Nella tappa in linea più corta si è scatenato Primoz Roglic in discesa, già dal Cormet de Roselend si è “divertito” tra curve e strada bagnata. Fuga sempre sotto controllo la sua in un tappa nervosa e cattiva come possono esserlo solo le frazioni corte pronti-via-arrivo.
Pogacar sulla salita finale è rimasto da solo ma ha trovato gregari come Gall che aveva da lottare in classifica con il ripreso e staccato Roglic che è stato generoso e forse mal consigliato.
Il resto è storia di Tadej Pogacar che ha messo la squadra a tirare da apparire cattivo, Vingegaard pronto a fare le fiamme come promesso o forse no. Perché in questa tappa d’attesa i chilometri sono scappati via più velocemente delle parole che sono rimaste promesse di un attacco mai accaduto. Ormai il Tour non è più lungo, c’è solo una tappa che non è salita, può essere nervosa ma, sulla carta, facile da controllare.
Pogacar ha provato pure a dire la sua: scatto secco e progressione a 14 chilometri dal traguardo, solo Vingegaard a tenerlo, ma senza rilanciare; al punto che Pogacar si è messo di passo più regolare lasciando rientrare anche gli altri e facendo il gioco di Arensman che intanto ha preso un po’ di vantaggio e s’è involato verso una gloria inaspettata.
Lipovitz stava per rovinare il sogno di Arensman. Quando ha visto Onley in difficoltà ha cercato di distaccare il suo avversario diretto. Ottimo gregario occasionale per Pogacar con un Vingegaard evanescente. Spettacolo buttato via per Pogacar che avrebbe anche potuto approfittarne ma ha lasciato la seconda tappa alla Ineos. O forse Pogacar non è superman come ci aspettavamo e pure lui non ha più tutte queste energie.
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