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Home Mercato e aziende

L’Unione Europea proroga i dazi sui componenti cinesi per biciclette, e il settore delle e-bike insorge: “Un freno all’innovazione europea”

Redazione di Redazione
27 Ottobre 2025
in Mercato e aziende
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entrambi i modelli Dash 200 sono progettati per connettersi senza problemi con le e-bike Giant e Liv tramite Ant+ in modo che il display possa mostrare la modalità del motore, l'uscita del servosterzo e la durata della batteria.

La Commissione Europea ha deciso di prorogare per altri cinque anni i dazi antidumping sui componenti per biciclette provenienti dalla Cina. Una misura nata più di trent’anni fa per proteggere i produttori europei dalle importazioni a basso costo, ma che oggi rischia di danneggiare proprio uno dei comparti più innovativi dell’industria europea: quello delle biciclette elettriche.

L’estensione riguarda componenti essenziali come telai, forcelle, ruote, freni, manubri e gruppi di trasmissione. Si tratta di parti che costituiscono la base di qualsiasi bicicletta, ma che per l’industria delle e-bike hanno un peso economico e strategico molto maggiore. Il problema, spiegano gli operatori, è che il quadro regolatorio non è mai stato aggiornato all’evoluzione del mercato.

Un sistema pensato per un’altra epoca

I dazi antidumping furono introdotti negli anni Novanta per contrastare la concorrenza cinese sulle biciclette tradizionali. All’epoca, l’industria europea delle e-bike era quasi inesistente. Oggi, il mercato delle biciclette elettriche è il motore della crescita nel settore ciclistico europeo, con milioni di unità vendute ogni anno e una rete di piccole e medie imprese specializzate nell’assemblaggio, nella componentistica elettronica e nelle tecnologie per la mobilità sostenibile.

Tuttavia, spiegano le aziende europee tramite LEVA-EU le norme sui dazi continuano a riflettere un’epoca in cui si presumeva che le aziende producessero sia bici convenzionali sia elettriche. In base a questa logica, solo i produttori “ibridi” hanno diritto all’esenzione automatica dai dazi. Le imprese che assemblano esclusivamente biciclette elettriche, invece, sono soggette a complesse procedure doganali e finanziarie, che comprendono il pagamento anticipato dei dazi, la presentazione di garanzie e l’obbligo di documentazione aggiuntiva.

“Discriminazione regolatoria” tra vecchi e nuovi attori

Il regolamento europeo 2020/1296, confermato con l’attuale proroga, sancisce di fatto una divisione interna al mercato. Da una parte ci sono i “produttori ibridi”, che possono importare componenti dalla Cina senza dazi grazie all’esenzione storica. Dall’altra ci sono gli “assemblatori di e-bike”, soggetti a pieno titolo ai dazi e a controlli doganali più severi.

Secondo LEVA-EU, l’associazione che rappresenta i produttori europei di veicoli elettrici leggeri, questa distinzione non ha alcuna base economica e genera una distorsione strutturale del mercato. «La Commissione ha scelto la continuità invece della competitività, – afferma Annick Roetynck, direttrice dell’associazione. – Il risultato è un sistema che favorisce i produttori tradizionali e penalizza le aziende che innovano».

La conseguenza è un mercato frammentato, dove la possibilità di competere non dipende da efficienza o capacità industriale, ma dal tipo di licenza o dallo status normativo.

Contraddizioni con gli obiettivi ambientali dell’UE

La decisione, spiegano le aziende, si scontra anche con gli impegni politici assunti dall’Unione Europea nella European Declaration on Cycling, che invita gli Stati membri a rafforzare la produzione di biciclette e componenti in Europa. Secondo LEVA-EU, la proroga dei dazi rappresenta invece un passo nella direzione opposta.

Il continente, infatti, resta fortemente dipendente dalle forniture asiatiche per motori, batterie, centraline e altri componenti cruciali per le e-bike. La produzione europea di questi elementi non è ancora sufficiente a coprire la domanda. Eppure, mentre l’UE sospende periodicamente i dazi ordinari per garantire la disponibilità di materiali, mantiene i dazi antidumping sugli stessi prodotti. Il risultato è una contraddizione che, oltre a generare costi aggiuntivi, crea incertezza legale e frammentazione tra i Paesi membri.

Il nodo dell’incertezza giuridica

Un ulteriore effetto collaterale riguarda il contenzioso doganale. Le autorità di alcuni Stati membri hanno iniziato a interpretare in modo più restrittivo le norme dell’Organizzazione Mondiale delle Dogane, accusando gli assemblatori di e-bike di “aggirare” i dazi importando kit di componenti che, considerati nel loro insieme, verrebbero classificati come biciclette complete.

Questa situazione ha già generato sanzioni, ricorsi giudiziari e, in alcuni casi, indagini penali. Mancano però direttive europee chiare su cosa costituisca effettivamente una “bicicletta completa” ai fini dell’applicazione delle misure antidumping. L’assenza di chiarezza giuridica è diventata, di fatto, un ulteriore ostacolo per gli operatori del settore.

Un freno all’innovazione

Secondo le stime del settore, la proroga dei dazi rischia di avere conseguenze significative:

  • riduzione della concorrenza e maggiore concentrazione del mercato;
  • aumento dei costi di produzione e quindi dei prezzi finali;
  • rallentamento nell’introduzione di nuove tecnologie e modelli;
  • incentivo al trasferimento delle linee di assemblaggio fuori dai confini europei.
  • LEVA-EU parla di un “blocco strutturale” che limita la crescita di uno dei settori industriali più promettenti per la transizione ecologica. «Nei prossimi cinque anni, – conclude Roetynck, – non sarà la strategia industriale a guidare l’innovazione europea, ma la conservazione di vecchi privilegi. È una scelta che rischia di far perdere all’Europa terreno nel mercato globale delle e-bike».

Uno scontro politico e industriale

Il dibattito, intanto, si sposta sul piano politico. Alcuni Paesi membri e associazioni di categoria chiedono alla Commissione di avviare una revisione delle regole, per adattarle alla nuova realtà produttiva e al ruolo centrale che le e-bike rivestono nelle politiche di mobilità sostenibile. Altri, invece, temono che un allentamento delle misure possa riaprire la strada alle importazioni cinesi a basso costo e minare la competitività dei produttori storici.

L’estensione dei dazi, in ogni caso, segna un punto di svolta. Nei prossimi anni, la capacità dell’Unione di bilanciare protezione industriale e apertura all’innovazione determinerà se l’Europa sarà un leader o un semplice mercato di consumo nel settore della mobilità elettrica leggera.

Tag: aziendee-bikeleva-eumercato

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