Nell’immaginario degli appassionati di ciclismo forse nessun altro componente è più strettamente associato a quello di un marchio.
Sì, perché la storia di questo elemento essenziale nella trasmissione di potenza atleta-bici l’ha scritta questo brand: il marchio è Look, il componente, naturalmente, è il pedale a sgancio rapido, che giusto lo scorso 2025 ha compiuto 40 anni.
Era infatti la fine del 1984 quando l’azienda transalpina che fino a quel momento faceva solo attacchi da sci, introdusse sul mercato della bicicletta il primo pedale “automatico”, meglio conosciuto come pedale “a sgancio rapido”.
Portava appunto nel ciclismo l’esperienza che Look aveva maturato nello sci alpino, con gli attacchi automatici per interfacciare sci e scarpone, quelli che l’azienda di Nevers, Francia centrale, lanciò per la precisione nel 1963.
Quanto i primi pedali automatici Look fossero rivoluzionari si capì subito: lo testimoniò la riluttanza con cui vennero inizialmente accolti nel gruppo dei professionisti: i corridori dell’epoca erano particolarmente tradizionalisti e conservatori, ma più che altro credevano che questo strano pedale che vincolava automaticamente la scarpetta al pedale fosse pericoloso, che non si sganciasse in caso di caduta e non da ultimo che fosse troppo pesante rispetto ai classici pedali “liberi” con gabbietta e cinghietti fermapiede.
Nulla di più errato, era esattamente il contrario: un “certo” Bernard Hinault i pedali Look li dovette utilizzare per primo, quasi per forza.
Il bretone era infatti leader carismatico di quella corazzata del ciclismo che negli anni Ottanta si chiamava La Vie Claire, fondata dall’istrionico imprenditore Bernard Tapie, che nel 1983 aveva acquisito in un colpo solo tutta la Look.

Il “Tasso” (così era soprannominato Hinault), i primi pedali automatici Look, modello PP65, li usò per la prima volta nel Tour de France del 1985, che vinse…
Di lì a poco, lentamente ma inesorabilmente, i pedali a sgancio rapido Look diventarono accessorio immancabile dell’equipaggiamento tecnico dei corridori, poi anche degli amatori.
In effetti, a fine anni Ottanta i pedali liberi erano solo un lontano ricordo nel gruppo dei professionisti.
Nel frattempo la Look iniziò ad affermarsi anche per la produzione di altrettanto avveniristici telai in carbonio, come ad esempio il KG86, primo telaio in carbonio (e congiunzioni in alluminio) prodotto e commercializzato su larga scala e dato in uso a La Vie Claire nel 1086 (che con Greg Lemond vinse il Tour de France).
Quel telaio pesava 1400 grammi, quando i telai in acciaio dell’epoca pesavano almeno quattro etti in più…
In realtà, fu senza dubbio con il pedale che iniziò a sedimentare e rafforzare quel blasone che ancora oggi la pone Look come azienda che ha indubbiamente scritto la storia del ciclismo.
L’occasione di parlare un po’ di storia tecnica del ciclismo, e della Look in particolare, ce la da un’altra novità introdotta di recente dal marchio transalpino, una novità anche questa “nascosta” e apparentemente piccola e accessoria: in realtà si tratta di una miglioria significativa, perché ottimizza l’interfaccia “atleta/bici” intervenendo semplicemente sull’accessorio che è primo attore di quel contatto, senza però intervenire minimamente sulla struttura del pedale e tantomeno quella della scarpa che dovrà calzare il ciclista.
Ovviamente parliamo della tacchetta, che nella più aggiornata generazione lanciata da Look a gennaio 2026 trova degli up grade che le permettono di migliorare in efficienza, durata e sicurezza per chi le usa.
Delle nuove tacchette Look Keo Grip abbiamo già parlato qui al momento del lancio, abbiamo iniziato a usarle e vi diremo presto dei nostri feedback.
Quel che è certo è che con una spesa minima (20 euro) ottimizzano quell’ “ecosistema” che in quaranta anni ha creato Look, che in questo lasso di tempo ha visto produrre milioni e milioni di pedali (!) e che hanno “agganciato” saldamente alla bicicletta da corsa altrettanti di ciclisti.
Foto: LookCycle e Maurizio Coccia




































