Rimettiamo a posto gli appunti. Come ogni volta, al termine di Giro e Tour, ci sono fogli sparsi e documenti digitali che parlano di una storia durata tre settimane. Prima di sentirci di nuovo orfani di un’abitudine ecco le ormai solite pagelle del Tour de France 2025. Sono, come sempre, in ordine sparso e assolutamente personali.
10 – Tadej Pogacar
Il massimo dei voti, ma senza lode, giusto per come si è limitato a controllare, nell’ultima settima privandosi – e privandoci – di vittorie spettacolari che avrebbero esaltato ancora di più la vittoria finale. Alla fine avrebbe potuto essere più cannibale ma ci ha lasciato con una terza settimana di attese mai realizzate. Ci ha fatto divertire nelle altre tappe dando prova di forza dilagante e incontenibile, quasi cannibalesca. Poi ha mollato il colpo, limitandosi a controllare. La fatica dell’ultima tappa, dove ha ceduto solo di fronte a un van Aert carico a molla, ha dato la misura della condizione strepitosa intaccata forse da qualche acciacco.

7 – Jonas Vingegaard
Lo diciamo subito: avesse promesso meno ci sarebbe piaciuto di più e il voto sarebbe stato migliore. È stato l’unico ad aver tenuto gli scatti di Pogacar, almeno finché lo sloveno non ha fatto l’extraterrestre e ha guadagnato il vantaggio che gli è valso il quarto Tour de France. Il voto è basso per uno arrivato secondo dietro al fenomeno perché Vingegaard ha preparato solo questo appuntamento e non ha mai brillato veramente. Pogacar ci è arrivato dopo aver vinto fior di corse dominando in lungo e in largo. C’è da dire che la tattica della Visma, super tecnologica, ha fatto acqua in più di un’occasione. Sarebbe stata perfetta se Vingegaard avesse avuto la forza che si aspettava lui stesso. Ma, come dire, ci vogliono le gambe e quelle del danese non sono bastate. Non ha vinto nemmeno una tappa, succube totalmente del campione. Vingegaard è un corridore fortissimo ma puntare solo al Tour è troppo poco. Ci potrà smentire solo se, così facendo, manterrà questi livelli per i prossimi 15 anni.

10 – Tim Wellens
È il gregario che tutti vorrebbero, c’è sempre stato finché ha potuto e, in qualche situazione, è risorto pure dopo essersi staccato. Votato completamente al capitano, si è meritato, come regalo, un giorno di libertà che ha sfruttato al meglio: vincendo.

5,5 – Julian Alaphilippe
Se parliamo dell’Alaphilippe che conoscevamo dovremmo dargli una insufficienza senza scuse, ma Alaphilippe, oggi, è un corridore che non vuole mollare e ci mette il cuore in ogni corsa e, se può, diverte pure. Segno che ha piacere ancora di fare il suo lavoro. Per uno che ha vinto due Mondiali non è poco. Avrebbe voluto vincere una tappa a tutti i costi ma non ci è andato nemmeno vicino.

9 – Thymen Arensman
Ha vinto, di caparbietà, due tappe che non si sarebbe aspettato, soprattutto l’ultima, mentre tutti aspettavano l’esplosione di Vingegaard e Pogacar ha avuto la furbizia di provarci dove pochi, diciamo la verità, avrebbero osato e non solo per gambe. Però ci ha creduto lo stesso ed ha avuto ragione. Due vittorie, tanta roba. In un Tour in cui troppe squadre hanno fatto meno che da comparsa, la sua doppia vittoria ha salvato la Ineos, ormai l’ombra della squadra dominatrice della corsa di una volta.

4 – Primoz Roglic
Dobbiamo misurarlo con il corridore che è oggi, come per Alaphilippe, ma con la differenza che non sembra divertirsi più a pedalare. La squadra fa delle tattiche che non riesce a seguire e alla fine perdono occasioni. Peccato vederlo così.

6,5 – Kévin Vauquelin
Termina al settimo posto, è una rivelazione e ha fatto vedere qualcosa di buono. Sarà il futuro francese per i grandi giri? Vedremo, deve dimostrare davvero tutto. Voto interlocutorio sperando che non sia l’ennesima eterna promessa francese.

10 – Ben Healy
Ha vinto una tappa, ha indossato la maglia gialla, ha vinto il premio della combattività del Tour de France: cosa chiedere di più? Si è divertito e ha divertito. Come fai a non tifare per lui?

8 – Wout van Aert
Anche solo l’ultima tappa, vinta in quel modo, vale il Tour de France di Wout van Aert dove, peraltro, è stato l’unico a togliere di ruota Tadej Pogacar, mai accaduto in 21 giorni di corsa. Dividendosi tra il lavoro per Vingegaard e per sé è riuscito a portare a casa un Tour più che dignitoso anche se non è mai apparso risolutivo per il capitano così come lo è stato al Giro per Simon Yates. È un corridore infaticabile che non perde occasione per dire la sua. Quella di Parigi ce l’aveva nel mirino da quando si è saputo che ci sarebbe stata la salita di Montmartre. E ha fatto centro da campione. Che questa vittoria gli serva a tornare quello di un tempo.

9,5 – Jonathan Milan
Si porta a casa la maglia verde al primo Tour de France in una corsa che non ha voluto molto bene ai velocisti. Bravissimo a racimolare punti dove poteva, anche nei traguardi volanti delle tappe di montagna. Alla fine hanno fatto questi la differenza. La fortuna lo ha aiutato? Un pochino sì, ma lui è stato bravo a cercarsi la buona stella. Forse al Tour c’erano velocisti più sgamati di lui, ma Milan è stato decisamente più continuo. In una corsa a tappe è la qualità che serve. Ha salvato la sparuta e malconcia spedizione italiana con una maglia meravigliosa.

6 – Lenny Martinez
Ha buttato via tutto, entusiasmo compreso, con quella immeritata figura attaccato alla borraccia per tornare in gruppo. Si è giocato la maglia a pois ma l’errore va soprattutto alla sua ammiraglia. Ok la concitazione del momento, ma riportare sotto così un corridore, con la telecamera giusto dietro, non è una mossa furba. Si dice lo abbiano lasciato in corsa solo perché francese. Peccato davvero perché dopo un inizio Tour de France faticosissimo è riuscito a recuperare andando pure forte e con una buona costanza. Lo rivedremo.

7 – Oscar Onley
È davvero forte e promette molto bene, immaginando un calo di Vingegaard e Pogacar, in un futuro non tanto prossimo, sarà uno dei nomi che potrebbe giocarsi il Tour.

7 – Florian Lipovitz
È arrivato sul podio facendo il gregario a un generosissimo Roglic evidentemente non all’altezza. Fosse stato il contrario probabilmente avrebbe perso meno minuti dai primi due. Da tenere d’occhio nei prossimi anni quando la squadra scommetterà direttamente su di lui.

9 – Mathieu van der Poel
Che vuoi dire a uno così? È come l’amico simpatico che inviti alle feste per essere sicuri che si divertano tutti. E Vdp quando corre diverte davvero per generosità e forza. Ha vinto solo una tappa, ma quella fuga, finita a 700 metri dal traguardo, è ciclismo puro. Peccato il ritiro per polmonite. A Parigi avrebbe potuto dire la sua anche lui.

5 – Il ciclismo italiano
A salvare il voto dal disastro totale sono stati Jonathan Milan ma anche gli altri che hanno fatto quel che hanno potuto: poco per un ciclismo che dominava anche solo per presenze. Mai così sparuti al Tour, sfortunata la caduta di Ganna alla prima tappa, bravi Ballerini e Trentin nel finale di Parigi (hanno alzato il voto). Ma mancano protagonisti di spessore e non si vede nemmeno una luce in fondo al tunnel. Il voto, in effetti, è più per gli assenti che per i presenti.

9 – Gli organizzatori del Tour de France
Alla fine il percorso ha pagato. Gli organizzatori sono riusciti nel loro intento di non far uccidere il Tour sin dalla prima settimana con tappe miste e niente salite dure che avrebbero fatto dilagare Pogacar già dai primi giorni. La corsa è andata in crescendo di settimana in settimana e il resto… è stato lasciato all’interpretazione dei protagonisti. La nuova versione del finale a Parigi è stata strepitosa.




































