Nella telecronaca Rai Bettiol ha calcato la mano sulla differenza di mentalità fra Nord Europa e Italiani-Spagnoli nell’affrontare le gare. Lui che ha vinto un Fiandre lo sa bene. La differenza culturale è enorme e nasce in parte dalle condizioni di gara. In Belgio, Olanda e Francia del Nord si gareggia su strade strette, spesso secondarie. Sono zone rurali passano i trattori che lasciano inevitabilmente qualche zolla di terra sull’asfalto. Questa si va a mischiare con l’acqua e, visto che da quelle parti piove un’ora sì e una no, si ottengono percorsi difficili e scivolosi, dove ogni curva è una mezza sfida. A questo si aggiunge il vento, che magari compare in cima a una “côte”, e spacca il gruppo in diversi pezzi. Ecco perché al Nord si corre davanti. Conviene: si cade meno, si ha visibilità su ciò che accade.
In Italia abbiamo molti direttori sportivi che insegnano ai ragazzi a “non tirare mai”, “stare sulle ruote”. Ora che il ciclismo non è più in mano agli Italiani noi paghiamo dazio, lasciamo davanti super Colbrelli che da solo fa quello che può, mentre gli altri team avevano anche due o tre ragazzi nel gruppo che si è giocato la gara.
Al Nord stanno davanti.
“Davanti” significa dove sta Peter Sagan, che non ha più le gambe di Richmond e degli altri momenti di gloria, ma che è sempre un super corridore. Lui sa correre meglio di tutti. “Davanti” non vuol dire mettersi a tirare a -100 dall’arrivo come fa la nazionale belga. È incredibile come non abbiano imparato nulla dalle Olimpiadi. Rifanno gli stessi errori, sprecano energie a iosa. Tirano con Remco Evenepoel davanti in fuga e tirano in gruppo. Ancora una volta fanno male, a 100 km dall’arrivo, fanno selezione e lasciano il gruppo esausto, condizione perfetta per scatenare gli attacchi degli altri. Nel finale, poi, sono persi, non sanno cosa fare.
E non sono andati nemmeno a podio con il favorito numero uno, Van Aert, che diventerà famoso per le grandi occasioni perse. Lui che vince tutte le gare di avvicinamento al Mondiale e poi resta lì quando parte Alaphilippe, è sembrato non rendersi nemmeno conto di cosa stesse accadendo, è rimasto dietro anche quando il francese scalpitava e prometteva battaglia. In Italia da mesi parliamo del posto di Commissario Tecnico, ma in Belgio dovrebbero veramente far cadere qualche testa. Proprio come l’Olanda: nel ciclismo femminile è la squadra più forte che corre peggio di tutti.
Il Mondiale è stato uno spettacolo immenso grazie a questi ragazzi che non sanno stare a ruota e che non sanno attendere. Ancora non mi è chiaro se chi si stava giocando la gara là davanti non ha ancora capito che ad Alaphilippe non si può concedere nemmeno un metro perché altrimenti lo si ritrova solamente sul podio dopo il traguardo, o se quando Alaphilippe è partito fossero tutti esausti. Perché la reazione degli avversari è stata nulla, remissiva. È il francese che incute talmente paura per darlo già come vincente appena guadagna metri, o è la mancanza delle radioline che crea confusione negli inseguitori?
26 set 2021 – Riproduzione riservata – Cyclinside

































