Una foto scattata alla Tre Valli Varesine, qualche tempo fa, ci ha colpiti per un dettaglio che emerge chiaramente: il tallone di Tadej Pogacar appare più distante del solito dal contrafforte della scarpa. Un’immagine che ha fatto nascere un dubbio spontaneo: possibile che il campione del mondo pedali con una scarpa “troppo grande”?
Abbiamo provato a capirne di più, consultando esperti di posizionamento e biomeccanica. E prima di entrare nel merito vale la pena ricordare un fatto semplice e determinante: Pogacar quella corsa l’ha vinta, dominando, come tante altre volte.

Il piede, spiegano i tecnici, è una struttura decisamente più complessa di quanto venga comunemente considerato. È un sistema dinamico, composto da archi che si deformano, articolazioni che si muovono e strutture che lavorano insieme su più piani. Attraverso di esso passa tutta la forza che arriva al pedale, ed è per questo che la scarpa rappresenta un elemento delicatissimo: non un contenitore rigido, ma una vera interfaccia meccanico-biologica, progettata per accompagnare questi movimenti, contenerli senza bloccarli e trasformarli in spinta.
Cosa possiamo capire da questa fotografia
La foto è interessante, l’immagine sembra raccontare una situazione in cui il piede scivola leggermente in avanti e la chiusura superiore apparirebbe, di conseguenza, più morbida del solito. Gli esperti, guardando lo scatto, indicano alcune ipotesi plausibili compatibili con scelte consapevoli da parte dell’atleta.
Una delle possibilità riguarda il volume interno della scarpa: non la taglia, ma la forma. Se il piede è particolarmente sensibile nella parte centrale o sull’avampiede, può capitare che un atleta preferisca una misura leggermente più grande per distribuire meglio i carichi ed evitare compressioni che, durante la gara, diventerebbero fastidiose. Un’altra ipotesi, più probabile, riguarda il sistema di chiusura: quando la regolazione superiore risulta troppo serrata, può comprimere il collo del piede. Allentarla è un gesto istintivo, fatto per ritrovare comfort e circolazione, ma comporta inevitabilmente un piccolo scivolamento in avanti.
Si tratta di dinamiche note: i manuali di biomeccanica ciclistica ricordano che un tallone non perfettamente trattenuto può generare micro-movimenti interni. Nulla di drammatico – i professionisti convivono spesso con scelte che rappresentano un compromesso momentaneo o una preferenza personale – ma sono fenomeni reali, descritti con precisione nella letteratura tecnica.
Altrettanto reale, però, è il fatto che ogni ciclista ha un equilibrio personale tra stabilità, libertà di movimento, sensibilità e comfort. C’è chi ha bisogno di spazio perché il piede tende a gonfiarsi nelle ore di gara; chi preferisce sacrificare un millimetro di stabilità pur di evitare compressioni; chi adatta le chiusure in base alle sensazioni del momento; chi fa regolazioni temporanee per rispondere a un’esigenza della gara, uno dei vantaggi permessi dai sistemi di chiusura moderni.
Per questo motivo la foto di Pogacar non va letta come una prova di un errore o di una scelta sbagliata. Al contrario, è un’occasione per ragionare su quanto sia sofisticato il rapporto tra piede e calzatura nel ciclismo moderno. Ricorda che l’equilibrio tra contenimento, libertà, rigidità e comfort è sempre frutto di una sintesi personale, costruita anche attraverso sensazioni soggettive. E dimostra, una volta di più, che nel ciclismo non esiste un “perfetto” assoluto: esiste ciò che funziona per l’atleta, in quel momento, con quel tipo di sforzo. Da DMT, in proposito, non abbiamo avuto commenti.
Quel piccolo spazio dietro il tallone diventa così una finestra su un mondo fatto di millimetri, adattamenti continui e interpretazioni personali della biomeccanica. Un dettaglio che, nel caso di Pogacar, non ha impedito nulla: non la spinta, non il rendimento, e certamente non la vittoria. Le calzature DMT di Pogacar, usate alla Tre Valli Varesine e realizzate anche in diverse versioni celebrative per il campione sloveno le avevamo provate approfonditamente nel corso di un nostro test che trovate in questo articolo.

































