Se l’Eroica è la madre di tutte le ciclostoriche e fonte d’ispirazione per migliaia e migliaia di appassionati, la storia de La Rurale nasce anch’essa dal sogno visionario di Giancarlo Brocci e da quello di Paolo Palombi, eroico di lungo corso e padre, assieme a un gruppo di appassionati come lui, della prima ciclostorica dell’Agro Pontino. Domenica 26 ottobre non è stata solo una giornata di sport, ma una vera e propria immersione nella storia e nell’identità di un territorio troppo spesso sottovalutato. A dare vita a questa riscoperta, la prima edizione de “La Rurale”, una ciclostorica che ha preso il via dall’antico borgo di San Felice Circeo in provincia di Latina, per riportare il ciclismo alle sue radici più genuine.
Con biciclette rigorosamente costruite prima del 1987 e abbigliamento d’epoca, i 65 partecipanti non hanno solo pedalato, hanno compiuto un viaggio di 80 chilometri e 600 metri di dislivello attraverso la memoria di un territorio ricchissimo di storia, dai templari alle meraviglie naturalistiche di un Parco Nazionale che incanta per la sua bellezza, per la sua vastità, per la sua commistione con una fotografia a tinte forti di questa costa persa tra il blu del mare e dei laghi costieri e il verde profondo della vegetazione del Parco.

La scelta della sostenibilità, prima di tutto
L’organizzazione, nata dalla passione di un gruppo di amici ispirati da L’Eroica, ha fatto una scelta audace per un evento al debutto: limitare il numero di ciclisti. Una decisione che, lungi dall’essere restrittiva, si è rivelata un manifesto di sostenibilità territoriale.
Questo approccio riflette la volontà di garantire un minimo impatto ambientale e una gestione ottimale, soprattutto attraversando aree sensibili come il Parco Nazionale del Circeo. Un’attenzione che si allinea perfettamente con la visione istituzionale: il Parco del Circeo è infatti citato nello studio “I Parchi Ritrovati” (pubblicato nel 2025 dal MASE e da L’Eroica) proprio come esempio di valorizzazione del patrimonio naturale tramite il cicloturismo.
Il mito e il Medioevo: l’incanto di Circe e l’Abbazia di Fossanova
“La Rurale” ha saputo raccontare l’Agro Pontino attraverso i suoi contrasti. Il via è stato dato dal cuore del promontorio del Circeo, che la leggenda vuole essere l’isola della Maga Circe, la seducente e potente maga che nell’Odissea trasformò in animali i compagni di Ulisse. Dopo questo tuffo nel mito omerico, i ciclisti hanno effettuato un passaggio suggestivo nel borgo medievale di Fossanova. Questo borgo non è solo un gioiello storico, ma ospita l’omonima Abbazia, un capolavoro dell’architettura gotico-cistercense dove si spense San Tommaso d’Aquino. Un contrasto potente: la magia pagana e la spiritualità medievale.
L’eroismo della bonifica e il ricordo di Pennacchi
I ciclisti hanno percorso le storiche strade migliare, testimoni della fatica che ha strappato la terra alla palude. Questa epopea di colonizzazione e ingegneria è stata raccontata con dovizia di particolari e profonda umanità dallo scrittore premio Strega Antonio Pennacchi, autore di “Canale Mussolini”, un romanzo tanto caro al territorio pontino. Pedalare su queste strade significa onorare la memoria di intere famiglie che hanno costruito l’Agro Pontino. Il culmine, l’omaggio all’Idrovora di Mazzocchio, una delle più grandi opere di ingegneria idraulica d’Europa, incarna perfettamente quell’epopea.

Il cuore selvaggio: la meravigliosa biodiversità del Circeo
L’immersione nel Parco Nazionale del Circeo è stata il vero gioiello ambientale dell’evento. Non si è trattato del passaggio su un semplice tratto di strada, ma di un viaggio attraverso un’area protetta istituita nel 1934, unica nel Lazio per la sua straordinaria biodiversità.
I partecipanti hanno avuto il privilegio di costeggiare il suggestivo Sentiero dei Daini nella Selva di Terracina, uno degli ultimi lembi della Foresta Planiziale italiana . Ma l’emozione maggiore è arrivata sul lungomare, dove il Mediterraneo si incontra con i quattro laghi costieri (Paola, Caprolace, Monaci e Fogliano). Qui, la magia delle dune sabbiose — un habitat prezioso e vulnerabile — ha offerto panorami mozzafiato, ricordando a ogni pedalata quanto sia essenziale tutelare questo fragile equilibrio tra terra, acqua e mito.
Tra la fatica delle strade rurali e la meraviglia dei panorami, si è respirata l’autentica anima di questa terra. Un percorso che racconta di un territorio a vocazione agricola, con un lento incedere tra campi e coltivazioni rigogliose, una silenziosa incursione nell’anima selvaggia di un paesaggio che conserva la bellezza della fatica di quelle genti che a inizio secolo decisero di trasferirsi in questo luogo per tutelare la biodiversità e costruire il futuro per le generazioni a venire. Quale esempio migliore di eroica esistenza da diffondere e tutelare attraverso un movimento che della tutela ambientale ha fatto la sua bandiera? Forse è proprio questo il segreto dell’unicità di questa nuova e preziosa ciclostorica.
Una festa lenta, un successo di comunità
Dopo aver pedalato sul tracciato di un mirabile percorso, l’arrivo a San Felice Circeo ha celebrato il successo della prima edizione con il rituale pasta party e un pacco gara pieno di prodotti tipici pontini, un modo per sostenere concretamente l’identità agricola e gastronomica.
Il ringraziamento va, doverosamente, a tutti coloro che hanno creduto nel progetto: dal Comune di San Felice Circeo alla Polizia Locale del Comandante Mauro Bruno, dalla Pro Loco di Manuel Attardo all’Ente Parco Nazionale del Circeo (inclusi i Carabinieri della Biodiversità). Un plauso anche a tutti i Comuni coinvolti (Terracina, Sonnino, Priverno, Pontinia, Sabaudia) e al Circeo Vespa Club.
“La Rurale” ha dimostrato che per fare un grande evento non servono grandi numeri, ma una grande storia da raccontare e un profondo rispetto per il territorio. E l’Agro Pontino, di storie e bellezze, ne ha da raccontare.
(Foto a cura di Giordano Cioli)



































Bellissima iniziativa ,!