Quando ero ragazzino iniziai a pedalare con il Velo Club Audax Roma, niente di agonistico, quello sarebbe venuto dopo. Io, quindicenne, mi trovavo a pedalare con persone più grandi di me. Si aggregava anche qualche figlio ogni tanto, ma mediamente i più giovani del gruppo avevano quasi il doppio dei miei anni. Però lo trovavo divertente. Si faceva cicloturismo quando le biciclette erano tutte uguali e i rapporti erano quelli dell’Eroica senza sconti moderni (si parla degli anni cui fanno riferimento le bici eroiche, in effetti).
Mi è tornato in mente un episodio di quel periodo quando oggi, riproponendo un articolo sui rapportoni spinti dai pro’, complice l’ampia scelta offerta dai produttori di componentistica sul mercato.
Quando si ragionava al contrario
Possiamo trascurare che il pacco pignoni, anzi, la ruota libera – allora si chiamava così perché il meccanismo dei pignoni inglobava anche la ruota libera, appunto – avesse solo sei rapporti da incrociare con le moltipliche anteriori che erano rigorosamente da 52 e 42 denti. Il 39 arrivò dopo un po’ e il 53, quando lo misi, ormai col numero sulla schiena, mi faceva sentire davvero forte. Un po’ di gamba per spingerlo sul serio l’avevo pure.
I pignoni non offrivano troppe possibilità. Se mettevo il 13, avevo come massimo pignone il 21. Se volevo almeno il 23, roba da salita, si finiva col 14 al massimo, altrimenti poi c’erano troppi salti.
In questo gruppo di ciclisti di mezza età si decise, un giorno, di andare a scalare il Block Haus. Ricordo che nella riunione settimanale che si faceva la sera, all’appropinquarsi dell’evento organizzato tra amici, ma con tutto il senso della conquista, si parlava di rapporti e di gamba.
La “prova” del Block Haus
Il Block Haus è salita tosta, ora il Giro d’Italia è andato a esplorare percorsi da capre e peggio, ma allora era una delle salite più difficili, per di più in centro Italia, che se si voleva far casino al Giro, era una bella occasione.
Una sera, parlando di tutte queste cose senza un ordine preciso, un associato disse a un altro che era titubante: «Ascoltami bene – dando importanza alle parole che sarebbero seguite – ma ce l’hai il 26? E poi devi essere allenato, sai tu come sono le gambe».
Mi colpì molto questa cosa tanto che, ancora oggi, ne ricordo le parole precise. Io avevo già detto di no per problemi che non ricordo e, oltretutto, avrei dovuto comprare una ruota libera che non mi sarei potuto permettere. Niente Block Haus.
Ecco, questo episodio mi è tornato in mente oggi nell’aggrovigliarsi di commenti all’articolo che abbiamo ripreso. Rapporti troppo lunghi, troppo corti e così via. A chi servono?
Oggi, in effetti, ma già dall’arrivo delle compact in poi, il problema di “avere la gamba” non si pone praticamente più. Tutto è spostato sull’avere o meno i rapporti adatti.
“La gamba”
E l’allenamento? A volte leggo discorsi come se non servisse più. In effetti con sviluppi metrici che possono arrivare a un giro di pedalata che non basta per fare un giro di ruota, si può salire dappertutto, no?
No.
Non basta. Perché in salita, in bicicletta si può “morire” anche se si hanno tutti i rapporti che san Tullio possa mai ispirare nei suoi discendenti. Insomma, la conclusione, alla fine, farà felici molti lettori ma è una sola: i rapporti aiutano ma… ci vogliono le gambe.
Ragazzi non si scappa. I rapporti più adatti aiutano tantissimo, mantenere un buon ritmo in salita è importante invece che salire ciondoloni in fuorisella disperati, ma non basta e non basterà mai. Quindi, a voi la scelta, ma non c’è rapporto che possa perdonare un allenamento insufficiente.
E si torna alla domanda del vecchio pedalatore: “te la senti? Sai tu come sono le gambe”. Perché la cosa più importante, in bicicletta, è imparare a conoscersi.






































