Negli ultimi anni il gravel è cambiato molto. Ed è giusto così: è una disciplina relativamente recente, anche se figlia della mountain bike e del ciclocross. Col tempo è diventato sempre più tecnico e indipendente. Ha trovato una propria identità. Il problema, come spesso accade oggi, nasce quando si passa dall’evoluzione all’esagerazione.
Evoluzione non necessariamente per tutti
“Evoluzione” è la parola che vediamo più spesso sui social. Ma l’evoluzione diventa un problema quando viene confusa con l’idea che ogni novità debba essere adottata da tutti, indipendentemente dal contesto, dall’uso reale e dal progetto della bici su cui viene montata, spesso senza nemmeno verificarne la reale fattibilità.
Sempre più spesso vediamo gravel nate equilibrate e piacevoli da guidare stravolte per inseguire la moda del momento. Forcelle ammortizzate montate su telai non progettati per lavorare con una sospensione, che inevitabilmente altera la geometria: l’avantreno si alza, l’angolo di sterzo si apre, la risposta diventa più lenta e meno precisa. Attacchi manubrio lunghissimi montati su telai di taglia piccola, con il peso proiettato così in avanti che in discesa il rischio di ribaltarsi diventa reale.
Si vedono gravel con pneumatici da 50 millimetri montati su telai che non li possono ospitare: vernice consumata sui foderi posteriori, gomme che lavorano schiacciate, usura anomala e telai rovinati. Se si desidera davvero una gomma più larga, forse ha più senso valutare una monsterbike piuttosto che forzare una gravel oltre i suoi limiti.

Novità o capacità tecniche?
E qui nasce il dubbio centrale: l’evoluzione dei componenti serve davvero a migliorare l’esperienza, o a compensare carenze tecniche del ciclista? Molti di questi accorgimenti sono facilitazioni. E le facilitazioni, alla lunga, peggiorano l’apprendimento. È successo nella mtb: le 29” con sospensioni da 120 millimetri sono più facili da guidare, ma chi è cresciuto solo con queste ha spesso sviluppato meno tecnica rispetto a chi imparava su 26” rigide, dove bilanciare bene il peso era spesso vitale.
E il gravel sembra avviarsi nella stessa direzione: forcelle ammortizzate per discese che forse non sono così difficili, gomme sempre più larghe quando nel ciclocross si affronta qualsiasi terreno con pneumatici da 33 millimetri, geometrie racing su bici che invece andranno ad affrontare viaggi e lunghe pedalate.

Evoluzione e gadget
Nella parola evoluzione oggi rientrano quasi sempre nuovi gadget da acquistare. Raramente si sente dire che forse bisognerebbe affinare la tecnica, lavorare sulla guida, imparare a leggere il terreno.
E allora la domanda non è se il gravel stia evolvendo. La vera domanda è se stiamo evolvendo noi come ciclisti. Tutto ciò che luccica è davvero evoluzione? O forse l’evoluzione ce l’abbiamo già in mano, ma non sappiamo più riconoscerla?




































Diciamo che è anche mercato,altrimenti mi tengo la mia vecchia bici….e forse faccio bene….e poi c’è la moda e il volere una bici che spesso non è adatta a noi….vedo aero con manubrio rialzato,ruote da 60mm x andare a 30 kmh,….poi immancabilmente arriva quello con il vecchio “cancello” che supera tutti e ci semina….avrebbe più senso pensare a cosa vogliamo fare esattamente della bici prima di comprarne una o di fare upgrade