Lo spunto di questo articolo me lo ha dato una prova di lunga, anzi lunghissima, durata, che per tutta la prima metà di questo 2024 ho fatto con una Orbea Orca la cui recensione la trovate qui.
La bici era inizialmente tutta montata con lo Shimano Ultegra di serie 8100, con una cassetta 12v 11-30 e una guarnitura 52-36.
Con questo allestimento ho pedalato tre mesi, non prima di passare, a inizio gennaio, a un più impegnativo plateau 54-40. Era innestato su un corpo guarnitura Dura-Ace FC R-9200 P che ho utilizzato prima di tutto per effettuare un test su questo powermeter di vertice della gamma Shimano (qui la prova).

In pratica, è la stessa guarnitura che utilizzano quasi tutti i pro rider equipaggiati Shimano. Per loro il rilevatore di potenza è un componente immancabile del corredo tecnico. E sono tutti passati al nuovo allestimento 54-40, dopo aver utilizzato per anni la vecchia combinazione 53-39.
Nel 2021, infatti, al momento del lancio della nuova serie Dura-Ace 9200, Shimano aveva motivato questo incremento di dentatura con il livello qualitativo sempre più alto che caratterizza oggi il mondo “pro”. Avevano parlato di velocità medie (e di punta) sempre più elevate delle corse odierne.
Solo per i professionisti?
È in questo senso che è doveroso ribadire che negli intenti Shimano il 54-40 è allestimento destinato solo ed esclusivamente agli agonisti di vertice. Per gli amatori di buon livello c’è invece il 52-36 e per quelli che badano meno alla prestazione il 50-34.
Il 54-40 del resto calza a pennello se si parla di mondo “prof”, come del resto conferma il fatto che tanti corridori addirittura rimpiazzano il 54 con dei più generosi 55 (il più famoso a fare cos’ è un certo Pogacar), se non con dei 56.
Ma cosa succede, invece, se come nel caso mio il 54/40 lo va ad usare un ciclista amatoriale? È davvero una scelta azzardata? È troppo rispetto alle esigenze e possibilità di un non professionista?
Oltre Shimano: Sram e Campagnolo
Le domande risultano quanto mai attuali, se non altro perché, oltre a Shimano, anche in Casa Campagnolo è stato introdotto l’allestimento 54-39 come soluzione più generosa possibile nel “bouquet” delle guarniture della nuova serie Super Record S. Il nuovo gruppo della Casa italiana, tra l’altro, è tornato al pignone minimo da 11 denti. Tutto diverso rispetto al “fratello maggiore” Super Record WRL che prevede il 50 come corona massima, unita a due opzioni di casetta con pignone minimo da 10 denti
La situazione non cambia di molto anche se esaminiamo l’offerta di serie (quindi senza “scomodare” l’aftermarket) di Sram. Qui, in catalogo, la nuova famiglia Red AXS propone l’altrettanto generoso plateau 50-37. È lo stesso che effettivamente ho provato per un paio di mesi su una Factor O2 VAM, completata con una cassetta 10-33, a 12 velocità.
Bene, il “50” effettivamente è moltiplica che a sentirla pronunciare forse fa meno effetto di un “54”. Se è così è solo perché tanti di noi in testa hanno quel retaggio che non porta a ricordare che in casa Sram (ma in certi casi anche Campagnolo), la trasmissione contempla una cassetta con pignone minimo da 10 denti. Accoppiato ad un 50 produce uno sviluppo metrico superiore anche al 54-11 di Shimano.
Tant’è: anche nel caso di Sram posso dirvi la mia su queste moltipliche così lunghe.
Sempre a proposito di Sram, vale la pena menzionare che la maggior parte dei pro-rider equipaggiati dalla Casa Usa vanno anche oltre il 50-37. Ma scelgono anche il 52-39 come plateau preferito, accoppiandolo quasi sempre ad un 10-33.
Quel vecchio vizio di emulare i campioni
Imitare le scelte tecniche del campione preferito, o più in generale del ciclista di alto livello, è sempre stata attitudine tipica del ciclista amatoriale. Così ha il modo di emulare le sue gesta o, più semplicemente, di immedesimarsi nelle condizioni e situazioni che possono fare al caso di chi il ciclismo lo pratica ad altissimo.
Onestamente anche io sono stato un po’ preso da questa smania quando ho saputo che avrei avuto la possibilità di testare un 54-40 Shimano e poi un 50-37 Sram.
La curiosità era tanta, se non altro perché nei test che ho la fortuna di effettuare per Cyclinside, era parecchio che non tornavo ad utilizzare plateau generosi. L’equipaggiamento più frequente sulle biciclette montate Shimano che arrivano in prova è il cosiddetto semi-compact (52-36) se si considera Shimano o il 48-35 se si parla di Sram.
Prima di dirvi delle sensazioni, però, è doveroso dire che tipo di ciclista sono: sono prossimo a 50 anni, ho una potenza FTP che si aggira tra 290 e 300 watt, peso circa 67 chili e percorro circa 12000 chilometri l’anno, con una certa predilezione per i percorsi ricchi di salita.
Mondo Shimano: le impressioni del 54-40
Iniziamo da Shimano, allora: tabella alla mano, la differenza di sviluppo metrico prodotta da un plateau 54-40 rispetto al “vecchio” 53-39 non è molto significativa
Ipotizzando una cassetta 10-30 e una copertura da 28 mm come quella usata i due estremi sono infatti i seguenti
- 53-11: 10,29 metri
- 54-11: 10,45 metri
- 39-30: 2,77 metri
- 40-30: 2,84 metri
Moltipliche lunghe e nuovi materiali
Insomma, volendo rimanere in un ambito di ciclismo professionistico, il passaggio dal vecchio 53-39 al 54-40 è, a mio modo di vedere, decisamente meno significativo rispetto a quel che il miglioramento tecnico relativo ai materiali ha prodotto negli ultimi anni dal punto di vista aerodinamico, della leggerezza e della rigidità delle bici in uso ai corridori.
Fatte le dovute proporzioni questo discorso è applicabile anche a livello amatoriale: nelle situazioni di alte velocità, ancora meglio quando nelle discese scorrevoli dove hai il modo di continuare a pedalare per tenere alte le medie anche un amatore di buon livello può apprezzare il vantaggio di un “54” soprattutto se utilizza una bici moderna, di quelle le cui caratteristiche di aerodinamica e scorrevolezza sono decisamente migliori rispetto a quelle che il mercato ci poteva mettere a disposizione solo cinque, sei anni fa.
Ma in tutte le altre situazioni, onestamente, anche un 53-39 sarebbe stato altrettanto sufficiente, questo è certo.

Il ragionamento che ho appena fatto ovviamente vale anche se si parla del 50-10 di Casa Sram: ottimo per amatori davvero allenati (e agguerriti) a cui piace tenere “vive” le velocità nelle discese pedalabili.
Unica piccola nota tecnica a margine, in questo senso, è solo quel po’ di rumore che inevitabilmente produce lo scorrimento della catena sul pignone da 10 denti, che avendo un raggio inferiore rispetto all’11 genera qualche frizione in più nella interazione tra le maglie.
Queste a tal proposito, l’intervallo di sviluppo metrico prodotto dalla trasmissione Red AXS che ho provato:
- 50-10: 10,68 metri
- 37-33: 2,39 metri
E le moltipliche minime?
Con l’estensione delle 12 velocità da parte dei gruppi Shimano “road” praticamente tutti i professionisti che utilizzano la componentistica della casa giapponese sono passati ad utilizzare in tutte le corse cui prendono parte la cassetta 11-34, che assieme alla 10-30 è una delle due opzioni possibili per i gruppi di vertice Dura-Ace e Ultegra.
In questo senso fughiamo subito un dubbio: se i prof” usano in maniera estensiva l’11-34 figuriamoci se un amatore anche di buon livello potrebbe solo pensare di accoppiare l’11-34 al plateau 54-40.
Si tratta di una combinazione che non ha praticamente alcun senso a livello amatoriale, impensabile se come nel caso mio si pedala spesso e volentieri su percorsi con salita di diversa lunghezza e pendenza: al massimo il 54-40 unito all’ 11/30 lo si potrebbe consigliare solo a quelli che pedalano (esclusivamente) nelle gare pianeggianti a circuito, dove le moltipliche agili non servono.
Quel che è certo è che l’11-30 lo ho rimpiazzato presto con l’11-34 presente sempre nell’offerta dei gruppi Shimano d’alta gamma: i 2,51 metri che produce il 40-34 in fin dei conti si sono rivelati per me adeguati per affrontare con una cadenza a mio avviso ottimale (65/70 rpm) salite lunghe fino al 7 per cento (ma di certo non oltre).
Questione progressione di scala
Sì, naturalmente, l’11-34 ha una progressione di scala meno lineare dell’11-30, ma in ambito amatoriale (e come abbiamo detto anche professionistico) l’abbinata con un 54-40 produce limiti funzionali decisamente maggiori rispetto a quel che, in salita, può produrre il divario più ampio tra i pignoni, divario che tra l’altro è percepibile solo sugli ultimi tre ingranaggi, e molto meno sui pignoni piccoli che rimangono lineari sostanzialmente su entrambe le cassette della Shimano.
In questo senso l’offerta messa in campo da Sram sul suo reparto di vertice Red AXS è più ricca: sono infatti quattro le cassette possibili nella famiglia Red, tutte quante con pignone minimo da 10 denti ma pignone massimo che può essere da 28, 30, 33 o 36 denti.

Nella fattispecie delle mie prove, comunque, il più agile 37-33 dello Sram Red aveva uno sviluppo metrico inferiore del 40-34 Shimano ed è per questo che mi sento di dire che un allestimento del genere può fare più al caso di un amatore granfondista rispetto a quel che può garantire Shimano, pur se al netto di una moltiplica massima che abbiamo visto essere più lunga e impegnativa rispetto al 54-11 Shimano.
Quella corona da 40 denti
Insomma da quanto detto e scritto finora, si evince che gli argomenti a favore di uno Shimano 54/40 in ambito amatoriale sono oggettivamente limitati; un discorso simile lo si potrebbe fare anche per il 50/37 di Sram Red Axs, se non fosse che in questo caso a rendere il componente più versatile ci pensa la maggiore offerta di cassette disponibili.
Per tornare nello specifico della componenstica del marchio giapponese, però, devo dire che ho trovato inaspettati risvolti funzionali e pratici nella corona interna da 40 denti. In fondo a livello amatoriale può essere una corona interna inedita, nel senso che è oggettivamente la corona interna più generosa tra quelle disponibili sul mercato di serie.
Per questo è la più adatta per offrire una grossa superficie “di coppia” alla catena ed è peraltro forte di una dentatura che, soprattutto in ambito di pratica amatoriale di buon livello, può correggere il vizio frequente di tenere troppo e troppo a lungo la catena sulla corona grande. C’è anche al rischio di produrre incroci di catena poco efficienti in termini di scorrevolezza e angoli di lavoro dei componenti.
Linee di lavoro ottimali per la catena
Anche accoppiato con i pignoni che tendono verso l’ingranaggio piccolo della cassetta, il 40 produce linee di lavoro ottimali della catena, ti dà sempre l’impressione di una pedalata “piena”. Soprattutto produce sviluppi metrici che, a livello amatoriale, sono adatti alla pianura o anche a terreni lievemente ondulati. Va bene in tutte le situazioni in cui ciclisti di quel livello sono spesso tentati a tenere la catena sulla corona grande quando in possesso del più diffuso 52-36. Andrebbe, poi, tenuto conto anche della differenza di attriti favorevole all’utilizzo di ingranaggi più grandi.
Sempre in questo senso e in queste condizioni, il 40 ti dà l’occasione di sfruttare la maggiore linearità di scala che hanno le cassette Shimano sul versante dei pignoni piccoli, predisponendo di più la tanto celebrata agilità e il “colpo” di pedale.




































