Curiosa la situazione che si è creata al Tour de Romandie Féminin: cinque squadre hanno rifiutato di collaborare alla sperimentazione dei sistemi GPS per la sicurezza.
L’Unione Ciclistica Internazionale (UCI) ha espresso rammarico per la decisione di alcune squadre di non partecipare al test di una nuova tecnologia GPS di tracciamento per la sicurezza delle atlete, previsto durante il Tour de Romandie Féminin. Il test, che si svolge sulle tre tappe dell’evento di UCI Women’s WorldTour in corso dal 15 al 17 agosto, prevedeva che una ciclista per team montasse sulla propria bici un dispositivo di 63 grammi in grado di fornire dati in tempo reale a direzione gara, commissari e squadre mediche.
Le squadre escluse
Secondo quanto stabilito nei regolamenti specifici della gara e comunicato già dal 7 agosto, la mancata adesione avrebbe comportato l’esclusione. Le squadre Canyon//Sram zondacrypto, EF Education – Oatly, Lidl – Trek, Team Picnic PostNL e Team Visma Lease a Bike hanno rifiutato di indicare una propria atleta per il test e non prendono quindi parte alla corsa.
L’UCI sottolinea che l’iniziativa è parte di un programma più ampio per rafforzare la sicurezza nelle gare su strada, sviluppato da SafeR, organismo che riunisce organizzatori, squadre e rappresentanti dei corridori. Il sistema sarà utilizzato su larga scala già ai Mondiali di ciclismo su strada 2025 di Kigali, in Ruanda, dove tutti i partecipanti saranno dotati del dispositivo.
Il Tour de Romandie Féminin, con le sue tre tipologie di tappa – cronometro individuale, linea e circuito – è stato scelto per sperimentare in condizioni diverse la tecnologia sviluppata dal partner cronometraggio Swiss Timing. L’UCI ringrazia gli organizzatori per la collaborazione, ma definisce “deplorevole” la mancata cooperazione di alcune squadre, ricordando che molte di esse appartengono a Velon, società che sta sviluppando un proprio sistema di tracciamento.
L’UCI ribadisce che la priorità resta la sicurezza degli atleti e auspica che in futuro tutte le componenti del ciclismo collaborino a iniziative comuni per raggiungere questo obiettivo.
Perché questa diatriba?
Alcune squadre hanno già un sistema di tracciamento. Inoltre pare che non ci sia stata chiarezza da parte dell’UCI sull’utilizzo dei dati che, per i team, ha un valore anche economico. Il sistema nasce per la sicurezza, ovviamente, ma le squadre sospettano che possa essere anche un modo per centralizzare e monetizzare le informazioni sulle prestazioni, sottraendo spazio alle loro iniziative.

































