Nel giorno di riposo del Giro d’Italia, mentre i corridori erano impegnati in una sgambata e nella prova del percorso della cronometro dell’indomani, siamo andati a fare un giro con Roberto Lencioni, conosciuto come Carube, negli alberghi delle squadre a salutare i meccanici dei team e a farci raccontare qualcosa.
Ne è venuta fuori più che una vetrina sulle scelte tecniche della cronometro, le biciclette ormai non hanno più tanto bisogno di presentazioni, anche un’idea di come sia cambiato il lavoro dei meccanici.
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“Oggi si assembla e non si ripara” e non è solo colpa dell’elettronica, ma l’estrema specializzazione delle biciclette, sempre più tecnologiche, lascia sempre meno spazio a quell’abilità che permetteva ai meccanici di compiere qualche miracolo all’ultimo minuto. Qualche spazio, però, c’è ancora e la sensibiità del meccanico può fare la differenza per risolvere problemi che sembrano incomprensibili.
Un movimento centrale non allineato, uno sterzo difettoso richiedono ancora manualità e intuizione tecnica che risultano fondamentali in una gara importante, tanto più in una grande corsa a tappe come il Giro d’Italia dove i corridori devono sopportare una fatica prolungata e fidarsi ciecamente dei loro mezzi e di chi se ne prende cura.

































