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Home Eventi e cultura

La Mitica, ciclostorica dedicata al Campionissimo, si è tinta di giallo

Un weekend incantato tra borghi di charme, ciclismo vero, cibo e vino aspettando il Tour de France che passava di qui

Alberta Schiatti di Alberta Schiatti
5 Luglio 2024
in Blog, Eventi e cultura, TechNews
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La Mitica, ciclostorica dedicata al Campionissimo, si è tinta di giallo

E chi non conosce Castellania Coppi?

Chiunque di noi milanesi pratichi il ciclismo a livello minimamente amatoriale, a Castellania Coppi, c’è stato mille volte, andando a cercare le salite dalla piatta Milano, infatti, i colli tortonesi su cui sta comodamente appollaiato questo minuscolo paesino, sono i primi dislivelli che s’incontrano.

O almeno crede di esserci stato. 

Perchè per apprezzarlo fino in fondo e immergersi in un’atmosfera quasi surreale, bisogna posteggiare nella piazza Coppi, adornata da una gigantesca bicicletta da corsa  in ferro rosa e addentrarsi nel borgo antico: è piccolo e molto suggestivo – casali in pietra, fiori, campi –  e circondato dai mitici colli che ancora conservano il ricordo di cotante gambe.

Ma quello che colpisce è che tutto, ogni centimetro di Castellania è intriso di memorie, immagini, lettere, sculture, disegni, monumenti, musei, casa natale, che celebrano l’icona da cui prende il nome, come un nobilitante predicato: Coppi. Qui è tutto “coppizzato”, Via Coppi, Piazza Coppi, passo Coppi, Casa Coppi, Museo Coppi;  tutto per Fausto e in seconda battuta, per  suo fratello Serse, ma qua e là si guadagnano una citazione o anche il nome di una via, persone il cui merito, dichiarato sulla targa è “Amico di Coppi”, per dire.

Gigantografia del Campionissimo a Castellania Coppi.

Se poi ci si viene in occasione de la Mitica, la ciclostorica  manco a dirlo, in suo onore, che si svolge sulle sue strade, arrivo e partenza proprio dal suo paese, di più da casa sua, allora l’illusione è perfetta: i

l paesino si riempie, pullula, letteralmente di bici d’epoca, e ciclisti pure, abbigliamenti consoni, bancarelle di accessori e biciclette, telai e maglie in lana, musiche retrò.
Ed è come se piazza Coppi si trasformasse nel portale di accesso a un mondo parallelo, quello del ciclismo di quei tempi là.
E quest’anno è venuto a rendere omaggio ai Campionissimi persino il Tour de France. Plurale, sì, perchè se la presenza di Fausto Coppi è totalizzante, tanto da diventare il secondo nome ufficiale di Castellania, molti altri campioni del passato sono di queste parti, qui hanno corso e qui riposano. È il caso di Costante Girardengo, e di Giovanni Cuniolo detto “Manina”,  e ancora di Andrea “Sandrino” Carrea, Ettore Milano e Luigi Malabrocca il ciclista tortonese di nascita ma garlaschese di adozione, che ha reso popolare la “maglia nera” arrivando ultimo nel Giro del 1946 e 1947.

Poster in Castellania ph Schiatti
Gigantografia Coppi ph Schiatti

La Mitica

Arrivo a Castellania Coppi il giorno prima, con l’afa che solo un cielo nuvolo può dare e una pioggia incostante che non portava nessun refrigerio.

L’atmosfera però è talmente suggestiva che ci si bagna e si suda alternatamente senza nemmeno farci caso.

Vino La Mitica ph Schiatti

Pietro Cordelli, ideatore organizzatore impeccabile, con il suo staff, fa gli onori di casa, e pian piano si cominciano a vedere volti noti raggiungere alla spicciolata la  piazza.

C’è Andrea Onofri da Roma, sempre in treno con la sua bici, l’immancabile Marzia Battaglia da Vicenza, e ancora Dario Pegoretti da Trento e Romano Avi da Bolzano, Lorenzo Marconi dall’Aquila, Luciano Guggiola da Robbio, Diego Maranetto, Paolo Tosi da Vigevano e molti altri provenienti da tutta Italia.

E poi arriva Michela, che guarda un po’, di cognome fa Girardengo proprio come il grande Costante, suo bisnonno. Michela, di professione avvocato, per passione fa la presidentessa del Giro d’Italia d’Epoca di cui La Mitica è una delle 15 affiliate, ed è con Alfredo di Giovampaolo, giornalista di Rai news, e come lei per passione nel consiglio direttivo del GIDE.

Michela, che pedala una Wolsit del suo avo è emozionata dall’essere lì e ci racconta che arrivando passa sempre a Cassano Spinola dalla tomba della sua famiglia dove riposa anche il grande Costante. Alfredo filma tutto, e poi produrrà un servizio per il suo programma “Cammina italia”.

Il pomeriggio passa ascoltando lo spettacolo di e con Marco Ballestracci , scrittore, musicista blues e cantastorie, autore tra l’altro di due libri su campioni di ciclismo su Eddy Merckx, (L’ombra del cannibale, Instar 2013) e su Major Taylor (Black boy fly, Alvento 2022). Accompagnato dalla musica della fisarmonica di Davide Ceccato. Lo spettacolo dal titolo “OTTAVIO” è un toccante omaggio al mitico Ottavio Bottecchia primo corridore italiano a conquistare la maglia gialla nel centenario della sua prima vittoria al Tour.

E tra le  immagini di ciclismo storico, i colli che da tanti anni non erano così verdi, rigogliosi e fioriti, la luce del tramonto che pian piano va facendosi più serena, la fisarmonica, e i racconti di storie avventurose, restiamo come sospesi in un’atmosfera da favola. 

E a cena prosegue l’incanto

La Locanda Il Grande Airone ci accoglie nella sua corte illuminata dalla luce delle candele e dai faretti posizionati sulle gigantografie di Fausto che le rendono quasi vive.

Le chiacchiere, contribuiscono al piacere, mescolandosi ai profumi e ai sapori che si susseguono: su tutti, il miglior vino della zona, Derthona Timorasso, da un uvaggio autoctono e il Montébore, un formaggio di latte non pastorizzato, in percentuali variabili di ovino e caprino che fu creato per le nozze di Isabella d’Aragona nel ‘400 e rappresenta nella forma la torre del paese  di Montebore ed è dal 2005 un presidio Slow Food. 

 

salame e Montébore alla Locanda il Grande Airone Ph Schiatti

Tra i commensali spiccano ospiti illustri: dai campioni maglia gialla Italo Zilioli e Guido Bontempi al giornalista Claudio Gregori, Gino Cervi e Mimma Caligaris.

Pietro Cordelli con Zilioli e Gregori, foto: Vincent Hurstel

Colpisce la percentuale di stranieri presenti, e alla domanda “perché proprio qui a La Mitica?” la risposta è univoca e immediata: per “Lui”, Coppi. 

Vengono davvero da ogni parte del mondo – Francia, Inghilterra, Svizzera, Svezia, Canada, Australia, Uruguay – e ognuno ha la sua storia tutta speciale, e noi le ascoltiamo affascinati, prezioso contorno ad agnolotti, gnocchi, risotto e altri piatti squisiti che assaporiamo.

Ci sono i francesi Didier, Gilles, Hugues, Jean-Claude con Claude che invece è canadese, che sono partiti da una cittadina della Provenza, St Etienne-du-Grès in bicicletta e con 680 chilometri e 9.950 metri di dislivello sono arrivati in 6 giorni a Castellania Coppi “gemella di bici”, per portare i saluti del sindaco e svariati omaggi. E ovviamente per partecipare a La Mitica. Questi “giovani pensionati”, in formissima, passano molto tempo a girare il mondo su due ruote, e lo fanno portandosi dietro anche l’impegno per un ciclismo più sicuro, pulito e gentile. Ci spiegano che fanno parte di un’associazione, Green Cycling, approvata e certificata da svariate istituzioni come il CONI e l’UCI che “sguinzaglia” questi arbitri del fair play in incognita nelle manifestazioni ciclistiche  per individuare e segnalare comportamenti scorretti. 

E poi ci sono gli inglesi, un nutrito gruppo ormai habitué de La Mitica (l’anno del centenario della nascita del Campionissimo vennero in 25) sono un gruppo di british gentlemen “capitanati” da Robert Johnson e da un vero guru dell’advertising mondiale, Alfredo Marcantonio, inglesissimo a dispetto del nome che ha fondato il club di bici vintage Cicli Artigianali Club di Londra. 
E infine José Luis Pirotto (ma tu chiamami Luigi) che è venuto da solo dall’Uruguay e mi racconta il viaggio in un italiano fluente e irresistibile nell’accento.

Vado a dormire sentendomi parte di qualcosa di importante e diverso: è proprio come se la memoria del Campionissimo unisse i popoli attraverso lo spazio e il tempo, creando un mondo a se stante.

La domenica del villaggio. Si parte.

La mattina di domenica si palesa con un’alba perfetta, soleggiata ma fresca e ventilata (a volte anche un po’ troppo) e sarà così per tutto il giorno.

Alla partenza c’è un’aria di festa, ma che ve lo dico affa’, e tra chiacchiere poliglotte e risate si parte, capitanati da un’ammiraglia d’eccellenza, una Topolino Giardiniera del 1950. 

La partenza, foto: Schiatti

I percorsi sono cinque: Il corto, 55 chilometri, il medio di 72, il lungo di 90 e l’“hors categorie” di 100. I dislivelli non sono proibitivi e così mi mentalizzo sul percorso lungo, poi si vedrà.

L’ammiraglia Topolino, foto: PhotoTeamSport

La strada è distesa, appena ondulata e si va che è una meraviglia. I ristori sono così frequenti che non si fa nemmeno in tempo a stancarsi. I colli attorno a noi di una bellezza particolare a cui non siamo più abituati: sembrano sazi e placidi, dissetati da una primavera insolitamente generosa d’acqua, e ci ripagano con un verde e un rigoglìo senza eguali.

Territorio verdissimo – foto. Vincent Hurstel

Il primo ristoro ci accoglie a Volpedo, paese natale del famoso artista autore del Quarto Stato, Pellizza da Volpedo, appunto. Un paese delizioso in cui spicca una riproduzione gigante del famoso quadro.  Lì cominciamo a mangiare pizzette, focaccia, crostate e frutta – le pesche per cui questa zona è famosa – che ci accompagneranno poi per tutto il percorso, e verranno, più tardi, raggiunte dal vino, in puro stile ciclostorico.

Sosta a Volpedo, foto PhoteamSport
Davanti al Quarto stato, foto PhotoTeamSport

Pedaliamo ancora tutti insieme alla volta di Tortona, dove ci aspetta una vera e propria festa. La piazza principale infatti ci accoglie tutta in giallo anticipando il passaggio di Pogačar and company, che sarà domani.

Musica dal vivo e banchetti pieni di ogni bontà fanno il resto. Alcuni ballano, tutti mangiano e bevono. È una vera e propria sagra di paese, arricchita dal contest organizzato da Anna Vecchi,  “Bellezze in Bicicletta/Tortona Retrò”, che adorna la piazza di belle signore elegantemente vestite in stile vintage.

Bellezze in bicicletta, foto: PhotoTeamSport

Ripartiamo, separandoci dai partecipanti del percorso corto. Procediamo spediti e, nonostante le frequenti libagioni, leggeri. L’organizzazione è precisa, le segnalazioni impeccabili e imperdibili ci consentono di goderci la passeggiata senza paura di perderci, o, peggio, di perdere i ristori.

A Bettole devo scegliere. Non sono per niente stanca, ma non abbiamo fatto ancora nessuna salita, e quindi tutto il dislivello sarà alla fine. Ma che importa, lancio la bici oltre l’ostacolo e traggo il dado: e lungo sia.

A Novi nel museo ciclistico più grande d’Europa

A Novi, passiamo per il timbro sul Road Book al Museo dei Campionissimi, il più grande museo ciclistico d’Europa dedicato ai campioni piemontesi, primi fra tutti Costante Girardengo e Fausto Coppi. Ed ecco un altro ristoro, altre focaccine, pizzette, dolci.

Quando rimontiamo in sella, il sole si è fatto più deciso, ma il vento contro pur rallentandoci ha il pregio di rinfrescarci (vediamo il lato positivo).

Poco dopo è il turno di salutare anche i corridori Hors Catégorie, e si inizia a soffrire. E poi dulcis in fundo la prima salita vera e sterrata che, in nome omen, si chiama Rampina. Da lì in poi sarà quasi tutta salita verso Passo Coppi e quindi l’arrivo, posto proprio di fronte alla sua casa; farà caldo e sarà dura, ma (quasi) mai abbastanza da scendere e spingere.

Ciclisti sulla Rampina, foto PhotoTeamSport

Ma quando si arriva su, l’accoglienza l’orgoglio e la fame  ci fanno dimenticare tutta la fatica.

Ed è subito “agnolotto party”. 

L’autrice all’arrivo, stanca ma felice.

Tag: ciclostorichela miticapensierintour24strade bianchetour de france 2024vintage

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