso “Spello Splendidissima” (si partiva dal paesino a un passo da Foligno) 12 chilometri che fanno da esempio per le strade di cui poi, ognuno, può trovare mille varianti e chilometri secondo il proprio desiderio. La partecipazione delle persone con disabilità è stata possibile grazie alla ASL Umbria 2 e il suo Centro Ausili e poi il Consorzio Umbria Bike che ha portato un contributo importante per mettere insieme, in un unico percorso, bicicletta, natura, accessibilità e patrimonio culturale, fino alla Villa dei Mosaici di Spello.
La Francescana, una rete importante
Territorio, aziende ed enti non sono semplicemente una somma di contributi, diventano una rete. E forse è proprio questa la parola che spiega meglio dove sia arrivata La Francescana: non più soltanto una manifestazione che porta mille persone a Foligno per una domenica, ma un intreccio di persone, amministrazioni, associazioni, luoghi e idee che continuano a lavorare anche quando le biciclette sono già tornate a casa. Ma pensando di accoglierle per tutto il resto dell’anno. Non è questione solo di organizzare meglio un evento. La rete serve a riscoprire un territorio, una strada secondaria, un paese, una villa, un museo, un sapore, un modo diverso di attraversare un luogo diventano parte della stessa storia. La bicicletta fa da filo, ma non è il punto di arrivo, diventa lo strumento con cui si ricomincia a guardare.
E allora anche il tempo diventa una parte della rete. Quello delle biciclette conservate per decenni, quello delle fotografie in bianco e nero, quello delle strade che hanno visto passare generazioni e quello, molto più veloce, delle e-bike che oggi permettono a persone diverse di percorrerle insieme.
La Francescana è riuscita a mettere in comunicazione tempi che normalmente non si incontrano. Il passato non viene messo in vetrina, ma rimesso in movimento. Il presente non cancella quello che c’era prima, gli passa accanto, lo riconosce e lo porta un po’ più avanti.
Forse è questa la rete più importante. Non quella fatta soltanto di enti e organizzatori, ma quella invisibile che lega una strada a chi l’ha percorsa ieri, a chi la percorre oggi e a chi la troverà domani.
E quando una manifestazione riesce a fare questo, il suo percorso non finisce con l’ultimo timbro sul quaderno di viaggio. Ci sono ancora storie che aspettano di essere scritte.
Poi all’arrivo de La Francescana troverete il ciclista forte e gagliardo che tira fuori il pettine, come Koblet, oppure la signora che estrae un rossetto. Lo stile a fare da comun denominatore.




































































