Ma cosa volete dal Giro d’Italia?
Ha la bellezza di passare sotto casa di tutti e ognuno ha la speranza di vedere lo scatto decisivo, quello che cambierà le sorti della corsa. Roba da raccontare ai nipoti. Come quei fortunati che hanno visto Van der Poel volare via sul Poggio sentendone lo spostamento d’aria a dispetto della salita.
Ma cosa volete dal Giro se così com’è vi sembra noioso?
Siamo abituati bene, è evidente.
Forse dovremmo ricordare quelle tappe del Tour de France, la corsa a tappe più importante del mondo, passate in ore assolate a contare le pedalate rotonde, quando rimpiangevamo gli scoppiettii della prima settimana del Giro disegnata con saggezza.
Anche la noia, però, è carburante dello spettacolo quando il gruppo accumula chilometri.
La noia nel ciclismo è fatta di chilometri che diventano fatica. E la fatica, al momento giusto, si trasformerà in spettacolo. Ma va raccontata nel modo giusto
Perché è fatta di chilometri che diventano fatica accumulata che darà spettacolo al momento giusto. Ridurre a 100 chilometri le frazioni di trasferimento avrebbe una ripercussione sullo spettacolo finale.
Certo, se consideriamo il ciclismo un tanto al chilo, che per fargli bene basta aumentare le ore di diretta, forse c’è qualcosa da rivedere nel modo in cui lo si racconta. Ogni corridore deve pedalarsi tutta la tappa, non può fermarsi a riposare.
Il ciclismo è lo sport più individuale, noioso e tattico che ci sia. La differenza può farla solo il racconto che se ne fa.
Non serve andare a dare la sveglia nelle camere dei corridori per dire che in tv “c’è più ciclismo”. Bisogna puntare sulla qualità che le chiacchiere a un certo punto finiscono.
Vero che abbiamo assistito a due tappe in linea noiose fino ad ora. Anche la fuga, partita nel disinteresse del gruppo, non ha contribuito a rendere migliore lo spettacolo. Anzi, viene quasi da pensare che le squadre di seconda fascia si siano accordate per chi debba sfilare in vetrina nei giorni tranquilli, magari con la complicità delle grandi che appuntano i favori da riscuotere.
Sì, eravamo abituati a fughe combattute. Ricordate questo articolo? Vale sempre.
Ci siamo consolati con gli ultimi 30 chilometri e anche meno per la seconda tappa in linea del Giro ma vogliamo davvero di più se stiamo ancora discutendo del numero di Evenepoel alla prima tappa?
Più in generale: è ciclismo, tutto intero e così com’è. Attenzione a idee che possano stravolgerlo. E anche se non avremo a ogni tappa un attacco da lontano di Pogacar, una discesa di Pidcock, una fuga folle di Van der Poel e Van Aert, non vuol dire che sarà noioso, dobbiamo soltanto cambiare il modo di raccontarlo.


































