Era un bel pomeriggio di inizio ottobre, Toscana, zona del Chianti: era il 2007 e all’indomani in programma ci sarebbe stata una corsa davvero particolare. Tra corridori e tecnici c’era un misto di paura e curiosità.
Era lunedì, e il giorno dopo avrebbe preso il via una gara che a quell’epoca era considerata dai più una follia, qualcosa fuori dal tempo e forse anche qualcosa di pericoloso.
Al contrario, la storia ci insegna che quello sarebbe presto diventato il “formato” senza dubbio più innovativo e di successo che il ciclismo agonistico moderno abbia prodotto negli ultimi trenta, quaranta anni.
Contraddizione in termini
Inserire tratti di sterrato in una corsa ciclistica su strada era percepita come minimo una contraddizione lessicale, roba che tanti, all’inizio, bollarono come una scommessa persa in partenza: e invece proprio quello era il programma della prima “Montepaschi Eroica”: partenza da Gaiole in Chianti (SI) e arrivo a Siena dopo 180 chilometri, di cui 60,7 su strade sterrate!
A partire furono in tanti e furono anche grossi nomi del panorama ciclistico mondiale dell’epoca; chissà, forse anche perché alla fine quel percorso aggiungeva un elemento dirompente e clamoroso in un ciclismo che da decenni aveva eletto l’asfalto come l’espressione più adatta e consona alla modernità dei tempi. Ma spesso diventava anche un po’ noiosa.
All’epoca, 2007, le strade bianche alludevano solo alla mtb; volendo parlare di bici su strada emanavano al massimo un’idea di “vecchio”, rimandavano a un ciclismo dei tempi andati che nulla aveva a che fare con il mondo tecnologico in cui ci si stava proiettando in modo sempre più potente.
Perché ricordiamocelo bene, erano quelli gli anni delle prime bici e ruote in carbonio, erano gli anni dei primi rilevatori di potenza, gli anni delle prime piattaforme di allenamento condivise sul web, erano i primi anni in cui si andavano definendo i big-team con mezzi, struttura e management di tipo mastodontico.
All’inizio era “Eroica”
A credere che una gara che evocava il sapore antico del ciclismo “eroico” potesse davvero piacere e poi sfondare erano in pochissimi: ovviamente in prima fila tra questi c’era il suo ideatore, Giancarlo Brocci, che con quella prima edizione della “Montepaschi Eroica” volle portare nel mondo delle gare professionistiche la dimensione (e il nome) che già da dieci anni aveva dato a una cicloturistica su bici d’epoca nata proprio per evocare la figura di un mito del passato come Gino Bartali, questi e la cultura del ciclismo di quei tempi.
Si partì non a caso da Gaiole in Chianti, proprio dove la cicloturistica “L’Eroica” prendeva il via ogni anno, la prima domenica di ottobre, esattamente come accadde anche quel 5 ottobre 2007.
Diversamente da L’Eroica, però, la prima Montepaschi Eroica arrivava a Siena, a Piazza del Campo, prima di tutto per suggellare con uno scenario di bellezza unica l’arrivo di una gara internazionale e naturalmente anche per onorare la città natale della banca “title sponsor”.
Successo da subito e in tutti i sensi
La prima “Montepaschi Eroica” fu un successo: fu un successo dal punto di vista estetico, ossia delle immagini e degli scenari che andò a creare; fu un successo dal punto di vista tecnico, perché diversamente da quel che alla vigilia pensavano in tanti, la condotta tattica e tecnica della corsa non fu poi così rocambolesca o tanto diversa dalle normali corse su asfalto.
Ma fu un successo soprattutto per il fascino che creò il transito dei corridori sulle strade bianche, dove lo spettacolo riuscì incredibilmente ad amalgamarsi con quel “romanticismo” del ciclismo dei tempi andati, proprio quello che tanti scettici disdegnavano.
Oggi, quella che nacque come Montepaschi Eroica e che dal 2009 si chiama “Strade Bianche” è indubbiamente diventata la più celebre e iconica delle corse nate nel terzo millennio, quella che non a caso, nonostante sia relativamente giovane, già ambisce a essere ufficialmente etichettata come sesta gara “Monumento”, ovvero appaiata a competizione che si chiamano Milano-Sanremo, Ronde Von Vlandeeren, Paris-Roubaix, Liege-Bastogne-Liege e Giro di Lombardia.
Grazie alla Montepaschi Eroica lo sterrato è diventato elemento assai frequente nelle gare professionistiche, sia quelle in linea ma anche in quelle a tappe: assai frequente e soprattutto assai avvincente.
Ci basta dire che a detta di tanti, al Giro d’Italia 2025, la tappa “dello sterrato” con arrivo proprio a Siena è finita per essere la più bella, anche più di quelle che sono transitate sui “mitici” passi alpini…
Per celebrare il ventennale
Il 7 marzo 2027 la Strade Bianche compie venti anni: noi per celebrarla abbiamo pensato di intervistare il primo vincitore, il russo, Aleksandr Kolobnev: quel 7 ottobre 2007 Kolobnev tagliò per primo il traguardo a Piazza del Campo sfoggiando una grande condizione di forma, la stessa che dieci giorni prima gli aveva permesso di conquistare la medaglia d’argento al campionato mondiale su strada, dietro a Paolo Bettini.
Kolobnev era uno dei tanti corridori che quel pomeriggio di vigilia della prima Montepaschi Eroica erano impauriti e incuriositi: non sapeva cosa lo potesse aspettare l’indomani, quali insidie, quali sorprese avrebbe riservato il fondo sterrato.
Dei timori di Kolobnev in quella occasione si ricorda qualcosa anche chi scrive, che proprio quel pomeriggio andò a intervistare Kolobnev per un articolo sulla sua bici speciale che avrebbe utilizzato il giorno dopo…
Oggi Kolobnev ha sicuramente le idee molto più chiare, come tanti sa bene che lo sterrato ha portato prima di tutto novità, benefici e vantaggi al mondo del ciclismo.
>>> Eroica, potrebbe diventare una classica – quel nostro articolo del 2007
Le gare di domani e lo sterrato
Ai nostri microfoni il russo va anche oltre, pensando che la direzione del ciclismo del prossimo futuro sia quella di gare in cui «le porzioni di sterrato diventeranno “fifty/fifty” rispetto a quelle di asfalto».
Proprio così, metà dei percorsi saranno su asfalto, metà su sterrato, perché questo è quel che impone la necessita di ridurre i rischi sempre maggiori di allenarsi in un contesto dove le auto sono troppe.
Ma cliccate sull’intervista per saperne di più.

































