La misura della fatica può essere guardando in faccia i campioni, anche solo per capire se hanno dormito bene o hanno recuperato meno del previsto. Ma il metro del mal di gambe, dello stato mentale di stanchezza, oggi si poteva misurare anche da dietro, dalla coda del gruppo. Perché se è vero che la tappa Muret – Carcassonne era presentata come “tappa di collina”, come un sospiro di sollievo per il gruppo, è realtà che si sono visti tanti corridori perdere le ruote del gruppo già nei primi settanta chilometri di corsa, quelli senza alcun gran premio della montagna.
Vuol dire che in tanti sono partiti con le gambe indolenzite dal dolore, dalle ore sotto la pioggia rimediata ieri e da due settimane, ormai, corse col cuore in gola a sfiorare medie impossibili che fanno fare fatica anche a chi guarda solo il tempo massimo.
Tra gli staccati inaspettati dei primi chilometri c’è stato anche Jonathan Milan. Brutto rendersi conto che il tuo passo non è quello degli altri, ma alla fine della seconda settimana di Tour sono sorprese che si possono trovare lungo il percorso.
La misura della fatica dà anche il peso dell’importanza di una squadra. Tim Wellens è andato nella fuga di giornata e si è permesso pure di mollare i compagni di fuga che tanto Pogacar non aveva certo bisogno di un Wellens in più in questa giornata, per la UAE, a mezzo servizio per loro.
Tappa meritata per Wellens, un attestato di bravura per questo Tour de France corso al servizio del capitano.
Ora riposo, il più possibile per quel che si può fare in ventiquattr’ore, perché fra due giorni c’è già il Mont Ventoux.
Si salvi chi può.
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