Il buon Domenico Pozzovivo, al commento della telecronaca svizzera, lo ha capito subito: già sull’attacco della Cipressa era evidente che oggi non fosse la giornata di Mathieu Van der Poel. Sulla Cipressa, infatti, non era lui a prendere la ruota giusta, quella del marziano Pogacar. A differenza di Tom Pidcock, che invece c’era, presente, al posto giusto al momento giusto.
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Non è una questione solo di strategia. È qualcosa di più profondo. La mente è collegata alle gambe e le gambe alla mente: quando manca brillantezza, non manca solo lo scatto, manca la lucidità di stare davanti, di scegliere il momento, di sentire la corsa. Il fatto di non riuscire a essere al posto giusto è già un segnale. Significa che qualcosa nel motore non gira come dovrebbe. E infatti, il finale di gara ha semplicemente confermato quello che si era già visto sulla Cipressa.

Quest’anno molti si sono esposti nel difendere il percorso della Sanremo. E hanno ragione: è un percorso bello, vario, aperto a tante interpretazioni. Renderlo più duro vorrebbe dire consegnare la vittoria quasi a tavolino a Pogacar, come accaduto alle Strade Bianche. Ma resta una contraddizione: perché per un corridore che deve puntare sulla fatica e non sulla volata, l’unico vero punto in cui si può fare la differenza è sempre quello: la Cipressa, più o meno a metà salita. Ed è lì che ha attaccato Pogacar, sia quest’anno che l’anno scorso. Non per caso, ma per necessità. È l’unico tratto con una pendenza sufficiente – nemmeno così severa, a dire il vero – per provare a mettere in difficoltà i corridori più veloci. Altrove, semplicemente, non c’è spazio.
Lo scatto di Pogacar era in qualche modo previsto, quasi inevitabile. Telefonato, sì. Ma anche obbligato. Perché quello era l’unico punto dove si può davvero provare a cambiare la corsa. Quindi niente effetto sorpresa. È praticamente impossibile.
Onesto Van der Poel a spostarsi e a far passare Pidcock nel momento in cui ha capito che non poteva seguire Pogacar. Non era un gesto dovuto: quando rimani in tre puoi anche tenere la tua traiettoria, è chi sta dietro che deve rimanere sveglio. Ma Van der Poel si sposta e permette a Pidcock di non perdere nemmeno un metro dal marziano davanti.
Pidcock che però, forse, non fa tutto giusto allo sprint. Ai 250 metri si alza sui pedali e rimane sulla destra. Forse spera che Pogacar parta lungo per poi saltarlo. Ma ai 200 metri cambia tutto: lì chi parte per primo vince. Pogacar lo sa, e non ha paura di nessuno.
Resta un dubbio: Pidcock è stato un po’ intimorito dall’avversario? Forse sì. Perché nel momento in cui si è alzato come per partire, avrebbe potuto aspettare ancora un attimo per vedere se Pogacar abboccava alla finta partenza. Ma quando capisci che non lo fa, non puoi aspettare il riferimento perfetto dei 200 metri: a quel punto sei già troppo corto.
Onore, quindi, ancora una volta, al marziano.






































