La conferma arriva da questi prime tre mesi di corse su strada del 2026: ci sono diversi team professionistici ai quali lo sponsor tecnico fornisce più di un modello di bici, ma i corridori scelgono solo le bici aerodinamiche, non più quelle leggere che erano in testa alle richieste qualche anno fa.
Qualche esempio? Il primo quello della Jayco-AlULa, team sponsorizzato da Giant: alla squadra australiana il marchio taiwanese fornisce la superleggera TCR e la aerodinamica Propel, la stessa che è stata aggiornata di recente, con una versione ancor più versatile, maneggevole e confortevole della precedente.
Così, i corridori che hanno iniziato a usarla, difficilmente torneranno indietro, non torneranno sul modello superleggero.
Guardatevi a tal proposito questo video, guardate cosa ci ha detto in allenamento Paul Double, che appunto fino allo scorso anno sceglieva la TCR.

Passiamo adesso “in casa” NSN, il team dove il fornitore tecnico è Scott: nell’ambito dell’offerta d’altissima gamma il marchio elvetico ha la superleggera Addict RC Ultimate e poi la aerodinamica Foil: quest’ultima pesa molto più della prima, ma a tutti gli effetti risulta la scelta privilegiata da parte di tutti i corridori.

Ancora: alla Bahrain-Victorious lo sponsor Bianchi fornisce la “aero” Oltre e anche la più leggera Specialissima, ma a giudicare da quel che sta accadendo in questo 2026 tutti i corridori stanno usando la prima, inclusi atleti “attrezzati” per la salita, come ad esempio il “nostro” Antonio Tiberi.

Ci sono poi la Movistar e la Alpecin-Premier Tech, entrambe equipaggiate da Canyon, anche questo marchio che offre ai pro’ due piattaforme entro cui scegliere: la più leggera è la Ultimate CFR, ma i corridori preferiscono decisamente l’aerodinamica della Aeroad CFR, modello che meglio si adatta alle velocità altissime che caratterizzano oggi le corse pro: dal primo all’ultimo chilometro.

Le moderne biciclette aerodinamiche sono infatti più versatili e polivalenti rispetto a quanto non fossero qualche anno fa, con soluzioni che performavano dal punto di vista aerodinamico e della rigidità, ma che pagavano parecchio in termini di guidabilità, di eccessiva rigidezza e quindi risultavano carenti dal punto di vista del comfort.
Le aero moderne
Quel che. successo è che progressivi miglioramenti nei materiali (prima di tutto composito) e soprattutto progressi nell’interazione tra i telaio e componentistica (prima di tutto ruote) hanno trasformato le moderne “aero” in bici molto più “gestibili” e versatili, le hanno rese mezzi in grado di performare non solo da un punto di vista aerodinamico, ma anche della guidabili e, perché no, anche della leggerezza.
La leggerezza appunto: proprio quella che l’UCI da ormai 25 anni (era il 2001) non si decide a riconsiderare nel suo approccio normativo e regolamentare: il peso minimo imposto su tutte le bici dei corridori continua ad essere di 6.8 chili, nonostante siano in tanti a riconoscere che i progressi tecnici sui materiali e sui processi costruttivi possono garantire standard assoluti di sicurezza anche se il limite fosse abbassato di 4, anche 5 etti…

Ciò che di conseguenza accade è che oggi ci sarebbero eccome corridori che, per motivi tecnici, per ragioni legate al loro stile di guida o alle loro caratteristiche corporee, preferirebbero le bici “superlight” offerte loro dagli sponsor, ma appunto il limite di peso UCI li obbligherebbe a zavorrarle, disperdendone così tutto il patrimonio tecnico.
La scelta di quasi tutto il “gruppo”, quindi, si è progressivamente uniformato a quello standard di bici che potremmo chiamare delle “aero moderne”.





































