di Guido P. Rubino
Come era immaginabile la nostra chiacchierata sui negozi in crisi nell’ultimo Bar Caffè, ha fatto discutere parecchio e ha evidenziato, ancora una volta, approcci diversi al mercato. Soffermandoci sull’argomento attuale (le cause che hanno portato le biciclette al vertice della gamma a costare sempre di più negli anni è argomento che abbiamo già trattato e su cui torneremo presto) si nota subito, anche dai commenti che abbiamo ricevuto sui social e direttamente, che c’è parecchia confusione in giro.
Ovviamente la prima questione difficile da comprendere per il pubblico è sulla crisi dei negozi visto il periodo d’oro da cui si viene e la richiesta, sempre molto alte, di biciclette che stiamo vivendo.
Come fa a esserci crisi se il mercato è florido?
In realtà la questione è complessa, non riguarda tutti i negozi, ma la carenza di biciclette da vendere si sta ripercuotendo sul mercato dando una frustata proprio ai negozianti (e, di conseguenza, desta preoccupazione anche alle aziende).
La mancanza di disponibilità delle biciclette ha bloccato tantissimi ordini per molto tempo. Fermando soldi che non rientravano da parte dei clienti. Ordinare qualcosa, per un negoziante, diventa un investimento di cui non si conosce il rientro visto che spesso le aziende chiedono i soldi in anticipo (o almeno una buona parte) e poi non sono in grado di dire i tempi di consegna. Moltissimi negozianti sono rimasti spiazzati per questo e molti lamentano, almeno inizialmente, poca elasticità da parte di aziende con cui lavorano storicamente.
Le cose però, a quanto pare, iniziano a cambiare. L’intervento che abbiamo pubblicato qualche giorno fa da parte di Merida (lo trovate qui) parla proprio di questo. D’altra parte se in questa situazione sono i grandi negozi che programmano per tempo a risultare avvantaggiati, c’è tutto l’interesse a salvaguardare anche la salute dei negozi più piccoli.
Alcuni di questi, grazie all’ottimismo di vendite post lockdown, hanno fatto investimenti, assunto personale, e ora, pur essendo sull’onda di una situazione che potrebbe vederli prosperare, si trovano con il contraccolpo della poca disponibilità economica: i soldi ci sono, ma sono fermi nel meccanismo globalizzato delle vendite che non si riescono a fare (e la richiesta ci sarebbe pure e non cala).
Ecco spiegato il momento particolare in cui ci troviamo. Ovviamente questo è un discorso che coinvolge tutti e si ripercuote sul cliente finale.
Soluzioni a breve termine? Poche al momento. A quanto si dice, stanno arrivando più biciclette dall’Oriente, ma la situazione non è rosea. Si parla ancora di molte fabbriche chiuse (oltre che dell’ormai conosciuto problema dei trasporti che ha contribuito a far lievitare i prezzi) e la preoccupazione rimane.
A lungo termine cosa si può fare? Si parla tanto del “rientro” delle produzioni in Italia, o almeno in Europa, ma chiaramente non è un processo semplice. Anche perché il problema non è più tanto di produzione di telai, quanto di tutto il resto della componentistica che fa di un telaio una bicicletta e al momento dei produttori di componentistica che pensino di spostare la produzione in maniera importante. Perché non avviene questo? Perché impostare delle linee produttive è cosa complessa e richiede investimenti importanti, anche di formazione del personale. E poi ci vuole parecchio tempo; un paio di anni almeno. Chi se la sente di fare un investimento di questo tipo? Ci vorrebbero garanzie politiche, prima di tutto. Ma di queste, al momento, non se ne parla nonostante pure delle sollecitazioni da parte dell’industria.
24 gen 2022 – Riproduzione riservata – ©Cyclinside


































