C’è quella che ha bucato prima del via “e pensare che mi avevano riparato la gomma proprio ieri”; c’è quella perfettamente truccata che si sa mai, qui fanno tante foto; c’è quella che sembra appena uscita dal college, oppure da Pleasantville; c’è lei che si è vestita come lui che si vedano insieme ancora più del numero consecutivo sulle due biciclette; c’è quella cascata di riccioli che la riconosci da lontano, ci sono i ragazzini che si mettono in posa e “ci fai una foto?”; ci sono quelli che la foto non se la farebbero, poi si guardano e già sanno, con l’espressione da monelli e un po’ di sfrontatezza, c’è il Sindaco, con la S maiuscola come in questi giorni è Michele Pescini, da Gaiole in Chianti, che la macchina non ce l’ha accreditata ma la sua targa conta più di tutte, c’è quella con gli occhiali di tartaruga e poi quella che ride, seduta dietro, nel tandem, che tanto quando è stanca fa faticare lui che se l’aspettava pure. Un’altra parte pronta per andare a ballare il Tuca Tuca, in cima a Brolio, all’Eroica Cafè.
C’è una che guarda la mappa, lei è solo spettatrice e l’espressione è evidente: ma tutta questa strada?
C’è l’auto della RAI, che fa cent’anni di radio e cento chilometri di sterrato, col cameraman montato su come nei modelli, ma è tutto vero.
Poi ci sono i ragazzini, ma ragazzini veri, quelli con la maglia più piccola che gli sta sempre abbondante e un po’ anche la bici, ma poi guizzano in salita lasciando sui pedali gli adulti che pensavano di dovergli dire come fare.
C’è anche quello che, stufo dei trattori che proprio oggi si dovevano spostare? E allora sul punto ripido dopo Dievole, fa di fastidio utilità e si prende un passaggio neanche abusivo. Ci sono troppe scarpe da ginnastica che almeno potevano essere scelte nere, c’è Cristiano De Rosa che pedala in maglia Molteni e bicicletta da dare invidia che lui può (ma anche tanti altri, a dire il vero), c’è anche il Presidente che pedala senza vetrine, tanto sulla polvere la fatica è democratica.
Passa pure un belga, almeno dalla maglia, con rughe che paiono scavate nella sabbia di un ciclocross, che dribbla gli insicuri come se avesse un binario certo.
C’è di tutto un po’. Chi la racconta e chi la deve meditare, chi vorrebbe star da solo, che la bici è cosa personale e chi mannaggia, dove sono tutti quando ne hai bisogno?
Brocci c’è ma non lo becchi finché non lo afferrano al volo e lo mettono vicino ad Alessandro Ballan per parlare di 100 anni (anche) di Abus, tra gli sponsor dell’evento. L’ex Campione del Mondo è fresco perché non ha pedalato, l’altro è fresco perché all’Eroica non sembra far fatica, ma Giancarlo Brocci aveva appena finito la 135 e non ha sfigurato. Nel suo “c’ho da pisciare vi prego” con cui ha salutato in toscano stretto prima di andarsi, finalmente, a riposare, ha ricordato quel Luigi Ganna che commentò la vittoria del primo Giro d’Italia con un “me brûsa tanto el cû”
Ma c’è anche chi, comunque, arriva al traguardo e giura che mai più, ma proprio basta eh. Ché in quel buio pesto e freddo non si pedala e la fatica, il buio, poi te lo pianta dentro.
Poi ci sono quelli che arrivano sul traguardo e strillano, scendono di bici e sorridono un po’ sbilenchi. Quasi a rammaricarsi che sia già finita pure se è di nuovo notte. L’Eroica ora diventa ricordo e racconto da condire un po’.
C’è ancora una birra, ma sarà per la prossima volta.
- L’Eroica raccontata da noi la trovate qui
- Il sito ufficiale, invece, è questo: https://eroica.cc/it





















































