Un’indagine della Guardia di finanza riporta al centro il problema dei mezzi elettrici venduti come biciclette a pedalata assistita ma con caratteristiche da scooter. Sono quasi 7 mila gli esemplari sequestrati in diverse regioni italiane dopo il provvedimento del tribunale di Palmi che ha disposto il blocco dei veicoli importati negli ultimi tre anni da un imprenditore palermitano.
I mezzi, distribuiti in negozi e magazzini di varie zone d’Italia, avevano l’aspetto di scooter: ruote, pedane, bauletto e una struttura pensata per il trasporto di due persone. La presenza dei pedali, però, era la leva per vederli come e-bike, evitando gli obblighi previsti per i ciclomotori.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, come riportato su Repubblica i veicoli arrivavano dalla Cina, prodotti dalla Zhejiang Jollo Technology Co. Ltd, passando dal porto di Gioia Tauro prima della distribuzione sul territorio nazionale. All’importatore, un imprenditore di Palermo titolare della Eurosud srl, vengono contestate le ipotesi di frode in commercio e falso.
Mezzi da 60 km/h venduti come biciclette
Il punto centrale dell’indagine riguarda la classificazione dei veicoli. Una bicicletta a pedalata assistita, secondo la normativa europea, deve avere un motore con potenza nominale continua massima di 250 watt, attivarsi soltanto durante la pedalata e interrompere l’assistenza quando si raggiungono i 25 chilometri orari.
I mezzi sequestrati, invece, potevano raggiungere velocità fino a 60 chilometri orari utilizzando l’acceleratore a manopola, senza necessità di pedalare. Una caratteristica che li colloca fuori dalla categoria delle biciclette e li avvicina ai ciclomotori, con conseguenti obblighi di omologazione, assicurazione, casco e patente.
La Guardia di finanza ha precisato che chiunque venga trovato a circolare su strada pubblica con questi mezzi sarà soggetto a sequestro, anche nel caso in cui il veicolo venga utilizzato apparentemente come una normale e-bike.
Un problema già segnalato nel dossier sulle e-bike truccate
Il caso non è isolato e si inserisce in un fenomeno più ampio che Cyclinside segue da tempo nel dossier dedicato alle e-bike truccate. Il tema riguarda sia le biciclette modificate per superare i limiti di legge sia i mezzi progettati fin dall’origine per sfruttare una zona grigia del mercato, con pedali aggiunti più come elemento formale che come sistema di assistenza alla pedalata.
Una e-bike che supera questi limiti non è più una bicicletta: diventa un veicolo a motore sotto il profilo tecnico e normativo. Il problema non riguarda soltanto chi utilizza questi mezzi, ma anche la percezione generale delle biciclette elettriche, spesso confuse con prodotti che appartengono a un’altra categoria.
Sicurezza e responsabilità
Nell’ordinanza di sequestro viene richiamato anche il tema della sicurezza stradale. Il giudice sottolinea il rischio legato alla circolazione di mezzi privi di omologazione e assicurazione, soprattutto in caso di incidente.
A Palermo, secondo gli inquirenti, sarebbero oltre 1.200 gli esemplari potenzialmente coinvolti. I controlli hanno interessato diverse regioni, tra cui Sicilia, Campania, Puglia, Sardegna, Toscana e Lombardia, coinvolgendo sia i magazzini dei grossisti sia i punti vendita.
Negli ultimi anni la diffusione delle e-bike ha rappresentato una delle trasformazioni più importanti della mobilità urbana. Proprio per questo il confine tra bicicletta a pedalata assistita e piccolo veicolo a motore deve rimanere chiaro: i pedali da soli non bastano a trasformare uno scooter elettrico in una bicicletta.
Insomma, c’è un evidente cambio di tendenza che sta portando a una nuova consapevolezza anche per gli utenti spesso ignari del regolamento.



































