L’evoluzione dalle 26 alle 29 pollici aveva già chiarito i vantaggi di un diametro maggiore. Con le 32 si compie un ulteriore passo che, numericamente, è tutt’altro che marginale. Il passaggio da un diametro ETRTO di 622 mm (29”) a 686 mm comporta un incremento di oltre il dieci per cento.
Non è un dettaglio: significa cambiare in modo sensibile il comportamento dinamico della ruota. L’angolo d’attacco si riduce ulteriormente, la capacità di superare ostacoli migliora e aumenta la superficie di contatto, con benefici evidenti in termini di trazione e controllo sui fondi smossi. Anche l’inerzia, spesso vista solo come limite, gioca un ruolo positivo nella conservazione della velocità.
Il nostro reportage da Taipei Cycle, come immaginavamo, ha sollevato discussioni. È logico: da una parte la curiosità per qualcosa di nuovo che incuriosisce e potrebbe portare dei vantaggi, dall’altra la paura di una rivoluzione di mercato che rischia di travolgere gli utenti che temono di dover spendere soldi e di non poter utilizzare più al meglio ciò che hanno già. Non ci aspettiamo rivoluzioni a breve, ma vale la pena fare il punto della situazione.

I numeri degli svantaggi: rigidità e peso
Se i vantaggi sono noti, è interessante osservare come oggi anche gli svantaggi inizino a essere quantificati. Test condotti da Reynolds Cycling indicano che, a parità di costruzione (profilo cerchio, numero raggi, geometria mozzo), la rigidità laterale può diminuire tra il dodici e il tredici per cento.
È un dato importante, perché la rigidità laterale incide direttamente sulla precisione di guida e sulla trasmissione della potenza. Le contromisure esistono: flange mozzo maggiorate, raggiatura specifica, standard Boost, ma comportano a loro volta compromessi in termini di peso, ingombri e fattore Q.
Anche il peso resta un nodo aperto. I primi sistemi di ruota completi mostrati si collocano ancora su valori elevati, difficilmente compatibili con un utilizzo agonistico puro, anche se sono già in sviluppo soluzioni più leggere in carbonio.
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Non solo ruote: nasce un ecosistema
Un aspetto spesso sottovalutato è che il passaggio alle 32 pollici non riguarda solo le ruote, ma richiede un ecosistema completo. Al Taipei Cycle sono comparsi i primi segnali concreti: coperture dedicate, mozzi con geometrie riviste, forcelle specifiche e telai progettati ad hoc.
Questo è un passaggio chiave. Senza una filiera coerente, pneumatici, sospensioni, standard di montaggio, nessun formato può davvero affermarsi. Il fatto che produttori di sospensioni stiano già lavorando su forcelle dedicate con escursioni comprese tra 80 e 120 millimetri indica chiaramente dove si sta concentrando lo sviluppo: cross country e utilizzi endurance.

MTB: i primi riscontri sul campo
Il dato forse più interessante riguarda i test reali. Prove indipendenti su tracciati di Coppa del Mondo XC hanno evidenziato tempi sul giro più veloci con le 32 pollici, grazie a una combinazione di maggiore trazione e capacità di mantenere velocità.
Questo è un punto che cambia il tono della discussione. Non si parla più solo di sensazioni o teoria, ma di performance misurabile. Inoltre, l’apertura regolamentare dell’UCI all’utilizzo di questo formato elimina uno dei principali ostacoli alla sperimentazione in ambito racing.
Detto questo, l’ambito resta ben definito. Le stesse aziende coinvolte indicano chiaramente XC ed endurance come terreni ideali. Quando si sale con le escursioni, emergono problemi di ingombro e cinematica che spesso portano a soluzioni ibride, con configurazioni mullet, quindi con diametri differenziati, per mantenere corsa e funzionalità.

Geometrie e limiti progettuali
Uno dei vincoli più concreti riguarda le proporzioni del telaio. L’aumento del diametro impatta su stack, lunghezza del carro e spazio disponibile per il movimento della sospensione posteriore.
Sulle taglie piccole il problema diventa critico. L’altezza minima del tubo sterzo, vincolata anche agli standard delle forcelle moderne, rende difficile mantenere una posizione di guida equilibrata. Non è un caso che alcuni prototipi adottino attacchi manubrio con inclinazioni negative molto accentuate o soluzioni non convenzionali per abbassare il front-end.
Gravel: sviluppo parallelo già in atto
Un elemento nuovo è il coinvolgimento diretto del segmento gravel. Alcuni dei primi componenti in carbonio sono dichiaratamente pensati sia per XC sia per gravel, segnale che i produttori vedono un potenziale trasversale.
Qui il vantaggio teorico è chiaro: maggiore scorrevolezza, più comfort e migliore gestione dei fondi misti. Ma restano gli stessi limiti di integrazione già visti in MTB, con l’aggravante di geometrie che devono restare compatte e versatili.

Strada: fuori scala
Nel ciclismo su strada, invece, il quadro non cambia. I benefici legati al superamento degli ostacoli sono irrilevanti, mentre peso, inerzia e aerodinamica diventano fattori penalizzanti. L’attuale standard rappresenta già un equilibrio ottimale difficilmente migliorabile aumentando il diametro. Insomma, “pericolo” scampato per le biciclette da corsa.
Tra laboratorio e mercato
Il dato forse più significativo emerso a Taipei è un altro: i grandi marchi restano prudenti, mentre sono i brand più piccoli a spingere l’innovazione. È una dinamica tipica nelle fasi iniziali di un possibile cambio di standard.
Significa che siamo ancora in una fase esplorativa, ma con basi tecniche più solide rispetto al passato. Le 32 pollici non sono più un’ipotesi isolata: esistono componenti, prototipi funzionanti e primi riscontri oggettivi.
Direzione o nicchia?
Le ruote da 32 pollici hanno quindi una legittimità tecnica rafforzata dai dati. Offrono vantaggi reali e, in contesti specifici, anche misurabili. Ma continuano a richiedere compromessi importanti su peso, rigidità, geometrie e integrazione complessiva.
È probabile che nel breve periodo trovino spazio nel cross country più evoluto e nelle applicazioni endurance, dove la velocità media e la scorrevolezza contano più della reattività pura.
Più difficile, almeno per ora, immaginarle come uno standard trasversale. Perché nel ciclismo, più che spingere un singolo parametro al limite, conta l’equilibrio dell’insieme. E quello, oggi, resta ancora saldamente nelle mani del 29.
Vantaggi e svantaggi: riassumendo
Insomma, il nuovo standard incuriosisce e tra le aziende c’è il desiderio di esplorare una nuova tipologia ma si teme che il mercato non sia ancora pronto e di fare la fine di altre proposte che sono rimaste lettera morta e abbandonate nei magazzini a far polvere.
Appare decisamente improbabile, però, che il mercato possa andare in massa in questa direzione come già accaduto con le 29”. Ognuno, come sperano in molti, potrà fare le proprie scelte e valutare la nuova possibilità con tutti gli elementi del caso.
Intanto facciamo il punto della situazione.
Vantaggi delle ruote da 32 pollici
- Migliore capacità di superamento ostacoli grazie a un angolo d’attacco più favorevole
- Minore resistenza al rotolamento su fondi sconnessi
- Maggiore superficie di contatto, più trazione su terreni poco compatti
- Migliore conservazione della velocità (inerzia più elevata)
- Potenziale aumento della velocità media su percorsi scorrevoli
- Comfort superiore su lunghe distanze e terreni irregolari
- Riscontri cronometrici positivi in ambito XC su tracciati veloci
Svantaggi delle ruote da 32 pollici
- Maggiore peso complessivo del sistema ruota
- Inerzia elevata, minore reattività in accelerazione
- Riduzione della rigidità laterale (circa 12–13 per cento a parità di costruzione)
- Necessità di componenti dedicati (mozzi, forcelle, coperture)
- Geometrie del telaio più complesse (carro lungo, stack elevato)
- Problemi di integrazione su full suspension (interferenze ruota–telaio)
- Difficoltà di adattamento sulle taglie piccole
- Guidabilità più “lenta” nei cambi di direzione
- Standard non ancora consolidato (offerta limitata, sviluppo in corso)







































E come sempre noi polli abbocchiamo, Via a comprare nuove bici e componenti, abbagliatidall essere più veloci e performanti….. Poveri fessi