L’idea è nata da Bikeitalia: chiedere alla Federciclismo di far correre la Nazionale italiana al Mondiale di domenica con il lutto al braccio. Un gesto semplice, simbolico, per sottolineare un dato che non si può più ignorare: ogni anno sulle strade italiane muoiono migliaia di persone. Tra queste anche centinaia di ciclisti.
Non sono soltanto atleti. Sono persone che usano la bicicletta per allenarsi, per lavorare, per andare a scuola o semplicemente per spostarsi. A volte sono ragazzi.
Come Nicolò, sette anni, morto a Torino mentre andava a scuola in bicicletta, investito da un automobilista distratto su una strada dove la circolazione delle biciclette era prevista e ben segnalata. Oppure come Cesare, adolescente morto pochi giorni fa in provincia di Messina mentre si allenava in bicicletta.
Sono due storie diverse, ma hanno un elemento comune: la bicicletta è diventata il luogo nel quale una persona ha incontrato la violenza di un incidente stradale.

Un gesto per rendere visibili i numeri
Nel 2025 sulle strade italiane sono morte 2.868 persone. Tra queste, quasi 200 ciclisti. Sono numeri che rischiano di diventare statistica proprio perché vengono ripetuti ogni anno.
Ma quelle migliaia di persone non sono statistica. Sono un paese italiano, nemmeno tra i più piccoli, che ogni anno scompare sulle strade. E dentro quel numero ci sono tantissime persone che stavano andando in bicicletta.
La proposta di Bikeitalia, che sottoscriviamo, chiede alla Nazionale di rendere visibile questo problema nel momento in cui il ciclismo italiano avrà gli occhi del mondo addosso.
Non si chiede agli azzurri di risolvere la sicurezza stradale. Ma di portarlo all’attenzione di chi continua a ignorarlo, a considerarlo normale, almeno finché non viene toccato da vicino.
Non solo per chi corre
La Nazionale rappresenta il ciclismo italiano nelle sue competizioni più importanti. Ma il ciclismo italiano non è composto soltanto da chi corre un Mondiale.
È fatto anche di chi prende la bicicletta ogni mattina per andare al lavoro. Di chi accompagna i figli a scuola. Di chi esce ad allenarsi. Di chi pedala nel fine settimana. Di chi ha scelto la bicicletta come mezzo di trasporto.
Nicolò non era un corridore. Cesare invece era in bicicletta per allenarsi. Due situazioni completamente diverse, che però finiscono nello stesso elenco quando arriva il momento di contare le vittime.
Per questo il gesto avrebbe un significato che va oltre il singolo caso.
La guerra che non vediamo
Ogni anno contiamo i morti sulle strade e poi ricominciamo.
Le statistiche vengono pubblicate, commentate per qualche giorno e infine archiviate. La strada torna a quella normalità che produce ogni anno migliaia di vittime.
È una specie di guerra senza immagini di guerra, sirene sporadiche a tagliare il silenzio con troppe persone che non tornano a casa.
Non dobbiamo abituarsi e il “si è sempre fatto così” non può essere una spiegazione sufficiente per accettare una non normalità.
La fascia nera per rendere visibili i morti
Domenica la Nazionale italiana correrà il Mondiale. Sarà una delle grandi vetrine del ciclismo internazionale.
Una fascia nera sul braccio non cambierebbe le strade italiane. Potrebbe però fare una cosa molto semplice: rendere visibili i morti.
Nicolò, Cesare e tutte le persone che ogni anno entrano nelle statistiche degli incidenti stradali non possono essere soltanto numeri.
A questa richiesta si è unita anche Rete Rosa Sicilia – Punto Zero, insieme all’ASD Siracusa Academy Cycling, che ha ricordato Cesare e chiesto che il cordoglio si trasformi in interventi concreti: controlli e sanzioni, strade più sicure, mappatura dei tratti pericolosi e campagne permanenti.
Il punto non è soltanto ricordare chi è non c’è più, ma fare in modo che quei nomi non si aggiungano semplicemente alla lista dell’anno successivo. La fascia nera, in questo senso, potrebbe diventare un segnale per tutti: per chi governa le strade, per chi le percorre e per chi ha la responsabilità di renderle più sicure.































Condivido…un gesto piccolo ma significativo…il minimo che possa fare la fci