Lo vediamo quotidianamente sulle nostre strade e se ne parla a livello di sicurezza e nel sottobosco di un mercato che, pur di vendere, è disposto a tutto. Troppe e-bike in circolazione in Italia non sono regolamentari secondo il Codice della Strada. Ma il problema non è solo nei nostro confini: è rilevante a livello europeo, motivo per cui l’associazione di settore, LEVA-EU, tiene sotto controllo la situazione sottolineando come il prolungamento dei dazi se, da una parte, vuole aiutare il mercato, dall’altra rischia di creare problemi e lungaggini inutili. E i controlli sembrano non bastare, ne va della sicurezza.
in apertura, foto di repertorio
La Commissione Europea ha deciso di prorogare per altri cinque anni le misure antidumping e compensative sulle importazioni di biciclette elettriche dalla Cina. La decisione segue un’indagine di revisione e conferma la linea adottata finora. Secondo la Commissione, la permanenza dei dazi è giustificata dal proseguimento dei sussidi cinesi, dal rischio di danni all’industria europea e dall’interesse dell’Unione a tutelare la produzione interna.
Tuttavia, LEVA-EU, l’associazione che rappresenta il settore dei veicoli elettrici leggeri, solleva criticità. L’organizzazione sottolinea che il prolungamento delle misure non impedisce l’ingresso nel mercato europeo di e-bike a bassissimo costo, spesso non conformi agli standard tecnici e di sicurezza dell’UE.

Prezzo troppo basso, pericolo qualità?
Durante il periodo di revisione, l’UE ha importato circa 221.000 biciclette elettriche dalla Cina, con un prezzo medio di 298 euro per unità. Per confronto, le e-bike importate dal Vietnam costano in media 790 euro, mentre quelle provenienti da Taiwan raggiungono i 1.393 euro. LEVA-EU solleva dubbi sul fatto che i modelli cinesi, venduti a prezzi così bassi, possano rispettare i requisiti tecnici e normativi dell’UE, tra cui test di conformità, certificazione CE e la raccolta delle batterie a fine vita.
Il fenomeno dei prodotti non conformi è già stato segnalato in diversi Stati membri. Nei Paesi Bassi, ad esempio, migliaia di biciclette elettriche con velocità superiore al limite consentito sono state confiscate dopo un grave incidente mortale. LEVA-EU evidenzia inoltre il rischio di elusione dei dazi attraverso l’errata classificazione delle biciclette elettriche sotto codici doganali non soggetti a tassazione.
I dazi sui componenti danneggiano i produttori europei?
Oltre alla questione delle importazioni, LEVA-EU critica l’applicazione dei dazi sui componenti per biciclette tradizionali, spesso utilizzati anche per l’assemblaggio di e-bike. Secondo l’associazione, il mercato europeo non è in grado di soddisfare la domanda di questi componenti, costringendo gli assemblatori a importare dalla Cina e affrontare complesse procedure di esenzione. Inoltre, i controlli doganali si concentrano in modo sproporzionato sugli assemblatori europei, aumentando l’incertezza legale nel settore.
LEVA-EU invita la Commissione Europea a spostare l’attenzione dalle misure commerciali alla sorveglianza del mercato, per garantire che solo prodotti conformi e sicuri entrino nell’UE. L’associazione chiede anche la rimozione dei dazi sui componenti per facilitare la produzione locale e stimolare l’innovazione.



































